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L’EZLN CHIUDE I CARACOLES A CAUSA DEL CORONAVIRUS ED INVITA A NON ABBANDONARE LE LOTTE IN ATTO

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDANCIA GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO 16 MARZO 2020 AL POPOLO DEL MESSICO: AI POPOLI DEL MONDO: AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO – CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO: ALLA SEXTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE: ALLE RETI DI RESISTENZA E RIBELLIONE: SORELLE, FRATELLI, HERMANOAS: COMPAGNI, COMPAGNE, COMPAÑEROAS: VI COMUNICHIAMO CHE: CONSIDERANDO LA … Continue reading L’EZLN CHIUDE I CARACOLES A CAUSA DEL CORONAVIRUS ED INVITA A NON ABBANDONARE LE LOTTE IN ATTO

CORONAVIRUS: CHIUSURA DEI CARACOLES.

L’EZLN CHIUDE I CARACOLES A CAUSA DEL CORONAVIRUS ED INVITA A NON ABBANDONARE LE LOTTE IN ATTO COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDANCIA GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO 16 MARZO 2020 AL POPOLO DEL MESSICO: AI POPOLI DEL MONDO: AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO – CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO: ALLA SEXTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE: […]

8 Marzo delle Donne Zapatiste.

NON ABBIAMO BISOGNO DI ALCUN PERMESSO PER LOTTARE PER LA VITA. LE DONNE ZAPATISTE SI UNISCONO ALLO SCIOPERO NAZIONALE DEL 9 MARZO ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO 1 marzo 2020 Alle Donne che lottano in Messico e nel Mondo. Da: Le Donne indigene zapatiste dell’EZLN. Compagna e sorella: Ti salutiamo a nome delle donne […]

Siamo Tutte e Tutti Samir Flores

A più di un anno dall’assassinio di Samir Flores, la delegazione del “Frente de Pueblos en defensa de la Tierra y del Agua Morelos Puebla Tlaxcala” viene a farci visita qui in Italia per confrontarci e parlare insieme di come la realizzazione dei megaprogetti si imponga con violenza e in maniera distruttiva nei nostri territori. ...

Immagini mobilitazione “Samir Somos Tod@s”.

Immagini della mobilitazione zapatista del 20 febbraio in Difesa del Territorio e della Madre Terra, per la giustizia per le/i nostr@ mort@, nostr@ desaparecid@s, nostr@ prigionier@ e contro i megaprogetti di morte. “SAMIR SOMOS TODAS Y TODOS” Caracol Jacinto Canek. JBG Flor de nuestra palabra y luz de nuestros pueblos que refleja para todos. Comunidad […]

Tunisia: camminando nelle strade laterali

Abbandona le grandi strade, prendi i sentieri.
(Pitagora)

Per capire un paese, un posto, una città, una società bisogna scegliere di allontanarsi dalle strade principali e guardare nelle laterali, nei posti considerati secondari.
Se si guarda al dibattito politico ufficiale, quello della strada principale, in queste settimane in Tunisia si vede un paese alle prese con un classico nelle moderne democrazie. Elezioni in cui nessun partito ha preso una maggioranza sufficiente a governare e dove, come in molti altri luoghi, si sta cercando di costituire una sorte di “grande coalizione”. L'ennesima del paese.
Il neo-Presidente Kais Saied, che ha vinto le elezioni sull'onda della speranza di molti in un reale cambiamento, ha incaricato Elyes Fakhfakh di formare un nuovo governo, dopo che il primo incaricato Habib Jemli scelto dal partito islamista Ennadah si è visto bocciare il suo governo perchè troppo legato al partito islamico.
Ma il “lavoro” di Elyes Fakhfakh non è certo facile perchè rispecchia la stagnazione politica del paese. Ennadah non voleva nel governo il partito Qalb Tounes del magnate Nabil Karoui, ed altri partiti hanno posto altri paletti e steccati. Fatto sta che in questi giorni, dopo varie mosse, l'intreccio pare compiuto tra mille mediazioni e alleanze. Il fatto però che in nome della spartizione politica i vari Ministeri andranno a uomini legati ai vari partiti smentisce uno dei leit motiv di tutti i partiti nella campagna elettorale, cioè che i futuri ministri sarebbero stati “indipendenti” ed “esperti”, non frutto degli scambi e clientele politiche.

Ecco allora che, nelle strade laterali di questo gioco politico, si intravede il perdurare all'interno della politica tunisina formale delle stesse dinamiche di potere corrotte e stantie, che strangolano il cambiamento nel paese e portano un sempre più alto numero, soprattutto di giovani, tunisine e tunisini, a non avere alcuna fiducia nella sfera istituzionale, dove cambiano i nomi ma non l'essenza.

Meglio allora per capire la Tunisia reale inoltrarsi nelle vie laterali, quelle non illuminate.


