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Brasile. Diritti delle popolazioni indigene e democrazia

È iniziata il 17 ottobre la campagna “Sangue indigeno: non una goccia di più”, che vede una delegazione costituita da leader indigeni del Brasile visitare 12 paesi europei al fine di denunciare le gravi violazioni dei diritti delle popolazioni indigene brasiliane, in aumento dall'inizio del mandato del Presidente Jair Bolsonaro.
Guidata dall'APIB -Articulação dos Povos Indígenas do Brasil- (Articolazione dei popoli indigeni del Brasile) in collaborazione con le organizzazioni della società civile intende far pressione sul governo brasiliano e sulle aziende del settore agroalimentare affinché rispettino gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici e sui diritti umani sottoscritti dal Brasile, tra cui l'Accordo di Parigi, la Convenzione ILO 169 che, attualmente, costituisce l'unico strumento legislativo internazionale di protezione dei diritti dei popoli indigeni, essenziali alla loro sopravvivenza, tra cui i diritti sulle terre ancestrali e il diritto di decidere autonomamente del proprio futuro, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Popolazioni Indigene e la Dichiarazione di New York sulle Foreste.
La delegazione, formata da Sonia Guajajara, Nara Baré, Alberto Terena, Angela Kaxuyana, Celia Xakriabá, Dinaman Tuxá, Elizeu Guarani Kaiowá, e Kretã Kaingang viaggerà per l'Europa fino al 20 novembre. Si pianifica di creare importanti opportunità di dialogo, facendo appello ai cittadini europei affinché intraprendano azioni politiche efficaci e attirino l'attenzione mondiale sulle gravi violazioni perpetrate in Brasile, oltre a informare le autorità e l'opinione pubblica dell'impatto che si cela dietro i prodotti brasiliani provenienti da aree di conflitto o dai territori indigeni.

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Membri dell'articolazione indigena brasiliana in visita a Roma

Come dichiarato dalle figure di spicco della delegazione

si tratterà di una campagna di dialogo, pressione, denuncia, divulgazione e sensibilizzazione della società europea in merito alla situazione che le popolazioni indigene vivono in Brasile sulla propria pelle: una realtà che costituisce una minaccia per la vita dei popoli della foresta e dell'intero pianeta

La prima tappa del viaggio è stata in Vaticano, dove i leader indigeni hanno presenziato al Sinodo per la regione pan-amazzonica inaugurato il 6 ottobre da Papa Francesco, che in tale occasione ha chiesto rispetto per le culture indigene e messo in guardia contro la “colonizzazione ideologica” distruttiva o riduttiva. L'agenda della delegazione ha toccato poi l'Italia (Torino, Bologna), la Germania (Berlino, Monaco), la Svezia (Stoccolma), la Norvegia (Oslo), i Paesi Bassi (Amsterdam), il Belgio (Bruxelles) e proseguirà con programmi di sensibilizzazione in Svizzera (Ginevra, Berna), Francia (Parigi), Portogallo (Lisbona), Regno Unito (Londra), per concludersi in Spagna (Madrid, Barcellona e Valencia).

Dialogo inter-spirituale e attività di sensibilizzazione

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Incontro tra uno dei leader indigeni e Papa Francesco. Vaticano

Il primo territorio di azione della delegazione indigena è stato il Vaticano, dove, nel quadro delle attività organizzate in occasione del Sinodo pan-amazzonico, è avvenuto l'incontro tra due realtà: quella ecclesiastica e quella nativa-tradizionale.
Storicamente, il primo contatto ebbe luogo nel periodo della colonizzazione delle Americhe, durante il quale, come dimostra lo storico Francismar Alex Lopes de Carvalho, la Chiesa ebbe un ruolo centrale. Nel momento in cui si scoprì l'esistenza del territorio americano, l'Istituzione arrivò a concludere che, conseguentemente alla cristianizzazione del Vecchio Continente, il demonio si fosse rifugiato nel Nuovo Mondo e sarebbe stato da sconfiggere attraverso la conversione delle anime selvagge degli indigeni. La catechizzazione venne loro imposta dai padri europei, e si fossilizzò nella loro cultura attraverso un processo di riadattamento, conclusosi in un forzato processo di “dialogo interculturale". In generale si può parlare di un'azione di dominio da parte della Chiesa, salvo rare eccezioni tra le quali vale la pena ricordare la Teologia della Liberazione che proprio in Brasile ha avuto una grande importanza.

