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EZLN - SQUADRONE 421 (La delegazione marittima zapatista)

Aprile 2021

Calendario? Un'alba del quarto mese. Geografia? Le montagne del sudest messicano. Un silenzio repentino si impone sui grilli, sul latrato diffuso e lontano dei cani, sull'eco di una musica di marimba. Qui, nelle viscere delle alture, un sussurro più che un russare. Se non fossimo dove siamo, si potrebbe pensare che è una voce dal mare aperto. Non le onde che si infrangono contro la costa, la spiaggia, la scogliera delimitata da una stravagante frastagliatura. No, qualcos'altro. E poi … un lungo gemito e un intempestivo, breve tremore.

La montagna si solleva. Si rimbocca, con pudore, le falde. Non senza sforzo, solleva i piedi da terra. Compie il primo passo con una smorfia di dolore. Ora sanguinano i piedi a questa montagna piccola, lontana dalle mappe, dalle destinazioni turistiche e dalle catastrofi. Ma qui tutto è complicità, così una pioggia anacronistica le lava i piedi e, con il fango, cura le sue ferite.

“Abbi cura di te, figlia”, le dice la Ceiba madre. “Coraggio”, dice la corteccia di huapác come a sé stessa. L'uccello tapacamino la guida. “Ad oriente, amica, ad oriente”, dice mentre saltella da una parte all'altra.

Vestita di alberi, uccelli e pietre, la montagna cammina. Al suo passaggio, uomini, donne, chi non è né l'uno né l'altro, ragazzi e ragazze assonnati, si aggrappano ai bordi delle sue falde. Si arrampicano sulla sua blusa, le incoronano le punte dei seni, la seguono alle spalle e, ormai sulla sua cima, si svegliano.

Ad oriente il sole, che a malapena fa capolino all'orizzonte, interrompe un poco il suo giro ostinato e quotidiano. Ti è sembrato di veder camminare una montagna con una corona di esseri umani. Ma oltre al sole ed alcune nuvole grigie che la notte ha dimenticato, nessuno qui sembra sorprendersi.

“Era scritto così”, dice il Vecchio Antonio affilando il machete a doppio taglio, e Doña Juanita annuisce con un sospiro.

Il focolare odora di caffè e mais cotto. Dalla radio comunitaria esce una cumbia. Il testo parla di una leggenda impossibile: una montagna che naviga controcorrente alla storia.

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Sette persone, sette zapatisti, compongono la frazione marittima della delegazione che visiterà l'Europa. Quattro sono donne, due sono uomini e unoa è otroa. 4, 2, 1. Lo squadrone 421 è già acquartierato nel “Centro di Addestramento Marittimo-Terrestre Zapatista”, situato nel Semillero Comandanta Ramona nella zona Tzotz Choj.

Non è stato facile. Piuttosto, è stato tortuoso. Per arrivare a questo calendario abbiamo dovuto affrontare obiezioni, consigli, scoraggiamenti, inviti alla misura e alla prudenza, veri sabotaggi, bugie, volgarità, resoconti dettagliati delle difficoltà, pettegolezzi e insolenze, e una frase ripetuta fino alla nausea: “quello che volete fare è molto difficile, se non impossibile”. E, naturalmente, dicendoci, ordinandoci cosa dovremmo e non dovremmo fare. Tutto questo, su questa e sull'altra sponda dell'oceano.

Tutto questo senza contare gli ostacoli del governo supremo e della sua burocrazia ignorante, ostinata e razzista.

Ma vi parlerò di tutto questo in un'altra occasione. Ora devo parlarvi della nostra nuovissima delegazione marittima zapatista.

Le 4 donne, i due uomini e lao otroa sono esseri umani. A loro è stato fatto il Test di Turing, con alcune modifiche che ho ritenuto pertinenti per escludere che alcun@ di loro, o tutt@, fossero un organismo cibernetico, un robot, capace di ballare la cumbia del Sapito sbagliando il passo. Ergo, i 7 esseri appartengono alla razza umana.

Le/I 7 sono nati nel continente che chiamano “America” e il fatto che condividano dolore e rabbia con altri popoli originari da questa parte dell'oceano, li rende Latinoamericani. Sono anche messicani di nascita, discendenti dei popoli originari maya, come verificato con le loro famiglie, vicini e conoscenti. Sono anche zapatisti, con documenti dei municipi autonomi e delle Giunte di Buon Governo che lo avallano. Non hanno crimini dimostrati a loro carico e che non siano stati sanzionati opportunamente. Vivono, lavorano, si ammalano, si curano, amano, si disamorano, ridono, piangono, ricordano, dimenticano, giocano, fanno sul serio, prendono appunti, cercano un pretesto, insomma, vivono nelle montagne del Sudest Messicano, in Chiapas, Messico, Latinoamerica, America, Pianeta Terra, eccetera.

Le/I 7, inoltre, si sono offerti volontari per il viaggio via mare – cosa che non suscita molto entusiasmo tra la grande varietà di zapatisti di tutte le età -. Quindi, per essere chiari, nessuno voleva viaggiare in nave. Quanto ha contribuito a ciò la campagna di terrore scatenata da Esperanza e da tutta la banda di Defensa Zapatista, sintetizzata nel famoso algoritmo “moriranno tutt@ miseramente”? Non lo so. Ma il fatto di aver sconfitto i social, compreso whatsapp, senza alcun vantaggio tecnologico (beh, senza nemmeno campo nel cellulare), mi ha motivato a mettere il mio granello di sabbia.

Così, mosso dalla mia simpatia per la banda di Defensa Zapatista, ho chiesto al SubMoy il permesso di parlare con la delegazione che, tra grida, gridolini e risate de@ bambin@, si stava preparando all'invasione che non è un'invasione… beh, sì, lo è, ma è qualcosa, diciamo, consensuale. Qualcosa di simile a un internazionalismo sadomasochista che, ovviamente, non sarà ben visto dall'ortodossia dell'avanguardia, che, come si deve, si spinge così avanti dalle masse, che non si riesce a vedere.

Mi sono presentato in assemblea e, mostrando la mia migliore espressione da tragedia, ho raccontato loro cose orribili sul mare aperto: il “vomito” infinito; la monotona vastità dell'orizzonte; la dieta povera di mais, senza popcorn e – orrore! – senza salsa Valentina; la reclusione con altre persone per diverse settimane – con le quali, le prime ore, si scambiano sorrisi e attenzioni e poco dopo sguardi assassini -; ho pure descritto, molto dettagliatamente, terribili tempeste e minacce sconosciute; ho fatto riferimento al Kraken e, attraverso uno di quei richiami letterari, ho raccontato loro di una gigantesca balena bianca che cercava, furiosa, qualcuno a cui staccare la gamba, cosa che non lascerebbe alla vittima un ruolo decoroso nella cumbia più lenta. È stato inutile. E devo confessare, non senza il mio orgoglio di genere gravemente ferito, che sono state di più le donne a dire: “in barca”, quando si offriva loro la possibilità di viaggiare via mare o viaggiare in aereo.