A volte da queste strade laterali si torna nelle strade principali e sono state le strade principali della capitale ad ospitare, invase dai rivoli giunti da tutte le laterali, l'ultimo viaggio di Lina ben Mheni, stroncata da una grave malattia.
La giovane tunisina che nei giorni dell'inizio della rivoluzione del 2011 ha cominciato a raccontare proprio quelle vie laterali, quelle storie non conosciute che sono quelle che premono per andare verso il cambiamento.

Lina era un blogger, una scrittrice, il suo Blog "A tunisian girl" è stato una lucida finestra costante sulla realtà, ma soprattutto era un'attivista, impegnata a non distogliere lo sguardo dalle contraddizioni.

Ad attraversare anche strade principali, come quando l'hanno candidata al premio Nobel per la Pace, senza mai dimenticare di continuare a camminare nelle stradine sperdute ed a guardare nelle laterali della vita sociale. Una delle sue ultime campagne è stata quella per dotare le carceri tunisine, di certo non all'avanguardia, di libri per le detenute e i detenuti.
Proprio da Lina, come da molti altri attivisti ed attiviste tunisine, abbiamo imparato a guardare a questo paese dai luoghi meno conosciuti.

Sono proprio queste zone, i cinque governatorati attraversati dal Progetto Jasmin, quelle che vengono definite regioni marginalizzate.

La periferia urbana, Manouba, il cuore verso il sud, Kairouan, il nord ovest, da Biserta e Jendouba, in bilico tra un agricoltura abbandonata e la mancanza di sviluppo e l'estremo sud, Zarzis, attraversato dalle contraddizioni di chi parte per emigrare e di chi arriva dall'inferno della Libia.

In questo percorso sulle vie laterali della Tunisia si ha modo di vedere molte cose, tra cui la “resilienza”, parola che oggi si usa a dismisura in particolare non solo per singoli individui ma intere comunità, ovvero la capacità di “far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”, che ogni giorno migliaia di tunisine e tunisini applicano caparbiamente per organizzare la vita personale e collettiva.

Questo non vuol dire che tutto sia “rose e fiori”, ma certo ci sono molte esperienze che provano, in mezzo a mille difficoltà, ben lontano dalle strade centrali, a costruire realtà reale, piena di vitalità . I linguaggi artistici, le espressioni della creatività sono uno degli spazi in cui emergono queste ricchezze di stimoli e spunti.

Ed è proprio in questo spazio possibile liberato dall'arte che si inseriscono i Laboratori di fumetti e musica, proposti come una attività pilota all'interno del vasto programma del Progetto Jasmin coordinato da Cefa Onlus e Overseas dedicato al sostegno del protagonismo giovanile nello sviluppo di percorsi innovativi sia associativi che imprenditoriali.

Prima di andare ad immergerci nei Laboratori di fumetto che si sono svolti a febbraio 2020 con il fumettista Claudio Calia nel governatorato di Biserta e Jendouba, diamo un'occhiata a cosa si muove nel panorama artistico culturale tunisino in questo periodo.

Nel mese di marzo, dal 19 al 23, si svolgerà a Kef la quinta edizione di SICCA JAZZ, Tunisia Siccaveneria International Jazz Festival.
Gli organizzatori si presentano così: SICCA JAZZ è un festival giovane e militante, un festival di creazione che porta una nuova visione di Kef e valorizza la sua cultura ricchissima, tra tradizione e modernità. Il festival, conferma nella sua quinta edizione il suo impegno nella decentralizzazione della cultura nella regione e la promozione della creatività artistica. Associa i giovani talenti della regione in una carovana artistica attraverso le 5 delegazioni di Kef con la presenza di artisti internazionali jazz e di altri generi musicali.

Ad aprile dal 2 al 5 a Sousse si svolgerà il secondo Festival International de la Bande dessinées en Tunisie, festival internazionale del fumetto in Tunisia.
L'iniziativa è in collegamento con Angoulême , cittadina francese famosa per il festival internazionale del fumetto che vi si svolge.
BD TUNISIE ha lo scopo di promuovere il fumetto, francofono ed arabo, e tutte le espressioni ad esso collegate con l'idea si sensibilizzare un vasto pubblico e coinvolgere ragazze e ragazzi con concorsi, progetti culturali ed atelier artistici.

Percorsi artistici che si incamminano in vie laterali, in luoghi non centrali con l'idea che la decentralizzazione dell'azione sia oggi centrale in Tunisia.

La politica culturale dettata da tunisi ha fatto sì infatti che ci sia un totale disequilibrio tra centro e periferia, ed anche tra espressioni artistiche favorite ed altre lasciate da parte. Un gap difficile da colmare, perché basato su una programmazione volutamente mediocre per le regioni considerate svantaggiate e sulla mancanza in molti casi di mezzi tecnici per la realizzazione di eventi di qualità.

Alla base della consapevolezza di chi prova a proporre eventi innovativi c'è la convinzione che la cultura gioca un ruolo centrale nello sviluppo locale.