A cavallo tra gli anni 60 e 70 del Novecento, numerose terre ancestrali indigene iniziarono a subire delle trasformazioni radicali a causa dell'invasione e stanziamento delle aziende di agrobusiness e l'inizio delle attività di deforestazione in territorio amazzonico. Oltre ad una modificazione fisica ambientale, accentuata anche da processi di urbanizzazione, si assistette ad una trasformazione dell'atmosfera culturale e spirituale propria alle popolazioni indigene, anche sotto il peso dell'azione predicatrice (finalizzata alla purificazione) dei missionari evangelici che si insediarono permanentemente nelle zone in questione.
Non privo di paradossi si presenta quindi l'incontro tra la Chiesa e il mondo tradizionale indigeno.
Per gli indigeni incontrarsi con il Papa è una grande occasione di visibilità nella ricerca di protezione rispetto alla devastazione socio-ambientale in atto non solo in Amazzonia.
Per la Chiesa di Francesco l'incontro fa parte della grande operazione di promozione della Chiesa di Roma come difensora dei deboli e dell'unità del creato. Non va dimenticato infatti che in particolare in America Latina in questo periodo c'è una forte propagazione delle chiese che si possono definire "evangeliche", oltre che di culti come quello dei "Testimoni di Geova" a scapito della chiesa cattolica "doc". Numerosi esperti traducono il tutto in cifre: i cattolici latinoamericani sono scesi al 69% della popolazione totale, mentre gli evangelici nel loro insieme sono saliti al 19% e giocano un ruolo sempre più importante anche come attori politici.
Il che spiega perchè la Casa madre romana, con il suo capo Francesco abbia tutto l'interesse a riproporsi come punto di riferimento nel continente.

Il viaggio della delegazione indigena in Italia ha toccato differenti spazi sociali, tra cui gli ambienti universitari di Torino e Bologna, all'interno dei quali giovani studenti, attivisti e docenti hanno avuto l'occasione di ascoltare le testimonianze portate dalle popolazioni brasiliane.

Il nostro sangue è quello che scorre nelle terre invase dall'industria dell'agro business, che incendia migliaia di ettari terreno e ci fa scappare per impossessarsi delle coltivazioni di soia che arriva in quantità elevate qui in Europa. Voi potreste darci un grande aiuto smettendo di foraggiare questo mercato omicida

ha dichiarato il presidente esecutivo dell'APIB Alberto Terena. A dare un importante contributo è stata anche Angela Kaxuyana della COIAB - Coordenação das Organizações dos Indígenas Amazônia Brasileira – che ha voluto precisare all'audience che il nome della campagna di sensibilizzazione non è una metafora. Gli incendi sono reali, criminosi e ad essere in pericolo sono soprattutto i gruppi indigeni in isolamento volontario. La mancata demarcazione delle terre ancestrali mette a rischio la vita di 103 popoli isolati e lascia che le attività di estrazione petrolifera e mineraria, la deforestazione e la costruzione di impianti idroelettrici prendano piede indisturbate.
“Difendere i territori indigeni significa garantire la sopravvivenza dell'umanità”.

Panoramica del contesto brasiliano

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Il Presidente Jair Bolsonaro e i suoi collaboratori

Il Brasile ospita una delle maggiori comunità indigene del pianeta, erede diretta dei popoli che, per primi, si stabilirono nel continente. L'ultimo censimento disponibile, risalente al 2010, riporta la presenza di più di 800mila individui, organizzati in 305 diverse etnie sparpagliate tra i centri urbani, l'entroterra del Paese e le zone più inaccessibili della Foresta amazzonica. Gli indios brasiliani sono i custodi di oltre 270 idiomi locali, precedenti l'avvento del portoghese; di questi, il 17% comunica esclusivamente con il proprio dialetto tradizionale, mentre la restante parte conosce anche la lingua dei conquistadores. Nel tempo sono stati registrati circa 70 casi di tribù isolate che, per libera scelta o per costrizioni che risiedono in un mondo a loro estraneo, non sono mai entrate in contatto con l'uomo contemporaneo.

Dall'inizio del Cinquecento alla metà del Novecento, gli indigeni sul territorio brasiliano sono passati dall'essere tre milioni ad appena 70 mila.

Come dichiara Survival International, le atrocità commesse sulla pelle dei nativi brasiliani nel periodo che va dagli anni 40 agli anni 60 del Novecento non solo per mano dei latifondisti, ma con la collaborazione del governativo SPI –Servizio di Protezione dell'Indigeno- sotto il controllo del Ministero dell'Agricoltura, sono raccolte del Rapporto Figueiredo, un documento di 7000 pagine commissionato dal Ministro degli Interni nel 1967. Il report, commissionato dal procuratore Jade de Figueiredo Correia, è stato ritrovato di recente (si è sempre sostenuto fosse andato distrutto in un incendio, affermazione che probabilmente sottintendeva una manovra di offuscamento messa in atto dalla dittatura) e al suo interno è possibile reperire dichiarazioni a proposito degli omicidi di massa, torture, stupri, pratiche di schiavitù e possesso illecito di terreni perpetrati ai danni dei popoli indigeni brasiliani. Nel periodo in questione, conseguentemente, alcune tribù furono sterminate, mentre altre decimate, come già Norman Lewis affermava nel suo reportage Genocide, pubblicato nel 1969. Fu da allora che si portò all'attenzione internazionale la questione indigena.