Quindi si sono iscritt@ non 7, non 10, non 15, ma più di 20. Perfino la piccola Veronica di 3 anni si è iscritta quando ha sentito la storia della balena assassina. Sì, incomprensibile. Ma se la conosceste (la bambina, non la balena), la compatireste. Voglio dire, compatireste Moby Dick.

Allora perché solo 7? Bene, posso parlarvi dei 7 punti cardinali (quello davanti, quello dietro, quello di un lato, dell'altro lato, quello in centro, quello sopra e quello sotto), dei 7 primi dei, quelli che hanno creato il mondo, e così via. Ma la verità è che, lungi da simboli e allegorie, il numero è dovuto al fatto che la maggior parte non ha ancora ottenuto il passaporto e sta ancora lottando per ottenerlo. Ve ne parlerò più tardi.

Beh, di sicuro non vi interessano questi problemi. Quello che volete sapere è chi salperà con “La Montaña”, attraverserà l'Oceano Atlantico e invaderà… ehm, intendevo, visiterà l'Europa. Quindi qui metto le loro foto e un brevissimo profilo:

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    Lupita. 19 anni. Messicana di nascita. Tzotzil degli Altos del Chiapas. Parla la sua lingua madre, tzotzil e il castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. È stata coordinatrice locale giovanile, coordinatrice regionale giovanile e responsabile locale del lavoro collettivo. Musica preferita: pop, romantica, cumbia, ballate, elettronica, rap, hip hop, musica andina, musica china, rivoluzionaria, classica, rock degli anni '80 (così si diceva), mariachi, musica tradizionale del suo popolo… e reggaeton (nota della redazione: se questo non è “un mondo dove stanno molti mondi”, non so cosa altro sia. Fine della nota). Colori preferiti: nero, rosso, ciliegia e caffè. Esperienza marittima: quando era piccola ha viaggiato in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l'Europa. Svolgerà attività come Tercia Compa durante il viaggio in mare.
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    Carolina. 26 anni. Messicana di nascita. Originaria tzotzil degli Altos del Chiapas, ora Tzeltal della selva Lacandona. Parla la sua lingua madre, tzotzil, oltre al tzeltal e il castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Madre single di una bambina di 6 anni. Sua madre l'aiuta con la bambina. È stata la coordinatrice di “come mujeres que somos” ed ha seguito corsi di veterinaria. Attualmente è Comandanta nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: pop, romantica, cumbia, rock degli anni '80 (così si diceva), gruperas e rivoluzionaria. Colori preferiti: crema, nero e ciliegia. Esperienza marittima: qualche volta in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l'Europa.
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    Ximena. 25 anni. Messicana di nascita. Cho´ol del nord del Chiapas. Parla la sua lingua madre cho'ol e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Madre single di una bambina di 6 anni. Sua madre la aiuta con la bambina. È stata coordinatrice giovanile ed è attualmente Comandanta nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: cumbia, tropicale, romantica, rivoluzionaria, rock anni '80 (così si diceva), elettronica e rancheras. Colori preferiti: viola, nero e rosso. Esperienza marittima: qualche volta in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l'Europa. Seconda in comando nella delegazione marittima, dopo Darío.
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    Yuli. 37 anni. Compirà i 38 a maggio, in alto mare. Originaria Tojolabal della Selva di confine, ora Tzeltal della Selva Lacandona. Parla correntemente lo spagnolo. Sa leggere e scrivere. Madre di due bambini: una ragazza di 12 anni e un bambino di 6 anni. Il suo compagno l'aiuta con i bambini. Il suo compagno è Tzeltal, quindi si amano, litigano e tornano ad amarsi in castigliano. È stata promotrice di educazione, formatrice di educazione (preparano promotor@ di educazione) e coordinatrice di collettivi locali. Musica preferita: romantica, gruperas, cumbia, vallenato, rivoluzionaria, tropicale, pop, marimba, rancheras e rock degli anni '80 (così si diceva). Colori preferiti: nero, caffè e rosso. Nessuna esperienza marittima. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l'Europa.
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    Bernal. 57 anni. Tojolabal della zona della Selva di confine. Parla la sua lingua madre tojolabal e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Padre di 11 figl@: il più grande ha 30 anni e il più giovane 6. La sua famiglia lo sostiene nella cura dei piccoli. È stato miliziano, responsabile locale, insegnante della escuelita zapatista e membro della Giunta di Buon Governo. Musica preferita: rancheras, cumbia, musical huichol, marimba e rivoluzionaria. Colori preferiti: blu, nero, grigio e caffè. Esperienza marittima: cayuco e lancia. Si è preparato per 6 mesi per essere delegato. Volontario per viaggiare in nave per l'Europa.
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    Darío. 47 anni. Cho´ol del nord del Chiapas. Parla la sua lingua madre, cho'ol e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Padre di 3 figl@: uno di 22 anni, un altro di 9 anni e il più giovane di 3 anni. Il ragazzo e la ragazza andranno con la madre in Europa in aereo a luglio. È stato un miliziano, responsabile locale, responsabile regionale, e attualmente è Comandante nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: rancheras di Bertín y Lalo, musica tropicale, marimba, musica regionale e rivoluzionaria. Colori preferiti: nero e grigio. Esperienza marittima: cayuco. Si è preparato per 6 mesi per essere delegato. Volontario per viaggiare in nave per l'Europa. Sarà il coordinatore della delegazione marittima zapatista.
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    Marijose. 39 anni. Tojolabal della zona della Selva di confine. Parla correntemente lo spagnolo. Sa leggere e scrivere. È stato milizianoa, promotoroa di salute, promotoroa di educazione e formatoroa di educazione. Musica preferita: cumbia, romantica, rancheras, pop, elettronica, rock anni '80 (così si diceva), marimba e rivoluzionaria. Colori preferiti: nero, blu e rosso. Esperienza marittima: cayuco e lancia. Si è preparat@ per 6 mesi per essere delegatoa. Volontarioa per viaggiare in nave per l'Europa. È stato designato come loa primeroa zapatista a sbarcare e, con ciò, inizia l'invasione… ok, la visita in Europa.
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Quindi il primo piede che si poserà sul suolo europeo (ovviamente, se ci faranno sbarcare) non sarà di un uomo, né di una donna. Sarà di unoa otroa.

In quello che il defunto SupMarcos avrebbe definito “uno schiaffo a tutta la sinistra etero patriarcale”, è stato deciso che a sbarcare per primo sarà Marijose.