E' nel solco di questa vasta discussione che le attività pilota sui linguaggi artistici dentro il Progetto Jasmin trovano non solo la loro spiegazione ma anche uno spazio credibile e importante, all'interno di una visione che vuole offrire nuove occasioni “decentrate”, “innovative” e reali alle nuove generazioni tunisine per costruire il proprio domani.

LABORATORIO DI FUMETTI A RAS JBEL

Il Laboratorio, ricco di stimoli e suggestioni, si è svolto nel clima accogliente e vivace della Maison de Jeune nella cittadina di Ras Jbebel, ad un'ora da Tunisi, con il suo bellissimo paesaggio tra colline, pinete e mare.
E' stato un laboratorio intergenerazionale con insegnanti, ragazze e ragazze ed anche piccolissimi fumettisti in erba.
Tra le tante storie a fumetti realizzate parecchie hanno avuto come soggetto la questione ambientali, il cambio climatico e la necessità anche in Tunisia di "cambiare il sistema e non il clima".
Altro argomento molto gettonato, trasversale dal punto di vista dell'età, è il rapporto con la tecnologia, con i social, con la perenne connessione on line.
Ma qui si vede chiarissima la distanza generazionale. Se un insegnante dedica la sua storia all'alienazione da connessione, la più piccola partecipante, una bambina delle elementari, disegna la sua giornata che inizia male perchè il wifi non funziona e diventa una bella giornata solo quando la connessione si riaccende ...
Sono storie che entrano nella realtà per raccontarla.

Il Laboratorio è stato occasione di uno scambio di linguaggi artistici tra un calligrafo ed il fumettista Claudio Calia, perchè le arti sono un potente strumento per di comunicazione ed anche di una partecipata iniziativa di socialità per l'esposizione delle illustrazioni realizzate.
Alla Maison des Jeunes pochi mesi fa si era svolto con successo il Laboratorio musicale con Luca Chiavinato.

E dunque la riuscita dell'iniziativa conferma come la Maison de Jeunes de Ras Jbel sia un reale punto di riferimento locale, grazie alla capacità di aggregazione delle associazioni che vi collaborano come l'associazione CCDE: Création et Créativité pour le Développement et l'embauche, partner del Progetto Jasmin.

LABORATORIO DI FUMETTI A JENDOUBA

Il Laboratorio si è svolto presso il Centro culturale e sportivo del Campus universitario, dove alcuni mesi fa si era svolto il Laboratorio di musica con Luca Chiavinato.

A partecipare sono stati giovani della regione e studenti fuorisede, ragazze e ragazzi. In questo caso il Laboratorio è stato una attività volta ad una formazione specifica nell'uso del linguaggio del fumetto, con un'approfondimento sulla storia del fumetto, come espressione sociale e sulle tecniche di realizzazione, dalla sequenzialità alla scrittura dei balloon.
Nelle storie realizzate i racconti variano di tema, ma hanno come filo conduttore l'attualità, la tensione tra l'esistente e il desiderato. I #MaledettiFumetti raccontano il vissuto delle nuove generazioni tunisine. Sogni, aspirazioni, paure che appartengono ai giovani in tutto il mondo.

Il Laboratorio è stato l'occasione per aprire all'interno del Centro culturale un nuovo settore artistico, infatti si riunirà su base periodica un gruppo di lavoro sul fumetto formato da studenti e operatori del centro.

A marzo ci saranno altri Laboratori musicali con Luca Chiavinato .. e poi il gran finale con musica e fumetti insieme nel sud della Tunisia a #Zarzis, a chiusura di un largo percorso tra fumetti e musica attraverso i Governatorati di Manouba, Biserta, Jendouba e Kairouan.
Tutte le storie realizzate saranno raccolte in un Ebook e esposte in una mostra che viaggerà in Italia e Tunisia.

Un percorso fatto di piccoli sentieri e periferie, dove le strade laterali si snodano per poi ricongiungersi, dove passanti anonimi si incontrano e si riconoscono, dando vita ad un mosaico di storie ed emozioni che aspira ad essere qualcosa di più di uno sfondo sfuocato.

Comunicato di denuncia dell’arresto illegale del compagno del CNI, Miguel López Vega.

#SamirSomosTodasyTodos #CNI #CIG #DefensaDelTerritorio #Puebla “A TODOS LOS COMPAÑEROS LES INFORMAMOS QUE EL COMPAÑERO MIGUEL LÓPEZ VEGA, SE ENCUENTRA LIBRE!” ************* Comunicato di denuncia dell’arresto illegale del compagno del CNI, Miguel López Vega Al popolo de Messico Alle Reti di Resistenza e Ribellione Alla Sexta Nazionale e Internazionale Ai mezzi di comunicazione Il Congresso Nazionale Indigeno, il Consiglio Indigeno […]

Frayba: La solidarietà concreta.