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Due genitori indigeni piangono la morte della figlia

Le fondamenta per la preservazione della vita dei popoli indigeni furono poste con la fine della dittatura e la stesura della Costituzione del 1988, che contiene istanze per la difesa delle comunità e la demarcazione dei loro territori ancestrali. Nonostante questo, i vari governi che si succedettero dal periodo post-dittatoriale sino ad oggi, non hanno mai realmente tenuto conto della presenza indigena in territorio amazzonico e nel resto del paese, mettendo in atto politiche economiche e ambientali che si inscrivono in un'ottica di noncuranza dei diritti della foresta e delle popolazioni indigene che la abitano.
Con la salita al potere della forza politica ultraconservatrice di Jair Bolsonaro avvenuta il 1° gennaio dell'anno corrente, i principali attori che storicamente minano la preservazione dei diritti dei popoli indigeni hanno acquisito seguito e possibilità di azione.

L'ala più conservatrice del Parlamento brasiliano che sostiene Bolsonaro è infatti composta da evangelici, grandi allevatori e sostenitori della liberalizzazione delle armi da fuoco

Azione immediata all'inizio del mandato è stata l'attribuzione al ministero dell'Agricoltura del compito di identificare e assegnare i territori delle riserve indigene, oltre che la realizzazione del passaggio della FUNAI - Fondazione Nazionale dell'Indigeno – maggior ente statale di protezione degli indios dal controllo del ministero della Giustizia a quello della Donna, della Famiglia e dei Diritti Umani, presieduto da Damares Alves, avvocata e pastore evangelista protagonista nelle indagini riguardanti la storia del rapimento di una bambina indigena, che sarebbe avvenuta a sua mano e che la stessa avrebbe poi cresciuto come una figlia. Nel mese di luglio la donna ha inoltre riformato la struttura dell'organizzazione, ponendo alla sua presidenza il delegato della Polizia Federale Marcelo Augusto Xavier da Silva il quale, non a caso, è Assessore della Bancada Ruralista, fronte parlamentare che incarna e attua gli interessi dei latifondisti.
Sebbene la presidenza Bolsonaro sia al governo da meno di un anno, le azioni repressive perpetrate nei confronti delle minoranze, specialmente i ripetuti attacchi alla libertà e ai diritti costituzionali dei popoli indigeni, sono state molto forti, il che non stupisce dal momento che l'agenda e il piano ideologico dell'attuale presidente sono chiari sin dal periodo di transizione dal governo precedente. Alcune delle dichiarazioni che l'ex capitano dell'esercito ha rilasciato nel tempo risultano preoccupanti e incarnanti un'ideologia di estrema destra, che richiamerebbe un'atmosfera propria alle dittature:

in occasione della giornata delle Donne nel 2017 dichiara che “Dobbiamo farla finita con questa lagna del femminicidio. C'è solo l'omicidio e io infilerei un'arma in tutte le cinture”

riferendosi alla dittatura brasiliana “Il più grosso errore è stato torturare gli oppositori invece che ucciderli”

sulle possibilità di avere un figlio omosessuale afferma “Preferirei un figlio morto, piuttosto. Ma i miei non corrono questo pericolo, sono stati educati come si deve. Con un padre presente il problema non si pone”

e infine, a proposito degli indios “È un peccato che la cavalleria brasiliana non sia stata efficiente quanto quella americana nello sterminare i suoi Indiani” e ancora “Li integreremo nella società. Proprio come l'esercito, che ha fatto un ottimo lavoro incorporando gli Indiani nelle forze armate”.

Ci si chiede quindi in quali fette della popolazione brasiliana Bolsonaro riesca a trovare legittimazione alle proprie idee e ai provvedimenti presi fino ad ora e soprattutto quali siano le forze in gioco in posizione di avversità rispetto al riconoscimento dei diritti dei gruppi indigeni. La prima di queste è identificabile nella Bancada Ruralista, la quale, ponendosi da sempre ostile alla demarcazione dei territori ancestrali indigeni, influenza le scelte politiche del paese, oltre a favorire in alcune zone le invasioni e le violenze perpetrate da funzionari dell'agrobusiness, allevatori, estrattori di minerali e lavoratori dediti alle operazioni di deforestazione. Il riconoscimento di queste aree infatti ne limiterebbe lo spazio di azione. Altre due forze a supporto delle politiche conservatrici sono l'esercito dei nazionalisti, che temono l'intervento dell'ONU e delle ONG in territorio amazzonico e le più radicali Chiese Evangeliche, la cui visione dipinge gli Indios in quanto peccatori che rischierebbero di vedere la propria anima dannata se non venissero soccorsi dall'azione missionaria. Le azioni di questi gruppi religiosi vengono legittimate attraverso un'operazione di diffusione di informazioni distorte riguardo ad alcune pratiche che l'immaginario stereotipato associa agli indigeni, ad esempio l'infanticidio o il cannibalismo.

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Ex-sciamano costretto all'evangelizzazione. Copertina del film documentario brasiliano Ex-Pajé

Nel Report sulla Violenza Contro i Popoli Indigeni del 2018, pubblicato dal CIMI - Consiglio Indigenista Missionario – si afferma che in Brasile l'istituzionalizzazione della violenza è una pratica di governo.