Non appena poserà i suoi due piedi sul territorio europeo e si riprenderà dal mal di mare, Marijose griderà:

“Arrendetevi visi pallidi etero patriarcali che perseguitate il diverso!”

Nah, scherzo. Ma, non sarebbe bello se lo dicesse?

No, toccando terra loa compa zapatista Marijose dirà in tono solenne:

“A nome delle donne, dei bambini, degli uomini, degli anziani e, naturalmente, degli otroas zapatisti, dichiaro che il nome di questa terra che i suoi nativi ora chiamano “Europa”, d'ora in poi si chiamerà: SLUMIL K´AJXEMK´OP, che significa “Terra Indomita”, o “Terra che non si rassegna, che non cede”. E così sarà conosciuta dalla gente del posto e dagli estranei finché qui ci sarà qualcuno che non si arrende, non si vende e non cede”.

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In fede.

SupGaleano.

Aprile 2021

(Continua…)


Traduzione “Maribel” – Bergamo

SQUADRONE 421

(La delegazione marittima zapatista) SQUADRONE 421 (La delegazione marittima zapatista) Aprile 2021 Calendario? Un’alba del quarto mese. Geografia? Le montagne del sudest messicano. Un silenzio repentino si impone sui grilli, sul latrato diffuso e lontano dei cani, sull’eco di una musica di marimba. Qui, nelle viscere delle alture, un sussurro più che un russare. Se […]

Art in Action - Artistic Coworking in Duhok, Iraq

ITALIAN VERSION

Walking Arts - Art, Culture & Heritage initiated the opening of the first Artistic coworking in Iraqi Kurdistan in Duhok.
The space conceived as a place for socializing, training and sharing knowledge, ideas and common projects will allow young artists and artists to create positive synergies.
Different areas are to be equipped inside: one for the production of video and one for the production of audio products, as well as various computer stations for multimedia activities.
Coworking, in addition to being able to host training courses, will also be used for the realization of cultural events related to the various arts.

Coworking will be a work in progress path, a new bet for Walking Arts, for its volunteers and activists: to give a reference point to the itinerant nomadism that feeds the many paths opened by the Iraqi NGO.

Coworking with its many activities will represent a sort of junction, a hub to which suggestions arrive and from which stimuli start. With the idea that the experience can also be reproduced in other Iraqi realities.
The first steps of Coworking will be in synergy with the other projects curated by Walking Arts, in particular with the training courses, based on learnig by doing, aimed at expanding the technical knowledge of young artists in different fields: the creation of the multimedia box that will contain the new CD of the Mshakht Assembly accompanied by a short film within Here, Now, Together and the path on music therapy with the next stages of Artistic Works.

The start of Coworking is supported by CCFD - Terre solidaire, within the Art in Action Project.

Project with the contribution of CCFD - Terre solidaire

The difficult situation in Iraq, a country marked by 30 years of wars, has further worsened with the worsening of the social and economic crisis, accompanied by the health crisis caused by Covid 19. In this difficult context, strengthening social cohesion becomes even more as important as promoting the leadership of the new generations also through the construction of innovative employment opportunities.

With the international support through the financial support of Lush, CCFD, FAI Foundation (Project Here, now togheter still in progress) and Otto per mille della Chiesta Valdese (Project La Musica as therapy still in progress), the NGO Walking Arts - Art, Culture & Heritage was founded and started a vast program of activities, to enhance artistic expressions as a vehicle for social cohesion, the promotion of rights and the development of new employment opportunities in Iraq.

The NGO with its registered office in Baghdad and Erbil is developing numerous initiatives:
* training related to music therapy, which began in 2019 with the Art for Social project funded by CCFD;
* training in audio techniques accompanied by the opening of a recording studio in Duhok;
* animation activities with the weakest members of society, in particular elderly centers;
* musical and artistic events in Iraq and Italy.

The aggregation of young people, including many girls, is growing around the many initiatives and the recognition of the importance of this innovative artistic path by associations, realities, NGOs, communities and local, national and international institutions.

Strengthening the NGO, through the opening of an artistic co-working space, the continuation of training courses and the national and international enhancement of the activities in progress, is essential to give Iraqi young people the opportunity to build a positive and a hope in the future.

General objectives
Promote youth leadership by developing the NGO Walking Arts, with the opening of a space for artistic sharing and the deepening of training relating to the use of artistic languages ​​for employment purposes
Contribute to social cohesion by enhancing the potential of artistic languages ​​in the expansion of rights and freedoms for the new generations.
Specific objectives and activities
A- Strengthen the NGO Walking Arts through the opening of an artistic co-working space in Duhok, which is a place for socializing, training and sharing knowledge, ideas and common projects.
B- Deepen training in audio and video techniques, through a learning by doing course with international experts for young Iraqis.

The Project acts in synergy with the Here, now together - Social Arts Project funded by the FAI Foundation

Coordinated by Association Ya Basta Caminantes ODV and Walking Arts - Art, Culture & Heritage NGO

Arte in azione - Coworking artistico a Duhok in Iraq

ENGLISH VERSION

Walking Arts - Art, Culture & Heritage ha avviato a Duhok l'apertura del primo Coworking artistico nel Kurdistan Iracheno.
Lo spazio pensato come un luogo di socializzazione, formazione e di condivisione di conoscenze, idee e progetti comuni permetterà a giovani artiste ed artisti di creare positive sinergie.
Si vogliono attrezzare all'interno diverse aree: una per la produzione di video ed una per la realizzazione di prodotti audio, oltre a diverse postazioni di computer per attività multimediali.
Il Coworking oltre a poter ospitare Corsi di formazione sarà utilizzato anche per la realizzazione di eventi culturali legati alle varie arti.

Il Coworking sarà un cammino work in progress, una nuova scommessa per Walking Arts, per i suoi volontari ed attivisti: dare un punto di riferimento al nomadismo itinerante che alimenta i tanti percorsi aperti dalla NGO irachena.

Il Coworking con le molteplici attività rappresenterà una sorta di snodo, di hub a cui arrivano suggestioni e da cui partono stimoli. Con l'idea che l'esperienza sia riproducibile anche in altre realtà irachene.
I primi passi del Coworking saranno in sinergia con gli altri progetti curati da Walking Arts, in particolare con i percorsi di formazione, basati sul learnig by doing, volti ad ampliare le conoscenze tecniche dei giovani artisti in diversi campi: la realizzazione del Cofanetto multimediale che conterrà il nuovo Cd dell'Ensemblea Mshakht accompagnato da un cortometraggio all'interno di Here, Now, Together e il percoso sulla musicoterapia con le prossime tappe di Artistic Works.

L'avvio del Coworking è sostenuta da CCFD - Terre solidaire, all'interno del Progetto Arte in Azione.