CENTRO DIRITTI UMANI FRAY BARTOLOME DE LAS CASAS Frayba Derechos Humanos    #NotiFrayba

"Combo per la vida": dicembre 2019 in terra autonoma zapatista

E' stato un fine d'anno intenso, quello del 2019, in terra zapatista
COMBO PER LA VITA - Dicembre di resistenza e ribellione lo ha chiamato l'EZLN: la seconda edizione del Festival del cinema, la prima edizione del CompArte di Danza, la Quarta Assemblea del Congresso Nazionale Indigeno - Consiglio Indigeno di Governo, il Forum in difesa del territorio e della madre terra, il secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano e i Festeggiamenti per il 26° Anniversario del Levantamiento zapatista.

Una serie di iniziative, tra loro diverse ma che rappresentano appieno la complessità poliedrica del movimento zapatista.

La ribellione e resistenza delle comunità zapatiste è capacità di immaginare un futuro diverso costruendo un presente di autonomia.

Autonomia che è non solo capacità di autogovernarsi ma anche forza di costruire spazi sempre diversi e capaci di guardare alle molteplici complessità del presente.
Generazioni diverse che in maniera complice affrontano assieme nuove sfide. In prima fila nelle iniziative di dicembre ragazze e ragazzi, “orgogliosamente zapatisti”, che non erano ancora nati il 1 gennaio 1994, quando migliaia di indigeni in armi scesero dalle montagne, occuparono militarmente le cittadine del Chiapas per rendersi visibili al mondo.

Questo intreccio inedito tra senso di appartenenza, militanza nella resistenza, ironia ed allegria ribelle fanno del movimento zapatista un'anomalia fuori dal sistema.

Mai un modello da replicare meccanicamente ma uno stimolo incessante a riflettere ed agire in maniera radicale per cambiare il presente.

Il racconto di questo intenso dicembre 2019 “Combo para la vida” va letto così, come un ipertesto in cui nulla è isolato ma che invece racconta la complessità necessaria per combattere la “bestia”, l'idra del potere contemporaneo.

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Secondo Festival del Cinema

Festival del Cinema PUY TA CUXLEJALTIC

Dicembre è cominciato con la seconda edizione del Festival del Cinema negli spazi del nuovo Caracol Tulan Ka'u, che si trova ulla strada tra Comitan e San Cristobal. Una settimana di proiezioni, laboratori fatti da registi, attori, sceneggiatori insieme con i “Tercios compas”, le ragazze e i ragazzi zapatisti che si occupano di realizzare la comunicazione autonoma. Durante la tavola “rotonda ma anche rettangolare”, in cui ironicamente gli zapatisti aveva costruito un loro trono di GoT, si è discusso del ruolo del cinema come specchio in cui riflettere la realtà e il possibile cambiamento.
Il Sub Galeano ha sottolineato l'importanza della settima arte e come “di fronte al nuovo mondo che si tratta di costruire gli zapatisti considerano il cinema come qualcosa di degno da salvare”. Ha concluso affermando come la prima e seconda edizione del festival del cinema in terra zapatista sia una forma per “dare un abbraccio” a tutti i lavoratori del settore, invitandoli a continuare ad “essere comunità” perchè sono le arti il seme da cui rinascerà l'umanità.

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CompArte di Danza

CompArte di Danza Báilate otro mundo

Il Festival di danza si è svolto per una settimana tra i nuovi Caracoles Tulan Ka'u e Jacinto Canek a San Cristóbal de Las Casas con la partecipazione di moltissimi artisti.
Non ci sono parole per descrivere le molte forme di danza che si sono susseguite davanti ad un attentissimo pubblico, formato dalle basi d'appoggio zapatista, che non hanno perso l'occasione per interagire con danzatrici e danzatori.
Poche e cariche di emozione le parole con cui la Comandancia dell'EZLN ha ringraziato tutti gli artisti che hanno partecipato. "Non possiamo far altro che dirvi grazie. Ve ne andate ma restate. Noi, un giorno ce ne andremo. Grazie, molte grazie” ha concluso il Subcomandante Insurgente Moisés.

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Assemblea CNI e CIG

Quarta Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e il Consiglio Indigeno di Governo

Oltre 30 popoli originari si sono riuniti per l'assemblea nel nuovo Caracol zapatista Jacinto Canek, presso il CIDECI a San Cristóbal de las Casas.
Un dibattito intenso per analizzare la “guerra capitalista” contro gli indigeni, fatta di megaprogetti che devastano territori e comunità, ricordare gli attivisti uccisi , come Samir Flores, per mano del “malgoverno” e dei gruppi criminali e paramilitari ad esso collegati, denunciare la falsità delle consulte lanciate dal governo di AMLO (Andres Manuel Lopez Obrador, attuale presidente del Messico), che si è autodefinito come “la quarta trasformazione” e che ignora ed offende le reali forme di decisione ed organizzazione dei popoli indigeni. Chiara la consapevolezza negli interventi che il Governo attuale sta cercando ogni occasione, in maniera provocatoria, per creare divisione e scontro tra indigeni.