I popoli indigeni sono vittime dello Stato poiché, attraverso le istituzioni che rappresentano e esercitano il potere politico, amministrativo, giuridico e legislativo, esso attua, tenendo in conto esclusivamente gli interessi economici, e non quelli individuali, collettivi, culturali, sociali o ambientali. La gestione pubblica risulta parziale, dal momento che essa si inscrive nella logica della proprietà privata, contrapponendosi alla vita, al benessere e alla dignità umana

Da diverse decadi, la violenza contro gli indios è direttamente collegata agli incentivi dati dal governo brasiliano a gruppi politici associati a compagnie economiche transnazionali. Per fare questo, è stato necessario allineare il potere pubblico ad un modello di gestione impresaria, al fine di porre le basi per una deregolamentazione delle leggi che proteggono gli individui e l'ambiente, per dare spazio di azione e esplorazione ai “consumatori del prodotto”, che è il primo principio della visione neoliberista.
Il report contiene anche dati che fanno riferimento all'anno 2019 che, seppur parziali e preliminari, svelano un aumento allarmante nei casi di invasione delle terre indigene, sfruttamento illegale di risorse naturali e svariati danni al patrimonio dei gruppi indigeni. Quello che emerge dall'analisi degli esperti del CIMI è che nell'arco di nove mesi dall'inizio dell'anno corrente si contano 160 casi di invasione in 153 terre indigene, in 19 stati. Questo è allarmante tenendo conto che nell'intero arco del 2018 i casi contati erano 111, in 76 aree e 13 stati.

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Proteste indigene in Brasile

La lotta e resistenza che la delegazione di leader indigeni porta avanti anche attraverso la campagna Sangue Indigena Nenhuma MaisGota! si inscrive quindi in un contesto che oscilla tra gli interessi economici, la crescita neoliberista e la violenza.
Per queste ragioni è di fondamentale importanza lanciare un grido di allerta, anche se per farlo risulta necessario scendere a compromessi con la stessa società che i problemi li ha creati, utilizzando inoltre mezzi e pratiche non consone alla propria cultura. L'Amazzonia, in questo nuovo ciclo di colonialismo finanziario che utilizza tecnologie potenzialmente molto più distruttive di quelle usate in passato, non può essere convertita in una macchina del denaro, e i popoli indigeni sono qui per insegnarci come curarla, preservarla ed evitare di ferirla, perché questo è possibile farlo anche da lontano.

La storia della nostra esistenza è la storia della tragedia di questo modello di civiltà che colloca il profitto al di sopra della vita. Siamo resistenza viva, mai negli ultimi 519 anni abbiamo abbassato la testa di fronte agli uomini armati che volevano dirci quale fosse il nostro posto, men che meno ora. Marceremo, con la forza della nostra cultura ancestrale contro gli attacchi che stiamo subendo.
Dite ai popoli di avanzare!

ha dichiarato la leader indigena Sonia Guajajara. Sta a noi essere in grado di ascoltare questo grido e agire conseguentemente.

Commissione degli Affari Esteri. Tutela dei diritti umani, audizione di rappresentanti dei popoli dell'Amazzonia

Articolo a cura di Damiano Giunta

A Padova Walking Sounds Tour #2

Densa di appuntamenti, dal 31 ottobre al 6 novembre 2019, la seconda edizione di Walking Sounds Tour, dopo la prima visita dei musicisti iracheni nel 2018.

La delegazione irachena quest'anno era composta da Saman Karem, Niwar Issa, Zhalian K. Amed e Mohammed Abdullah. Sono i i quattri fondatori insieme al musicista padovano Luca Chiavinato dell'ONG Walking Art, culture & heritage, nonche componenti dell'Ensemble Mshakht, ora composta da più di 150 tra ragazze e ragazzi con sei sedi operative in tutto il paese.

La nascita dell'ONG con sede a Baghdad ed operativa nell'intero Iraq, annunciata l'anno scorso, è ora diventata realtà a dimostrazione della determinazione e volontà di tante ragazze e ragazzi nel voler valorizzare i linguaggi artistici come spazio di coesione sociale e di allargamento di diritti e libertà per tutte e tutti.

Durante il Tour si sono intrecciate attività musicali ed artistiche con momenti di riflessione ed approfondimento sia sulla situazione in Iraq, alla luce delle proteste in atto in tutto il paese, sia sulla situazione nell'intera area ed in particolare nella Siria del Nord Est, dopo l'attacco militare del governo turco di Erdogan.

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Incontro di benvenuto presso il Comune di Padova

All'arrivo a Padova la delegazione è stata accolta dall'Assessora alla Cooperazione Internazionale Francesca Benciolini.
Il Comune di Padova è impegnato all'interno della Rete dei Municipi Senza Frontiere all'interno dell'ANCI proprio nel continuare e rafforzare i rapporti con le municipalità dell'area sia nel Kurdistan iracheno che nella Sira del Nord Est.
Da parte dell'Assessorato alla Cooperazione c'è un costante impegno nel valorizzare le relazioni sempre più ampie e varie che anche attraverso l'arte connettono Padova a questa parte di mondo.