Progetto con il contributo di CCFD - Terre solidaire

La situazione difficile dell'Iraq, un paese segnato da 30 anni di guerre, si è ulteriormente aggravata con l'acuirsi della crisi sociale ed economica, accompagnata a quella sanitaria causata dal Covid 19. In questo difficile contesto rafforzare la coesione sociale diventa ancora più importante così come promuovere il protagonismo delle nuove generazioni anche attraverso la costruzione di innovative occasioni occupazionali.

Con l'appoggio internazionale attraverso il sostegno finanziario di Lush, CCFD, Fondazione FAI (Progetto Here, now togheter ancora in corso) e dell'Otto per mille della Chiesta Valdese (Progetto La Musica come terapia tutt'ora in corso), è stata fondata ed ha iniziato un vasto programma di attività l'ONG Walking Arts – Art, Culture & Heritage, per valorizzare le espressioni artistiche come veicolo di coesione sociale, di promozione dei diritti e di sviluppo di nuovi sbocchi occupazionali in Iraq.

L' ONG con sede legale a Baghdad e Erbil sta sviluppando numerose iniziative:
* formazione relativa alla musicoterapia, iniziata nel 2019 con il progetto Arte per il sociale finanziato da CCFD;
* formazione alle tecniche audio accompagnato dall'apertura di uno studio di registrazione a Duhok;
* attività di animazione con i soggetti più deboli della società in particolare Centri anziani;
* eventi musicali e artistici in Iraq e Italia.

E' in crescita attorno alle molteplici iniziative l'aggregazione di giovani, tra cui molte ragazze e il riconoscimento dell'importanza di questo innovativo percorso artistico da parte di associazioni, realtà, NGO, comunità ed istituzioni locali, nazionali ed internazionali.

Rafforzare l'ONG, attraverso l'apertura di uno spazio di co-working artistico, la continuazione dei percorsi formativi e la la valorizzazione nazionale ed internazionale delle attività in corso, è fondamentale per dare la possibilità ai giovani iracheni di costruire un presente positivo ed una speranza nel futuro.

Obiettivi generale
Promuovere il protagonismo giovanile sviluppando l'ONG Walking Arts, con l'apertura di uno spazio di condivisione artistica e l'approfondimento della formazione riferita all'uso dei linguaggi artistici a scopo occupazionale
Contribuire alla coesione sociale valorizzando le potenzialità dei linguaggi artistici nell'allargamento dei diritti e delle libertà per le nuove generazioni.
Obiettivi specifici e attività
A- Rafforzare l'ONG Walking Arts attraverso l'apertura di uno spazio di co-working artistico a Duhok, che sia un luogo di socializzazione, formazione e di condivisione di conoscenze, idee e progetti comuni.
B- Approfondire la formazione in tecniche audio e video, attraverso un percorso di apprendimento learnig by doing con esperti internazionali per i giovani iracheni.

Il Progetto agisce in sinergia con il Progetto Here, now together – Social Artsfinanziato dalla Fondazione FAI

Coordinato da Associazione Ya Basta Caminantes ODV e Walking Arts - Art, Culture & Heritage NGO

EZLN - VIAGGIO PER L'EUROPA…

10 aprile 2021

Alle persone, gruppi, collettivi, organizzazioni, movimenti, coordinamenti e popoli originari in Europa che attendono la nostra visita:
Alla Sexta Nazionale e Internazionale:
Alle reti in resistenza e ribellione:
Al Congresso Nazionale Indigeno:
Ai popoli del mondo:

Sorelle, fratelli e compagn@:

Questo 10 aprile 2021 le/i compagn@ che fanno parte del primo gruppo di delegati del nostro Viaggio per la Vita, capitolo Europa, hanno raggiunto il “Semillero Comandanta Ramona”. Si tratta della delegazione marittima.

Con una piccola cerimonia, secondo i nostri usi e costumi, la delegazione ha ricevuto dai popoli zapatisti il mandato di portare lontano i nostri pensieri, cioè i nostri cuori. Le/i nostr@ delegat@ hanno un cuore grande. Non solo per abbracciare coloro che nel continente europeo si ribellano e resistono, ma anche per ascoltare e imparare dalle loro storie, geografie, calendari e modi.

Questo primo gruppo rimarrà in quarantena per 15 giorni, isolato nel Semillero, per assicurarsi di non essere infettato dal COVID19 e per prepararsi al lungo viaggio per mare. Durante queste due settimane vivranno all'interno della replica della barca che, per questo, abbiamo costruito nel Semillero.

Il 26 aprile 2021 partiranno per un porto della Repubblica messicana. Arriveranno entro e non oltre il 30 aprile e saliranno a bordo dell'imbarcazione che abbiamo chiamato “La Montaña”. Resteranno a bordo della nave per due o tre giorni e il 3 maggio 2021, il giorno del la Santa Cruz, Chan Santa Cruz, la nave “La Montaña” salperà con i nostri compagni con destinazione le coste europee, in un viaggio che dovrebbe durare dalle 6 alle 8 settimane. Si stima che nella seconda metà di giugno 2021 saranno al largo delle coste europee.

A partire da questo 15 aprile 2021, dai 12 caracol zapatisti le nostre basi di appoggio de@ nostr@ compagn@ svolgeranno attività per salutare la delegazione zapatista che, via mare e via aerea, viaggerà per la geografia che chiamano “Europa”.

In questa parte di quello che abbiamo chiamato “Viaggio per la Vita». Capitolo Europa”, le/i delegat@ zapatist@ incontreranno coloro che ci hanno invitato a parlare delle nostre reciproche storie, dolori, rabbie, conquiste e fallimenti. Finora abbiamo ricevuto e accettato inviti dalle seguenti aree geografiche:

Austria
Belgio
Bulgaria
Catalogna
Cipro
Croazia
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Grecia
Italia
Lussemburgo
Norvegia
Olanda
Paesi Baschi
Polonia
Portogallo
Regno Unito
Romania
Russia
Serbia
Slovenia
Stato Spagnolo
Svezia
Svizzera
Turchia
Ucraina
Ungheria

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Da oggi il Subcomandante Insurgente Galeano pubblicherà una serie di testi in cui vi parlerà di chi compone la delegazione marittima zapatista, del lavoro svolto, di alcuni problemi che abbiamo affrontato e così via.

In breve: siamo già in viaggio per l'Europa.

Per ora è tutto.

Dalle montagne del Sud-est Messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés

Commissione Sexta dell'EZLN

Messico, aprile 2021

Traduzione “Maribel” – Bergamo

construccion.mp4 from Enlace Zapatista on Vimeo.

ceremonia.mp4 from Enlace Zapatista on Vimeo.