La dichiarazione finale, dopo la precisa descrizione di quello che sta avvenendo nell'intero Messico, si conclude affermando "i nostri popoli, nazioni e tribù continueremo a proteggere e difendere i semi di resistenza e ribellione, nel mezzo della morte. Costruendo un cammino che duri in mezzo all'oscurità. Noi, uomini e donne, continueremo a restare per curare la madre terra, insieme a tutti i popoli del mondo”.
Vai la Comunicato finale Quarta Assemblea CNI e CIG

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Forum in difesa del Territorio e della Madre terra

Forum in difesa del Territorio e della Madre terra

Il Forum si è svolto il 21 e 22 dicembre 2019 sempre nel Caracol Jacinto Canek.
Due intensissime giornate molto gremite: un migliaio di partecipanti da 25 stati messicani e 24 paesi esteri. Nel dibattito si sono alternate relazioni preparate da realtà indigene, reti di resistenza, comunità in lotta sia messicane che internazionali, tra cui i Mapuche dal Cile e le comunità del Cauca in Colombia.
Un diagnostico chiaro e approfondito sui vari aspetti del saccheggio del territorio e la devastazione del tessuto sociale: dai megaprogetti, come il corridoi di trasporto merci interoceanico o il treno Maya, alla gentrificazione dei contesti urbani, all'estrattivismo e sfruttamento delle risorse idriche e del sottosuolo. Un'offensiva portata avanti in maniera congiunta da imprese transnazionali, istituzioni messicane di ogni livello e crimine organizzato.

Negli interventi non c'è solo la denuncia di quel che accade anche in termini di repressione ma anche il racconto di come ci si organizza per lottare, delle forme di resistenza e costruzione di comunità.

Cheran, Ostula, Tila, i territori Yaqui, Puebla, Morelos e via via. E' come se la mappa del Messico si illuminasse di punti che lampeggiano per segnalare che c'è vita, c'è resistenza proprio laddove si vorrebbe il silenzio e l'obbedienza.

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Forum in difesa del Territorio e della Madre terra

Una parte particolarmente intensa è stato l'intevento dei 20 delegati zapatisti, uomini e donne, che hanno raccontato i 26 anni della loro resistenza. All'inizio “ci domandavamo come far avanzare l'autonomia. Non c'era nessun manuale che lo spiegasse. L'unico manuale sono stati i problemi che abbiamo dovuto affrontare”.
E' un racconto a più voci: le zapatiste illustrano il cammino fatto dalle donne per essere appieno ed a tutti i livelli nell'organizzazione, altri interventi riguardano il sistema autonomo di salute, educazione, comunicazione con i Tercios compas.
“Verranno nuovi tempi e nuovi modi di resistere. E' necessario pensare ad un'organizzazione vera” ha sottolineato la base d'appoggio Homero “però ora abbiamo capito che è importante camminare con le compagne perchè l'organizzazione sia completa”.

Si descrive poi il presente, la scelta di creare nuovi caracoles, spendendo nove milioni di pesos, frutto dell'unità, della condivisione e dei lavori collettivi. Negli interventi non si nascondono le difficoltà ed anche gli errori. Viene affrontato anche il costante tentativo del potere di coptare e dividere le comunità, le famiglie, all'interno di quella che gli zapatisti chiamano “quarta distruzione”, portata avanti dal Governo di AMLO.

Interventi prima giornata Forum

Interventi seconda giornata Forum

Alla conclusione delle due giornate vengono lanciate in maniera comune le Jornadas en Defensa del Territorio y la Madre Tierra “Samir Somos Todxs”, per il 20,21 e 22 febbraio 2020.

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Inaugurazione Caracol San Cristobal

Inaugurazione del Caracol Jacinto Canek a San Cristobal.

Il Caracol sede della Giunta del Buongoverno “Flor de nuestra palabra, luz de nuestros pueblos que refleja para todos y todas” si trova nelle installazioni del Cideci – Unitierra, che continua a svolgere le proprie attività di formazione ed approfondimento.
Nella cerimonia d'inaugurazione sono stati consegnati formalmente ai membri della Giunta i cinque bastioni del comando, a rappresentare le regioni e municipi autonomi di riferimento. L'apertura di questo spazio segna un passo in avanti nell'espansione dell'autonomia zapatista, stabilendo un Caracol in piena città. Durante il suo discorso il Subcomandante Moises ha detto “a partire da oggi iniziate a praticare quello che sognavamo 37 anni fa, quando è iniziata la nostra organizzazione. Fin dai primi dieci anni di clandestinità abbiamo deciso che bisognava organizzarsi. Molti di voi sono giovani e non erano ancora nati ed oggi vi tocca fare quello che noi abbiamo sognato 37 anni fa”.

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Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano

Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano.