Durante l'incontro gli ospiti hanno aggiornato sulla situazione nel Kurdistan iracheno, dove stanno arrivando migliaia di persone per sfuggire all'avanzata militare turca. Una specie di drammatico deja vu: proprio le persone, le famiglie, le comunità che da poco avevano potuto tornare a casa nella Siria del Nord Est, dopo aver vissuto come rifugiati nel Kurdistan iracheno insieme agli sfollati interni iracheni causati dall'avanzata di Daesh, adesso sono costretti a riattraversare il confine, a ridiventare profughi.

Continuare e allargare la collaborazione tra amministrazioni, come Padova, con le municipalità del Kurdistan Iracheno e della Siria del Nord Est e con le realtà della società civile diventa particolarmente importante, proprio in un momento in cui di nuovo soffiano venti di guerra nell'intera regione.

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Incontro alla Libreria delle donne

Il primo incontro pubblico del Tour si è svolto presso Lìbrati. La Libreria delle donne di Padova.
Si è trattato di un interessante approfondimento, anche storico, per capire la complessità geopolitica e come, nelle varie epoche, gli interessi di potenze regionali ed internazionali abbiano pesato costantemente sulla presenza delle molte comunità, diverse per etnia e religione.

E' importante poter scorrere la storia attraverso un punto di vista altro, di chi vive in Mesopotamia. E' un approfondimento utile a tutti noi perchè, nel tempo della globalizzazione delle relazioni economiche e di potere, i destini sono collegati e quel che accade in un relativo lontano ha ripercussioni continue anche nella nostra dimensione.

Questo sia da un punto di vista delle conseguenze immediate come i movimenti migratori ma anche per la costante costruzione di immaginari e narrazioni distorte, basati sull'ignoranza delle reali dinamiche storiche.
Una sorte di nebbia che, proprio in questa nostra contemporaneità, viene utilizzata ovunque per alimentare torsioni reazionarie e identitarie.

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Proteste in Iraq

Il momento di approfondimento è servito per iniziare a capire quel che sta succedendo in Iraq con le proteste in atto ormai da diverse settimane contro la corruzione e per chiedere un cambiamento di sistema.

Proteste, che come raccontato dalle reti delle associazioni della società civile che agiscono all'interno dell'ICCSI (Iraqi Civil Society Solidarity Initiative) hanno un carattere pacifico e di forte presenza giovanile, ma che sono state colpite dalla repressione violenta non solo degli apparati polizieschi ma anche dall'agire di varie milizie presenti nel paese, con un bilancio di diverse centinaia di morti e moltissimi feriti.
Proprio in questi giorno anche in Italia è stato lanciato un appello in sintonia con le altre realtà internazionali per denunciare la repressione, appoggiare e non lasciare solo chi oggi manifesta in tutto il paese per costruire un nuovo Iraq #Save_the_Iraqi _People.

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Concerto Barco Teatro

La seconda tappa si è svolta in una location particolare lo splendido Barco Teatro, nel cuore della città.
Sul palco insieme ai quattro musicisti di Mshakt il quartetto New Lanscape composto da Luca Chiavinato, Silvia Rinaldi, Francesco Ganassin e Sergio Marchesini. Sono i musicisti italiani che hanno accompagnato la realizzazione del Cd Walking Sounds.
Una esibizione di qualità, come racconta Alessio Surian nell'articolo per BlogFolk,, salutata dai lunghi applausi del pubblico.
Un cammino di collaborazione che si fa sempre più stretto e che si spera il prossimo anno possa portare ad una nuova incisione ancora più collettiva.

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Laboratorio ai Carichi sospesi

Terza tappa presso ilCircolo culturale Carichi sospesi per un Laboratorio comune tra i musicisti iracheni con i gruppi padovani di Arte Migrante e della Murga.
Il Laboratorio coordinato da Niwar Issa è stata una bellissima occasione di scambio ed anche di condivisione.

L'improvvisazione intesa come un dialogo, non un'arena in cui apparire a forza, per creare uno spazio comune in cui le attitudini dei singoli vengono messe a valore in uno spartito creato assieme

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A conclusione l'esibizione corale si è chiusa con canti e balli. Una bella giornata in un clima disteso e d'amicizia che dimostra come la musica crei relazioni, oltre il linguaggio delle parole.

La delegazione irachena durante la permanenza a Padova si è incontrata con studentesse e studenti dell'Università e di istituti superiori.
All'Università ospitati dai corsi di Laurea magistrale in Innovazione e servizi sociali – Corso di dinamiche comunicative, English as a global language, Master Human Rights and Multi-level Governance i componenti della delegazioni hanno raccontato la loro esperienza, il perchè si è voluto far nascere l'ONG Walking Art.