VIAGGIO PER L’EUROPA…

VIAGGIO PER L’EUROPA… COMMISSIONE SEXTA DELL’EZLN MESSICO 10 aprile 2021 Alle persone, gruppi, collettivi, organizzazioni, movimenti, coordinamenti e popoli originari in Europa che attendono la nostra visita:Alla Sexta Nazionale e Internazionale:Alle reti in resistenza e ribellione:Al Congresso Nazionale Indigeno:Ai popoli del mondo: Sorelle, fratelli e compagn@: Questo 10 aprile 2021 le/i compagn@ che fanno parte […]

Think creative: Walking arts in Iraq

Think creative, pensare creativamentenon è certo facile in un paese dove le ferite di trent'anni di guerra sono profonde, le tensioni alimentate da integralismi che soffiano sulle differenze etniche e religiose si accompagnano agli effetti degli interessi geopolitici di potenze vecchie e nuove, regionali ed internazionali, dove gli effetti della pandemia di Covid 19 si uniscono ad una pensante crisi economica. Lo fanno quotidianamente i giovani, ragazze e ragazzi, che hanno scelto di costruire un percorso collettivo attraverso la creazione di Walking Arts NGO – Art, culture & Heritage.
Tante le iniziative del Progetto Here, now, together con il contributo della Fondation Assistance Internationale – FAI.

Pensare creativamente è possibile se c'è la voglia di vivere appieno i linguaggi artistici come occasione d'incontro ben oltre le frontiere .

Le collaborazioni a livello internazionale dell'Ensemble Mshakht, collettivo musicale di Walking Arts, si sono consolidate. L'Ensemble ha collaborato ad un brano del nuovo Cd musicale di Chiara Patronella e sta progettando di suonare in un brano insieme a Luca Ferrari e la Banda Nazionale di Oaxaca in Messico ed inoltre sono in corso numerossissimi contatti on line con artisti internazionali.

E' iniziato il percorso che porterà alla realizzazione del Cofanetto multimediale che conterrà il nuovo Cd dell'Ensemblea Mshakht accompagnato da un cortometraggio sull'esperienza di Walking Arts per far conoscere, ancora meglio, a livello internazionale la scena artistica irachena. La realizzazione del Cofanetto multimediale, che avverrà in forma collettiva, sarà occasione di un percorso di learnig by doing con esperti internazionali in modo da far crescere le competenze dei giovani artisti iracheni nella realizzazione di prodotti audio e video.

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Riprese a Sulaymanhya - Iraq

La realizzazione del cortometraggio è cominciata con la presenza in Iraq, nel Kurdistan Iracheno, nel mese di febbraio, della regista Valeria Fabris insieme a Luca Chiavinato, musicista padovano che è tra i fondatori di Walking Arts e cura i progetti internazionali dell'ONG. Sarà la regista italiana a coordinare il lavoro di riprese e montaggio del cortometraggio insieme ad un team di video maker iracheni e a Babylon Film Production, nuova associazione di cineasti di Baghdad. Lavorare insieme alle riprese e al montaggio permetterà che il cortometraggio sia un'opera comune, un'occasione per realizzare un prodotto video con radici in Iraq ma accompagnato dalla possibilità di imparare tecniche internazionali e all'avanguardia.

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Concerto Piana di Ninive

Nei prossimi mesi la regista tornerà in Iraq quando si realizzeranno le registrazioni dei brani per il nuovo CD dell'Ensemble Mashakht insieme a Francesco Fabiano, esperto internazionale in tecniche audio, che dopo il Traning fatto a novembre del 2020 sta continuando a collaborare con i giovani iracheni. I pezzi del CD saranno realizzati insieme a New Landscape, quartetto impegnato fin dall'inizio a tessere una relazione, che si è via via arricchita con i giovani musicisti iracheni.
Il Cofanetto multimediale sarà il prodotto di questi intrecci inediti oltre i confini, resi per certi versi più invalicabili dalla pandemia del Covid 19.

L'orizzonte di Walking Arts è il mondo, le sue radici sono ben piantate in Iraq, in tutto il paese.

Walking Arts ha oggi ramificazioni e contatti in molti Governatorati, sfidando le difficoltà che rendono molto difficile muoversi in libertà da una zona all'altra. I gruppi locali dell'ONG operano in numerose località: Kurdistan Iracheno, Piana di Ninive, Baghdad, Bassora e Najaf.
I giovani si incontrano e pianficano le attività comuni in molti casi on line o quando si crea la possibilità di incontrarsi di persona, con le dovute misure di sicurezza sanitarie.

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Walking Arts- Art, culture & heritage

A Baghdad si è aperta la collaborazione con Babylon Film Production ed altre realtà locali.

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Esposizione pittura nella Piana di Ninve

Nella Piana di Ninive, in collaborazione con Un ponte per, a marzo sono stati realizzati due concerti, uno a Bartella durante l'esposizione di quadri che ha concluso un Corso di pittura nei Centri giovanili e uno a Mosul alla chiusura di un Corso di musica.

A Bassora si è stretta la collaborazione con un combattivo gruppo di giovani impegnato a creare un'Accademia artistica con l'apertura di un centro culturale dove fare formazione in musica, teatro, cinema e arti visive. Un percorso quanto mai audace in una città strangolata da inquinamento e interessi petroliferi, su cui pesa l'integralismo religioso e dove questi giovani si sono conquistati la possibilità di suonare in pubblico per strada, cosa che non è consentita in tante altre città irachene.

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Corso di musica - Iraq

A Duhok lo studio di registrazione aperto alla Galleria nazionale di Dohuk nell'autunno scorso funziona a pieno ritmo, permettendo ai giovani di realizzare prodotti musicali e impadronirsi delle tecniche audio. Sempre a Duhok si è avviata l'apertura di un Cowoking artistico, uno spazio che permetterà ai giovani artisti di condividere esperienze, conoscenze e rafforzare le potenzialità del lavoro in comune. Un luogo libero per esprimersi, costruire assieme e progettare il proprio futuro. L'apertura è sostenuta da CCFD all'interno del progetto Arte in azione.

Alla lunga lista di attività nei primi mesi del 2021, all'interno del progetto Artistic Work con il contributo dell'Otto per mille Chiesa Valdesi, oltre ad essere state avviato il percorso di formazione in musicoterapia si è realizzato un Corso multimediale on line di fumetti che continua il percorso con il fumettista Claudio Calia per rafforzare la scena comics in Iraq.

Walking Arts: idee e progetti viaggiano attraverso la voglia di disegnare un presente diverso e camminare attraverso i linguaggi artistici.

Progetto Here, now, together con il contributo della Fondation Assistance Internationale – FAI è curato da Walking Arts NGO - Art, Culture & Heritage e Associazione Ya Basta Caminantes ODV.