Dal 27 al 29 dicembre si è svolto presso lo spazio “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”, nei pressi del Caracol di Morelia, il secondo appuntamento per sole donne, lanciato dopo il primo incontro del marzo 2018. Iscritte più di 3.400 donne di 49 paesi, che hanno avuto l'opportunità, garantita in tutto e per tutto dalle donne zapatiste, di poter discutere e convivere in uno spazio completamente autonomo.

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Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano

A proteggere la zona, miliziane ed insurgentas, armate di archi e frecce, a gesitire cucina e servizi decine di zapatiste, a filmare e registrare il tutto, zapatiste dei Tercios compas. Niente è stato lasciato al caso, perfino l'accompagnamento dal Caracol di Morelia al Semillero è garantito da donne autiste (una novità assoluta se si pensa che alle indigene normalmente non è dato di guidare).

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Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano

Ad aprire l'incontro il discorso della Comandante Amanda.
Un discorso lucido che invita a riflettere sul perchè, ad un anno dal Primo Incontro di donne in terre zapatite, le violenze contro le donne non siano diminuite ma invece aumentate.

Una domanda semplice rivolta a tutte le partecipanti: cosa dobbiamo fare per fermare la violenza contro le donne?

Le zapatiste in parte, nel loro piccolo, una risposta la danno con l'atto realizzato dalle miliziane ed insurgentes. Decine di donne che in maniera ordinata, determinatata ed organizzata, simbolicamente armate di archi e frecce circondano e proteggono una bambina indigena.
"Proteggerci, organizzarci", questo dicono le zapatiste con i volti dietro al passamontagna.
Vai al discorso completo Comandanta Amanda

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Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano

Il primo giorno dell'incontro è stato dedicato alla denuncia delle varie forme della violenza contro le donne, dalla famiglia alla società, nel secondo si è discusso delle forme di lotta e nel terzo si è dato spazio all'espressione artistica.
Nell'atto conclusivo le zapatiste hanno proposto di rivedersi ancora e di continuare a lottare ognuna con le proprie pratiche, nei propri territori e con le proprie parole d'ordine.
Vai a al discorso completo Comandanta Yesica

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Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano

Tre giornate che hanno racchiuso anche le differenze, le molteplici forme e contraddizioni dei movimenti femministi attuali, riflesse anche in questo spazio.

Certo che, nel riprendere lo zaino per andarsene, non si può non fermarsi un attimo a pensare al tanto cammino percorso dalle donne indigene zapatiste, a quello che hanno realizzato all'interno della costruzione dell'autonomia complessiva delle comunità.
Ed una sola parola onestamente viene da dire, fuori da ogni ideologia “massimo rispetto!”, perchè una cosa è vera: molte delle violenze raccontate e denunciate contro le donne durante l'incontro non avvengono nelle comunità organizzate zapatiste. Ed il perchè lo si intravede negli sguardi profondi ed orgogliosi delle “donne di mais”.

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Anniversario Levantamiento zapatista

26° Anniversario del Levantamiento zapatista

I festeggiamenti si svolgono sempre nel Semillero “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”, in cui, come sempre in un batter d'occhio, gli zapatisti cambiano scenario. Se per l'incontro delle donne non c'era volutamente un palco centrale, per l'Anniversario il palco viene allestito e riempito di sedie che ospiteranno le Comandantas e i Comandantes del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno – Comandancia General del EZLN.
E' tardo pomeriggio quando dalla montagna scendono veloci centinaia di miliziane e miliziani, insurgentas e insurgentes che con una geometrica marcia, accompagnata dal ritmo dei bastoni, occupano tutto lo spazio centrale davanti al palco.
A prendere la parola per l'EZLN è il Subcomandante Moises.

Ventisei anni di resistenza, di ribellione, di costruzione tenace di autonomia ed indipendenza, Moises parte da quel lontano 1 gennaio 1994 per riattraversare il cammino fatto dalle comunità zapatiste.

Ricorda l'appoggio ricevuto in questi anni. Denuncia come il potere cerchi sistematicamente di affermare che "gli zapatisti sono scomparsi, sono pochi ed isolati", peccato però che invece siano sempre di più e determinati ad esistere e resistere. Sottolinea come il nemico di allora sia lo stesso, anche se con un volto diverso.

La "Bestia", il sistema, oggi nasconde la voracità del suo sfruttamento dietro i megaprogetti, presentati come il progresso che avanza.

Moises conclude dicendo che gli zapatisti, "hombres, mujeres, otroas" di ogni età, sono disposti a tutto, a perdere quello che hanno costruito, ad essere incarcerati, attaccati, calunniati per fermare la guerra che è in corso contro l'umanità!.

E poi aggiunge "... e voi cosa siete disposti a fare per fermare la guerra contro l'umanità nelle vostre geografie, calendari e a vostro modo?"