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Università a Padova

Si sono poi soffermati sugli scenari attuali delle proteste in Iraq che stanno chiedendo la fine della corruzione ed un cambio di sistema.
Molte sono state le domande fatte dalle giovani e dai giovani universitari presenti, in molti casi stranieri che si trovano a Padova per studiare: il ruolo delle Ong in contesti di guerra, il valore attuale dei diritti umani, come utilizzare i linguaggi artistici nell'azione sociale, le mobilitazioni per le donne.
Una raffica di quesiti che hanno trasformato gli incontri in un reale scambio arricchito proprio dalle diverse provenienze geografiche.
A dimostrazione che pur nelle diversità molte questioni e preoccupazioni per il futuro sono condivise da tutte le nuove generazioni.

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Università a Padova

Negli incontri Zhalian K. Amed ha parlato delle iniziative che si stanno portando avanti per rafforzare i diritti delle donne e la partecipazione femminile ad ogni livello nella società, contrastando fenomeni di violenza e discriminazione, coperti molte volte con le tradizioni e l'uso della religione.

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Liceo Selvatico

Al Liceo artistico Selvatico l'incontro oltre che sull'attualità si è incentrato sulla storia antica della culla dell'umanità, su simboli e iconografie del ricco patrimonio archeologico dell'Iraq.
Una conoscenza utile per le studentesse e gli studenti dell'Istituto, che da tempo collabora con l'Associazione Ya Basta creando nei laboratori prodotti, che proprio quest'anno si inspireranno all'arte mesopotamica, dopo una prima esperienza dedicata all'arte maya, e che poi verranno esposti nella sede dell'Associazione per raccogliere fondi a sostegno di progetti di solidarietà internazionale.

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Liceo musicale Marchesi

Al Liceo musicale Marchesi l'incontro si è sviluppato come Laboratorio collettivo con la partecipazione di numerosissimi allievi e allieve che, coordinati da Niwar Isa, hanno contaminato sonorità occidentali con le note del mondo arabo e persiano, creando una suggestiva sinergia.

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Serata a Ponterotto

Lunedi sera la delegazione irachena è stata ospite degli spazi comunali a Ponterotto gestiti da B.L.C. Asahi Dojo - Padova. Una vivace esperienza in un quartiere definito periferia di Padova.
L'incontro con la partecipazione di cittadine e cittadini del quartiere è stata un'occasione molto piacevole di socialità, dove ancora una volta le barriere delle diverse provenienze, si sono sciolte tra la musica e gli assaggi di cucina araba. Per gli ospiti iracheni si è trattato di un “tornare a casa”, alle esperienze di lavoro di base, di rafforzamento della coesione sociale tra comunità che hanno portato alla nascita dell'ONG Walking Arts. In Iraq infatti i concerti, i laboratori, gli incontri che i giovani musicisti realizzano sono un'esperienza concreta di come i linguaggi artistici possono veicolare nuove relazioni sociali.

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Serata presso la sede pensante di Coalizione civica Padova

La visita a Padova si è conclusa con una serata ospitata nella sede pensate di Coalizione civica dedicata a raccogliere fondi per la campagna di Un ponte Emergenza Nord est Siria a favore della popolazione civile per sostenere le attività sanitarie in collaborazione con la Mezzaluna Rossa Curda.
La serata è stata l'occasione per denunciare cosa sta succedendo adesso nella Siria del Nord Est, dove l'avanzata militare turca ha di nuovo devastato la vita di migliaia di uomini e donne, che faticosamente nel dramma della guerra siriana, dopo aver conquistato la liberazione dall'Isis, stavano ricominciando a vivere, a ricostruire attraverso il percorso del Confederalismo democratico una convivenza sociale tra le molte comunità diverse presenti nella zona.

Alla avanzata militare turca è seguito il macabro balletto dei tanti poteri regionali, internazionali, vecchi e nuovi, l'America di Trump, la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan, l'Iran degli Ayatollah, la Siria di Assad, l'Arabia Saudita dei Principi, l'Europa dei poteri forti, che non esitano ad alimentare guerre e conflitti, in un contorto gioco di alleanze mutabili a seconda degli interessi del momento.

E chi vive in questo pezzo di mondo, culla dell'umanità, come in molte altri parti del pianeta, si ritrova ostaggio di queste logiche di morte, armate dal mercato mondiale delle armi, in cui si usa ogni mezzo per alimentare il fuoco delle guerre, dalla religione all'appartenenza etnica.

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Poster Comics from Iraq

Durante tutte le iniziative è stato distribuito Poster Comics Iraq che raccoglie storie a fumetti realizzate durante i Laboratori a cura del fumettista padovano Claudio Calia, svoltesi in Iraq in collaborazione con Karge Comics Studio per lo sviluppo della Scuola Comics Irachena.

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Concerto a Mogliano Veneto

La visita in Veneto della delegazione irachena, prima della partenza per le altre tappe italiane, si è conclusa con la visita al Conservatorio di Venezia per immaginare nuove collaborazioni musicali e la serata a Mogliano Veneto in collaborazione con Officina 31021 che ha confermato anche quest'anno il legame tra la comunità moglianese e l'Iraq.