La voce delle proteste in Bielorussia

La Bielorussia? Un nome che a volte è accompagnato da brevi trafiletti che parlano di proteste. Ma chi protesta? Perchè? Cosa sta succedendo? Ed ancora … noi c'entriamo?
Sono queste le domande che hanno portato all'articolo che vi apprestate a leggere, nato dalla voglia di lasciare la parola ai diretti protagonisti: le attiviste di Supolka, giovani e studenti. Parlando con loro, le bielorusse della diaspora, che animano con determinazione associazioni come Supolka e ascoltando i racconti dei giovani bielorussi, si capisce tanto, più che da qualsiasi saggio.
Perchè i sentimenti, i desideri, le speranze, l'ostinazione sono tasselli fondamentali della storia che si sta scrivendo in questo paese lontano ma vicino.

Iniziamo con un quadro d'insieme della situazione tratto dalla partecipazione di una attivista di Supolka durante una lezione del Corso Sistema politico dell'Unione Europa all'Università di Padova.
“Sono ormai passati più di 8 mesi dall'inizio delle proteste pacifiche contro la dittatura in Bielorussia, paese a due ore di volo dall'Italia, nel mezzo degli ex paesi dell'Urss come Ucraina, Lituania e Lettonia, con ad ovest la Polonia e la Russia ad est. Un paese che è una specie di confine tra Europa e Russia, con 9 milioni e mezzo di cittadini. Nella capitale Minsk vivono 2 milioni di abitanti.
Lukasenko è al potere da 26 anni. Come mai? È arrivato al potere dopo caduta dell'Urss, promettendo benessere ed una vita migliore, facendo leva soprattutto sulla lotta contro la corruzione in politica. Al potere c'è rimasto, grazie all'eliminazione sistematica degli oppositori e agli equilibrismi che ha maneggiato nello scacchiere geopolitico regionale ed internazionale. Nel 2020 ad agosto ci sono state nuove elezioni, ma con i metodi soliti del regime, Lukasenko si è attribuito l'80% dei voti.
Questa volta però qualcosa si è rotto, come sempre accade quando una situazione arriva al limite.
Dal 9 agosto sono iniziate proteste pacifiche contro i brogli a cui il regime ha risposto con proiettili di gomma e arresti. In pochi giorni ci sono stati quasi sette mila arresti. Manifestanti ammucchiati nelle stanze dei carceri, picchiati e stuprati, sottoposti a vessazioni e torture. Questo non ha fermato le proteste, si è iniziato a scendere in piazza contro la repressione; di nuovo arresti. Le donne non sono state a guardare ed hanno iniziato ad animare ancora di più la protesta. Ufficialmente sono 4 le persone uccise dalle forze dell'ordine. Questo il dato ufficiale, ma in maniera informale si sa che i morti sono stati di più. Tanti gli attivisti condannati e le lunghe carcerazioni in isolamento.
I giovani vivono da protagonisti le proteste. 400 studenti sono stati arrestati, altri condannati e molti espulsi dalle università, dove i rettori sono scelti da Lukasenko quindi fedeli al regime. Dopo l'espulsione sono costretti alla leva militare o a cercare rifugio all'estero.

Con gli studenti bielorussi.

Gli studenti hanno avuto un ruolo importante nelle proteste. Il costo che hanno pagato e stanno pagando è molto alto. Spesso vengono espulsi dalle Università dove studiano oppure si ritrovano costretti a fuggire all'estero. Oltre a questo sono colpiti da sanzioni penali, ingiustamente accusati e incarcerati. Ad oggi, sono numerosi gli studenti detenuti nelle prigioni bielorusse e non poche sono le vittime del terrore causate dal regime.
Nel video che vi proponiamo parlano in prima persona: raccontano la loro esperienza personale e collettiva, la repressione che li ha costretti a fuggire. Chiedono con chiarezza che ci sia un appoggio internazionale nei loro confronti anche con la possibilità di studiare all'estero.

Proprio dall'Università di Padova è stato lanciato un appello per fermare le gravi violazioni dei diritti umaniche il regime dittatoriale di Lukashenko sta perpetrando nei confronti di studenti e studentesse della Bielorussia. Molte le adesioni da altre università italiane: Venezia, Verona, Trento, Bologna, Firenze, Perugia, Palermo e l'Universita cattolica. Il numero totale delle firme raccolte ha superato un migliaio in pochi giorni e continua a crescere.

Intervista con Ekaterina Ziuziuk, presidentessa della Associazione Bielorussi in Italia "Supolka"

Per capire di più l'intera questione bielorussa, abbiamo avuto l'opportunità di fare una lunga intervista con la Presidente di Supolka, associazione dei bielorussi in Italia nata nell'estate scorsa per sostenere le proteste in patria. E' stato un incontro molto interessante, non solo per comprendere la dinamica dei fatti ma anche per conoscere direttamente l'impegno coraggioso che gli attivisti della diaspora in Italia e in Europa stanno facendo quotidianamente per sostenere chi in patria cerca di cambiare le cose. Nell'intervista abbiamo toccato molti argomenti spaziando dall'inizio delle proteste nel momento delle elezioni truccate fino ad oggi, toccando anche temi quali il sistematico attacco alla libertà di stampa e la violenta repressione del regime per arrivare alle complicità internazionali, dettate da interessi geopolitici, che permettono ad un regime autoritario di continuare a restare al potere.

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Manifestazione di Supolka

Come è nata Supolka?

La nostra associazione è nata da bielorussi che risiedono in Italia sull'onda di quello che è successo la scorsa estate nel nostro paese. Abbiamo scelto di chiamarci Supolka, che significa associazione in bielorusso. Già in maggio erano iniziate alcune iniziative delle diaspore in Europa, ad esempio in Germania. A giugno anche in Italia abbiamo iniziato a ritrovarci, dopo l'arresto di Viktar Babaryka, quando sono iniziate le proteste nelle strade principali della capitale a Minsk. In Italia abbiamo cominciato a cercare i gruppi di bielorussi.Quando, come attivisti, abbiamo iniziato a cercare di metterci in contatto tramite i social, inizialmente i post non venivamo approvati dagli amministratori e non circolavano. Ma non ci siamo persi d'animo e grazie alla creazione del gruppo Supolka su Facebook sono cominciate le prime manifestazioni di solidarietà. Il 22 giugno è stato creato il gruppo e il 28 si è tenuta la prima manifestazione a Bologna, in seguito sono state organizzate manifestazioni a cadenza settimanale fino al mese di agosto. A Milano e a Roma il 3 luglio, giorno della festa di indipendenza della Bielorussia, il 12 luglio è stato fatto un picchetto a Reggio Emilia perché c'è il consolato bielorusso, poi è stata la volta di Firenze e del Vaticano. Infine si è fatta una iniziativa congiunta in vista del sondaggio elettorale per tutta la durata delle votazioni, dal 4 fino al 9 agosto.