Vai al Comunicato Subcomandante Moises a nome EZLN

Al discorso di Moises segue l'atto culturale, in cui vengono presentati pezzi musicali, che spaziano dal rap alla cumbia, al blues, intramezzati da poesie e danze.
Nei testi la storia di questi 26 anni di lotta. Il ricordo di chi è morto combattendo in quel lontano 1994, come il Subcomandante Pedro ma anche l'attualità, i megaprogetti, la provocatoria presenza della Guardia Nazionale, nuovo corpo militare voluto dal Governo di AMLO, le tante false promesse e menzogne della 4T (quarta trasformazione) o meglio “quarta distruzione” come chiamano da queste parti i programmi del Governo attuale del Messico.
Musiche, danze, poesie “orgogliosamente zapatista”, come hanno detto i molti giovani che si sono alternati sul palco.

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Anniversario Levantamiento zapatista

Quando è già buio, intorno alla mezzanotte zapatista, cioè alle 23.00 un'ora prima dell'ora del Governo, parlano varie Comandante e Comandanti.
La Comandanta Elizabeth è la prima a prendere la parola per ricordare quanto fatto dal 1994 e come continui ora il “camminare dentro l'autonomia. Qui siamo e qui resteremo, continuando ad organizzarci con resistenza e ribellione.”

Il Comandante Zebedeo sottolinea come sia passato un altro anno, dimostrando la forza “della nostra autonomia e del diritto a costruire la vita degna delle generazioni future … cercheranno mille forme per attaccarci, dividere le comunità, comperare la dignità, così è stato da sempre, come nell'oblio in cui vivevamo prima del levantamiento.” E conclude dicendo che come zapatisti "sappiamo che abbiamo di fronte un nemico grande, ma dalla nostra abbiamo l'orgoglio di essere uomini e donne ribelli alla morte".

La Comandanta Dalia insiste sulla volontà di difendere la madre terra e noi stessi come comunità. “Non ci possono fermare perchè abbiamo le ragioni per lottare”, aggiunge. Ricorda poi come le donne zapatiste siano organizzate perchè, come si è visto dai tanti dolori e rabbie raccolte nell'incontro internazionale delle donne, “non resta che unirci per far rispettare i nostri diritti como mujeres que somos”.

L'ultimo ad intervenire è il Comandante Tacho, che afferma che gli zapatisti difenderanno la loro automonia costi quel che costi. “La difenderemo non importa a che costo, così come difenderemo la nostra terra perchè è meglio morire lottando che restare inginocchiati, così come abbiamo fatto il 1 gennaio 1994”. Conclude dicendo che “bisogna organizzarsi per essere invincibili non schiavi.”
Dopo il suo intervento i fuochi d'artificio che illuminano la notte si incrociano con slogans e abbracci.

26 anni di lotta pubblica, ed ancora prima altri 10 di organizzazione clandestina, possono essere tanti se si pensa ai mille attimi di una resistenza ed autonomia quotidiana, portata avanti con dignità ed anche allegria da migliaia di donne e uomini zapatisti.
Ma possono essere anche pochi se si pensa ai 500 anni di resistenza “degli uomini e delle donne di mais”.

26 anni possono essere tanti se si pensa che oggi molte delle ragazze e ragazzi, con il volto coperto dal passamontagna, che sono i protagonisti a tutti i livelli dell'organizzazione autonoma, non erano neanche nati in quel lontano 1 gennaio 1994.
Ma possono essere anche pochi se si pensa che questa incredibile esperienza di autonomia si proietta in nuove generazioni, pensa al futuro per costruire un mondo diverso per chi ancora non c'è.

Pochi o molti che siano questi 26 anni, gli zapatisti continuano a dire “aqui estamos!”
E noi siamo con loro, perchè nella guerra contro l'umanità bisogna scegliere da che parte stare.

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Caracol Tulan Ka'u

Caracol Tulan Ka'u

Tulan Ka´u è uno dei nuovi Caracoles inaugurati dagli zapatisti nell'estate 2019, come annunciato nel comunicato "Abbiamo rotto l'accerchiamento".
Si trova lungo la strada tra Comitan e San Cristobal, ben visibile e grandissimo.
All'interno, l'enorme Auditorio, la "ballena" in cui si è svolta la seconda edizione del Festival del cinema. Nel Caracol è aperto, anche per la gente di passaggio, il comidor "Imposible a posible para muchos mundos", allestito con una vasta area di tavoli e con un menù molto ampio.

Tutto è molto curato nelle costruzioni realizzate all'interno del terreno recuperato. La captazione dell'acqua piovana alimenta in parte il servizio idrico, i bagni sono dotati di latrine a secco ecologiche, tutto è concepito per avere il minimo impatto ambientale.
Nel Caracol ha sede la Giunta del Buongoverno "Semilla que florece con la conciencia de los que luchan por siempre" e tutti i servizi da quello sanitario alle varie tiendas.

La nascita di nuovi Caracoles, Municipi Autonomi, Crarez fa parte del processo di autorganizzazione ed autonomia zapatista, che, ben lontano da essere un percorso statico, è invece un continuo cammino in movimento.