Il cammino che lega Padova, Mogliano Veneto all'Iraq è fatto da tanti tasselli e nuovi passi si possono compiere insieme.

Iniziativa con il contributo del Comune di Padova - Assessorato alla Cooperazione Internazionale
All'interno del Tavolo delle associazioni di cooperazione internazionale del Comune di Padova.
Obiettivi globali per lo sviluppo sostenibili 2015/2030: 16 Promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, garantire a tutti l'accesso alla giustizia, realizzare istituzioni effettive, responsabili e inclusive a tutti i livelli.
Partner di Walking Arts #2

Fondazione Charlemagne Ha come missione la promozione dei diritti e opera anche in Iraq. Contribuirà al Tour Nazionale dei musicisti iracheni di Walking Arts.

Un Ponte Per Associazione impegnata da sempre in Iraq e collabora attraverso il suo Comitato Locale con l'Associazione Ya Basta. Contribuirà al Tour Nazionale dei musicisti iracheni di Walking Arts.

Oblò APS E' un'associazione di promozione del fumetto indipendente, attraverso la realizzazione di pubblicazioni e laboratori.

Walking Arts ONG con sede a Karrada/Baghdad. Nata per promuovere i linguaggi artistici nel favorire la coesione sociale e le nuove professionalità. I suoi fondatori saranno la delegazione che visiterà la città e l'ONG valorizzerà in Iraq lo scambio con Padova.

Dichiarazione CNI-CIG ed EZLN sulle recenti aggressioni.

Dichiarazione congiunta del CNI-CIG ed EZLN sulle recenti aggressioni dei capitalisti, dei loro governi e cartelli, contro i popoli originari del Messico   Ai popoli del mondo Alle Reti di Resistenza e Ribellione Alla Sexta Nazionale e Internazionale Ai mezzi di comunicazione   Noi popoli, nazioni, tribù e quartieri del Congresso Nazionale Indigeno – Consiglio […]

EZLN: Invito al Combo per la Vita.

COMMISSIONE SEXTA DELL’EZLN Messico Novembre 2019   Alle donne che lottano in tutto il mondo: Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo: Alla Sexta Nazionale e Internazionale. Alle Reti in Resistenza e Ribellione o come si chiamino: A chiunque si senta convocat@ alle attività:   Compagne, compagni, compagnei: Sorelle, fratelli, hermanoas:   La Commissione Sexta […]

Liberan al preso político Miguel Peralta; responsabiliza a diputada de Morena

15 de octubre 2019 (huellas.mx).- El antropólogo mazateco, Miguel Peralta Betanzos, después de más de 4 años en prisión y 26 días en huelga de hambre, fue liberado en la madrugada de este martes, después de que un juez desestimara las evidencias en su contra. Miguel Peralta, se había convertido en uno de los presos ...

Raul Zibechi sulle attuali rivolte latinoamericane.

Il diluvio è così forte che offusca la vista. Intervista a Raúl Zibechi sulle attuali rivolte latinoamericane 30/10/2019 Delle attuali rivolte latinoamericane, del ruolo dei popoli indigeni, dei giovani e delle donne, del ruolo degli Stati Uniti, delle elezioni in Bolivia e in Argentina, della congiuntura in Messico, dell’ultra-destra e di ciò che segue per […]

Con Zerocalcare si apre la raccolta fondi per le comunità zapatiste

“Qui siamo, siamo zapatisti. Perché ci vedessero ci siamo coperti il volto, perché ci nominassero abbiamo negato il nostro nome. Scommettiamo il presente per avere futuro e per vivere moriamo. Siamo zapatisti, in maggioranza indigeni di stirpe maya. Non ci vendiamo, non ci arrendiamo e non zoppichiamo.
Siamo ribellione e resistenza. Siamo una delle tante mazze che romperanno i muri, uno dei tanti venti che spazzeranno la terra, e uno dei tanti semi dai quali nasceranno altri mondi.
Siamo l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.”

Comunicato EZLN - Abbiamo rotto l'accerchiamento - Agosto 2019

Nell'agosto 2019 gli zapatisti annunciano la nascita di nuovi Centri di Resistenza Autonoma e Rebeldia Zapatista (CRAREZ), creando sette nuovi Caracoles, sedi delle Giunte di Buongoverno, e quattro nuovi Municipi Autonomi, come risposta all'accerchiamento militare portato avanti dalla Guardia Nazionale dispiegata in Chiapas dal nuovo governo, pseudo progressista, di Andres Manuel Lopez Obrador,

Per sostenere i nuovi Centri e l'autonomia zapatista abbiamo chiesto la collaborazione di artisti italiani nella raccolta fondi.

Primo artista ad accogliere questo appello è stato Zerocalcare che ha donato un disegno dedicato agli zapatisti.

I soldi ricavati con questa iniziativa andranno alle comunità indigene dell'EZLN in Chiapas, Messico.