Dopo le manifestazioni dell'estate e autunno scorso, qual'è la situazione attuale e come continuano le proteste?

Ad oggi la situazione è un po' cambiata rispetto ad agosto del 2020. Non ci sono più le manifestazioni di centinaia di persone, ma questo è dovuto ad un insieme di fattori. Le proteste con un gran numero di partecipanti in piazza sono andate avanti per più di due mesi, fino alla seconda metà di novembre. Poi hanno cambiato forma anche perchè la polizia agiva con sempre più violenza immotivata e sproporzionata. Nei primi mesi sono stati tantissimi gli arresti, le torture e violenze contro i manifestanti. La gente veniva picchiata al momento dell'arresto e poi in carcere. Le vittime causate dal terrore praticato dalle forze dell'ordine, secondo le stime forniteci dalle ONG, sono come minimo quattro. Si tratta dei quattro casi con prove inconfutabili della responsabilità della polizia, delle autorità nel provocare la morte dei manifestanti. Sono avvenimenti innegabili: ci sono registrazioni o filmati per lo più matoriali che hanno documentato il tutto. Ma purtroppo i morti sono un numero molto più elevato rispetto a quanto testimoniato in maniera inattacabile. Le persone venivano e vengono arrestate ogni fine settimana, la polizia usava le granate stordenti oppure le pallottole di gomma, che adesso non utilizza più. Una repressione molto dura. Poi, con il passare dei mesi, è arrivato il freddo ed anche il Covid-19. Molta gente non ha potuto più partecipare, nel senso fisico del termine.Così le proteste hanno cambiato forma: dalle grandi manifestazioni nelle strade si è passati a ritrovarsi in gruppi più piccoli, come con le marce nei cortili per poi creare video di protesta e mandarli alle testate giornalistiche. Si è cercato di inventare in maniera creativa tante forme di manifestare in diversamente.
Per esempio, un gruppo di pensionati, a fine febbraio, ha organizzato un flash mob che consisteva nel leggere su un treno regionale i libri realizzati dagli scrittori classici bielorussi. Sono stati arrestati, processati e condannati a due settimane di carcere con l'accusa di aver preso parte a una manifestazione non autorizzata.

Qual'è la situazione dell'informazione nel paese?

In Bielorussia esistono due tipi di stampa.
I media governativi, posti sotto stretto controllo dello stato, ossia è il regime che assegna direttamente l'incarico ai dipendenti. Questi organi di stampa sono allucinanti perché divulgano in continuo “fake news”. Per esempio oggi c'è stato un reportage sulla diaspora in cui si diceva che gli attivisti all'estero, noi, siamo pagati per la nostra attività di protesta.
Dall'altro lato ci sono i giornali indipendenti che hanno la vita dura perché i giornalisti vengono continuamente arrestati mentre fanno il loro lavoro.
Ci sono diversi casi eclatanti successi tra estate e autunno. Quando c'erano ancora le manifestazioni, i giornalisti coprivano gli eventi e anche se erano muniti di accredito e giubbotto con la scritta “Press”, venivano attaccati ed anzi avere i simboli della stampa attirava ancora di più la repressione. I poliziotti agivano in maniera molto violenta, non di rado spaccavano le telecamere degli operatori dell'informazione. Ad oggi ci 11 i giornalisti in carcere ed uno è agli arresti domiciliari (i dati in continuo aggiornamento si possono trovare a questo link]. Le testate indipendenti hanno i siti internet oscurati, ci sono alcune testate indipendenti i cui redattori sono stati anche multati per i pezzi che hanno fatto.
Il 13 marzo è stato arrestato il giornalista Dzianis Ivanshyn in seguito all'inchiesta che aveva fatto denunciando come i militari del corpo militare ucraino Berkut, usato per sopprimere le proteste di Maidan nel 2014, dei veri criminali, erano fuggiti e ora vivono e lavorano nelle forze dell'ordine bielorusse. Aveva pubblicato due puntate della sua inchiesta, i pezzi erano fatti bene, non erano fake news inventate senza prove. C'erano screenshot di documenti interni delle forze dell'ordine, per esempio le graduatorie per l'assegnazione di case a queste persone. Aveva incrociato i dati e fornito le prove che erano le stesse persone, c'erano le foto in Ucraina e poi in Bielorussia. Aveva fatto una bella inchiesta ed è stato arrestato ed ora è in carcere. Un incarcerazione fatta per mettere a tacere il giornalista. E' questa ormai una prassi consolidata.
Un altro caso è quello delle due giornaliste, Darya Chultsova e Katsiaryna Andreyeva, condannate perchè hanno trasmesso in streaming la manifestazione del 15 novembre scorso dedicata a Raman Bandarenka, ragazzo picchiato a morte dalle forze dell'ordine pochi giorni prima.
Ed ancora un'altra vicenda emblematica è quella di Katsiaryna Barysevich, la giornalista che ha scritto la verità sulla morte di Raman Bandarenka, che è stata arrestata e sta ancora scontando un periodo di reclusione. La versione ufficiale delle autorità era che il ragazzo era ubriaco, morto in una rissa. La giornalista ha intervistato il medico che ha fatto le analisi al giovane e che ha confermato che il referto che attesta che era sobrio. Il medico Artsiom Sarokin, che ha trasmesso il referto alla giornalista, è stato condannato a due anni e ha ricevuto una multa di 1450 rubli (circa 480 euro). E' stato rilasciato dopo la senteza ma in teoria dovrebbe ritornare in carcere tra un anno.
Le testate indipendenti usano Telegram come mezzo di comunicazioni e possiedono un proprio canale. Un'altra cosa che il regime fa è quello di cercare di ostacolare la comunicazione tra i manifestanti bloccando le connessioni internet per impedire l'organizzazione delle proteste.
La libertà di stampa non esiste! Questo fa pensare ancora di più perchè la Bielorussia è un paese tecnologicamente avanzato, nella capitale di Minsk esiste un centro di ricerca e specializzazione tecnologica chiamato Hi Tech Park e lo sviluppo tecnologico è una delle voci importanti del PIL. Un paese che spesso viene ricordato come “l'ultima dittatura d'Europa” dall'altro lato è caratterizzato da un alto sviluppo di tecnologie informatiche. Nonostante questo il regime cerca di controllare ogni informazione.

Di fronte alle proteste cosa ha fatto l'Europa, chi sostiene il regime e qual'è il ruolo della Russia?