Una continua rielaborazione e riorganizzazione per garantire a tutte le comunità di essere sempre più parte del meccanismo dell'autonoma e per far si che il "todo para todos" sia una realtà.

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Caracol Tulan Ka'u

Un percorso partito ancora nel 1983. In un bellissimo murales sono gli animali della Selva che raccontano l'arrivo dei primi sei compagni, la nascita dell'Ezln il 17 novembre 1983, poi nel 1985 come gli indigeni si appropriano della organizzazione.
Giaguari, pappagalli, tapiri, volpi, lumache, scarabei, tartarughe, cinghiali, farfalle ed altri animali prendono la parola, si animano lungo il murales ... ricordando che quello che oggi si vede è frutto di un lungo cammino, a volte duro e difficile ma che sta dando i suoi frutti.

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Caracol La Garrucha

Caracol La Garrucha - Zona Selva

Inoltrarsi nella Selva Lacandona ti fa capire perchè all'inizio del secolo scorso Jan de Vos l'aveva definita "Desierto de la soledad", un immenso spazio verde attraversato da "canadas y rios". Già allora c'era chi cercava di sfruttare le immense ricchezze naturali, saccheggiando legname e piante. In questo verde che pare infinito quando la "neblita" del "amanacer" si dissolve, sono fuggiti centinaia di indigeni per liberarsi dalla violenta schiavitù del latifondo, come racconta "La rebelión de los colgados" di B. Traven e gli altri suoi libri.

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Selva Lacandona

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponticelli di legno. Nel 1983 nasce l'EZLN, che apparirà alla luce del sole il 1 gennaio 1994. Durante il levantamiento gli zapatisti hanno liberato dal latifondo migliaia di ettari di terreni ed hanno costruito la loro autonomia "sin permiso", totalmente indipendente dal Governo messicano.
La Selva si è riempita di spazi di autoganizzazione, le comunità, i Municipi autonomi, i Caracoles sedi delle Giunte del buongoverno ed ora i Crarez, Centri di resistenza autonoma e ribellione zapatista.

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Caracol La Garrucha

I vari governi, che si sono susseguiti, hanno cercato di fermare l'organizzazione indigena con la presenza dell'esercito, l'uso di paramilitari e lanciando progetti di sviluppo per coptare la popolazione.
Anche il nuovo Governo di AMLO non è da meno. La Guardia Nacional, nuovo corpo armato, è stato dispiegato anche nella Selva. E' stato lanciato il progetto "Sembrando vida", ovvero soppiantare le coltivazioni autoctone, seminando alberi da frutta, smembrando la proprietà "ejidal" della terra, con la mistificazione che così gli indigeni potranno coltivare e vendere i loro prodotti.
Gli zapatisti hanno risposto allargando i loro spazi e costituendo nuovi Caracol e Crarez, perchè come dicono loro "siamo sempre di più" ed anche tanti indigeni attirati all'inizio dalle promesse del nuovo governo, si stanno rendendo conto che erano appunto solo promesse.

L'autonomia zapatista invece è realtà, fatta di piccoli passi, che insieme costruiscono un cammino che porta miglioramenti costanti alla vita personale, familiare e collettiva degli indigeni.

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Laboratorio analisi - La Garrucha

Te ne rendi conto quando arrivi in ogni Caracol e vedi la Giunta coordinare le attività dalla salute, all'educazione all'agroecologia, alla produzione.
Alla Garrucha consegniamo materiali sanitari per il Sistema di salute autonomo, che da tempo stiamo appoggiando.
Un piccolo contributo per un grande progetto: garantire il diritto alla salute a tutt@ nella selva e non solo.

Durante il nostro viaggio nei territori zapatisti insieme a Cooperazione rebelde Napoli, Associazione Ya Basta Bologna, Associazione Ya Basta Milano, abbiamo consegnato anche i primi fondi raccolti con la Campagna in solidarietà con gli zapatisti insieme a Zerocalcare.

Un nuovo anno incomincia, con rumori di guerra, quella contro l'umanità, ovunque nel mondo, ma anche si continuano a sentire, ovunque nel mondo, grida di libertà che non riescono ad essere messe a tacere.

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Caracol Tulan Ka'u


Un nuovo anno anche in terra zapatista dove come dice il murales nel Caracol di Tulan Ka'u ci si chiede: "Un giorno quando il popolo governa e il governo obbedisce, poi cosa succedera?"
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Articolo a cura di Associazione Ya Basta Caminantes

Per la Difesa dei Territori e della Madre Terra

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Testo di Alejandra Più di 40 collettivi provenienti da diversi stati della Repubblica Messicana, dalla zona del Cauca in Colombia, dal Kurdistan e dai territori Mapuche, si sono riuniti per il Forum per la Difesa del Territorio e della Madre Terra, organizzato dal Congresso Nazionale Indigeno e dall’EZLN lo scorso 21 e 22 dicembre, presso … Continue reading Per la Difesa dei Territori e della Madre Terra