SOSTENIAMO L'AUTONOMIA ZAPATISTA

Trovi:

Taccuino tascabile – formato A6 – 96 fogli righe - 8 euro
Quaderno – formato A5 – 240 fogli bianchi - 15 euro
Tazza Mug – 330 ml – ceramica - 12 euro

Presso:

Associazione Ya Basta - Caminantes – Via Barbarigo 49 Padova tel. 049830969 mail padova@yabasta.it
Cooperazione Rebelde Napoli – tel. 3357888115 - Napoli
Associazione Ya Basta Bologna - Centro sociale Tpo Via Casarini 17/4 Bologna mail yabasta.bologna@gmail.com

SE NON PUOI RAGGIUNGERCI TI SPEDIAMO NOI QUELLO CHE VUOI

Invia una mail con i recapiti per la spedizione a padova@yabasta.it

Costo 10 euro. (8 + 2 spese postali) per taccuino tascabile
Costo 17 euro (15 + 2 spese postali) per quaderno
Per la spedizione delle tazze i costi dipendono dalla formula scelta per l'invio

Pagabili :
- presso il conto corrente Banca Popolare Etica intestato Associazione Ya Basta - Onlus IT76D0501812101000011007374 con la causale: Donazione zapatisti

- tramite il nostro conto Paypal - Donazione zapatisti

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Quaderni e taccuini Zerocalcare

Dal 1994, quando apparvero sulla scena mondiale con un'insurrezione armata, gli zapatisti hanno costruito un inedito percorso di autogoverno ed autonomia.
Attraverso i Municipi Autonomi, le Giunte del Buongoverno le comunità zapatiste amministrano in forma indipendente la vita sociale: salute, educazione, produzione, giustizia, e comunicazione e tanto altro.

Un cammino non facile, costruito giorno dopo giorno, confrontandosi con mille contraddizioni e scontrandosi con i costanti attacchi dei vari Governi messicani che si sono susseguiti: dall'uso criminale dei gruppi paramilitari alla militarizzazione dell'intera regione, accompagnata dalle false promesse racchiuse nei “programmi di sviluppo” per gli indigeni.

E' un percorso che parte dal basso, coinvolgente, che oggi giovani ragazze e ragazzi, cresciuti negli anni dopo il 1994, nel pieno del processo di costruzione autonoma, continuano da protagonisti sulla strada aperta in quel ormai lontano 1 gennaio del 1994.

Le donne sono sempre state in prima fila, cambiando radicalmente le relazioni in un contesto in cui se è difficile essere donna, lo è ancor di più se sei povera ed indigena.

Raccontare quel che è cambiato in quelle lontane montagne del Sud Est messicano non è semplice, perché a vivere il cambiamento, come un processo continuo, sono migliaia di uomini e donne di ogni età.

Appoggiamo e sosteniamo gli zapatisti, che non hanno mai voluto essere un modello da imitare ma invece un'esperienza da condividere con chi crede che un altro mondo sia possibile.

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Tazze Zerocalcare per gli zapatisti

Iniziativa in collaborazione con Oblò APS, associazione impegnata a divulgare il linguaggio del fumetto.

La prima parte dei fondi raccolti verrano consegnati a dicembre 2019 dalla delegazione che partirà dall'Italia per partecipare al secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano e per visitare le comunità zapatiste.

GlobalProject: EZLN, L’autonomia in cammino.

Rompendo l’accerchiamento, autonomia in cammino di Lorenzo Faccini, Andrea Mazzocco 29/10/ 2019 Come sostenitori del processo dell’autonomia zapatista, come aderenti alla Sexta o come semplici estimatori delle lotte anticapitaliste nel mondo, l’appoggio alle realtà che percorrono il cammino della rebeldía deve essere incondizionato, in tempi di calma apparente così come nei tempi dei grandi proclami. […]

ALTO A LA REPRESIÓN CONTRA EL CODEDI Y LAS LUCHAS AUTÓNOMAS

Los colectivos e individu@s que conformamos la Plataforma Internacionalista por la Resistencia y la Autogestión Tejiendo Autonomías (PIRATA) condenamos enérgicamente la campaña de criminalización contra el Comité de Defensa de los Derechos Indígenas (CODEDI) y las amenazas de operativos policíacos y militares en su contra.Recordamos que el domingo 29 de septiembre de este año un ...

Sesta Sagra del Peperoncino Rebelde – Lugano

La Pirata PresentaSesta Sagra del Peperoncino Rebelde Il CSOA il Molino, nel festeggiare i suoi primi 23 anni, è lieto di ospitare, per il sesto anno (quasi) consecutivo, LA SAGRA DEL PEPERONCINO RIBELLE. A sostegno dei progetti PIRATA in Messico e con Rocco sempre nel cuore. Una giornata di solidarietà, cibo, musica, amicizia, ballo, complicità. Di fuoco piccante e di fuoco ribelle. Perché dalle comunità zapatiste in ...