Quello che io vedo è che l'Europa parla ma non agisce. Le sanzioni che dicono di aver approvato non servono concretamente a nulla.
Le uniche persone che si mobilitano sono le diaspore che cercano di informare correttamente tutti quelli che sostengono il regime dittatoriale coscientemente o magari senza pensarci tanto, come ad esempio le banche che hanno fatto investimenti nei titoli di stato bielorussi. Una delle campagne che abbiamo fatto come diaspora è stata quella di informare correttamente i detentori dei titoli di stato su cosa significano per il popolo bielorusso. Quando il regime dittatoriale ha a disposizione questi soldi, come li spende? Li usa per pagare gli stipendi alle persone che picchiano e torturano i cittadini pacifici e indifesi, per dirla in breve. Abbiamo cercato di trasmettere queste informazione a quelli che avevano acquistato titoli di stato e alcune banche li hanno già venduti.
In Italia c'è il caso delle Assicurazioni Generali, che prima hanno dichiarato tramite un tweet che non erano in possesso di queste obbligazioni poi ci hanno risposto via mail dicendo di non essere in possesso dei titoli di stato bielorusso, ma non hanno confermato nè smentito se le avevano acquistate nel 2020.
Per quanto riguarda il sostegno della Russia al regime. Secondo me lo fa per due motivi principali.
Il primo è che la Russia ha una mentalità imperiale e quindi si vuole appropriare di ogni porzione di terra, come ha fatto attraverso l'annessione della Crimea. Se potessero vorrebbe inghiottire tutto il mondo. La Bielorussia fa comodo alla Russia perchè è quella zona che farebbe da cuscinetto in caso di aggressioni, come è già successo nella storia.
D'altra parte, visto il carattere dilagante della protesta bielorussa, la Russia ha paura che se il regime bielorusso cadesse questo potrebbe ispirare i russi a ribellarsi alla stessa maniera. Noi siamo in contatto con la diaspora russa che ha cominciato il suo movimento a fine gennaio con l'arresto di Navalny, ferreo oppositore di Vladimir Putin. La paura di Putin che i russi democratici si potrebbero ispirare ai bielorussi non è del tutto infondata, in quanto ci vedono come un esempio da seguire. Noi abbiamo conosciuto oppositori russi ed è vero che loro guardano a noi come un esempio.

Le proteste nascono attorno alle elezioni truccate dell'estate scorsa. Cosa è successo veramente?

Per capire l'attuale situazione in Bielorussia bisogna tornare a quello che è successo con le elezioni dell'agosto 2020. Che fosse chiara la volontà di Lukashenko di restare al potere ad ogni costo lo si è visto fin dall'inizio con l' arresto prima di Siarhei Tikhanovsky e poi di Viktar Babaryka, nonostante le migliaia di firme a sostegno della sua candidatura. In Bielorussia bisogna essere incensurati per correre alle elezioni. Per cui Lukashenko per eliminare i rivali è ricorso all'arresto degli oppositori politici, in modo che avessero la fedina penale sporca. Oltre a questo per potersi candidare c'è, come in Russia, l'obbligo di raccogliere minimo 100 mila firme a sostegno della propria candidatura. Sono richieste 100000 firme lo stesso numero della Russia che è un paese molto più grande. Su una popolazione di 9 milioni non è certo poco dover raccogliere tutte quelle firme.
Alle elezioni come candidata alternativa al regime si è presentata la moglie di Siarhei Tikhanovsky, Svetlana Tikhanovskaya. Quando si è arrivati alle elezioni sono state fatte diverse azioni per cercare di impedire i brogli e per favorire la massima trasparenza.
Il giorno delle elezioni tutti quelli che avrebbero votato contro Lukashenko si sono presentati per le code ai seggi con un braccialetto bianco al polso. Erano tantissimi.
Si è caricato on line le foto della scheda con il voto contro il regime (da noi le foto nel seggio si possono fare), in modo che, anche se in forma parziale, sono stati raccolti dei dati.
Il terzo stratagemma messo in atto dagli oppositori è consistito nel piegare a fisarmonica la scheda elettorale. In questo modo allo spoglio dei voti erano immediatamente visibili le schede contro.
Nonostante fosse evidente che aveva perso, Lukashenko ha dichiarato di aver vinto con l'80% dei voti. Ci hanno messo una settimana a dichiarare i risultati ufficiale, il che è alquanto insolito visto che di solito la sera stessa vengono annunciati i risultati preliminari e la mattina del giorno dopo ci sono quelli ufficiali. Il risultato preliminare aveva già ipotizzato la vittoria di Lukashenko il che ha provocato l'ira delle persone in tutto il paese.
E' stato anche richiesto di vedere i protocolli sulla conta dei voti e che lo spoglio elettorale fosse seguito da vicino dagli osservatori indipendenti. Si è scoperto che un sacco di schede elettorali erano state bruciate o truccate. Il Presidente di un seggio, Konstantin Shishmakov, è stato trovato impiccato in un bosco; si era opposto ai brogli elettorali nel suo seggio.
Gli osservatori indipendenti in Bielorussia
In teoria ai seggi avrebbero dovuto esserci degli osservatori indipendenti. Per farlo devi raccogliere le firme a tuo sostegno. Cos'è successo? Nelle commissioni statali incaricate di nominare gli osservatori c'erano tutti dipendenti dello stato, quindi collaboratori del regime, che hanno fatto quello che voleva il regime. Hanno bocciato tutti i candidati che concorrevano come osservatori indipendenti e hanno assegnato dall'alto osservatori governativi. Nei pochi seggi dove sono riusciti ad entrare gli osservatori indipendenti, li hanno ostacolato in tutti i modi possibili. Hanno riservato loro una scrivania a 20 metri da dove si votava, ostacolato la vista delle urne, venivano costretti a stare al loro posto oppure non gli veniva permesso di entrare.
Il caso italiano degli osservatori indipendenti
Questo clima c'era anche all'estero. Alla Ambasciata bielorussa in Italia hanno cercato di far di tutto per impedire che ci fossero gli osservatori indipendenti che abbiamo cercato di far nominare. Intanto per poterti candidare a fare l'osservatore devi essere sostenuto da dieci firme di bielorussi residenti in Italia titolari del passaporto bielorusso cosidetto "serie PP". Molti beilorussi sono ufficialmente residenti in Italia, ma pochi sono registrati come tali dall'Ambasciata. Per cui trovare 10 con questi requisiti non è stato semplice. Comunque ce l'abbiamo fatta. Di fronte alla nostra determinazione, all'improvviso, quasi come fosse un miracolo, si sono presentati altri osservatori, che guarda caso erano dipendenti dell'Ambasciata. Poi il controllo diretto sul processo elettorale è stato manipolato in quanto gli osservatori sono stati divisi in fasce di orario: alla mattina si presentavano gli osservatori provenienti dalla diaspora, mentre nel pomeriggio era la volta degli osservatori dell'ambasciata o viceversa. I nostri due osservatori, tra mille peripezie, hanno cercato di svolgere il proprio ruolo, compreso il controllo dell'affluenza, ma in una situazione molto difficile. Fino al giorno delle elezioni in cui agli osservatori indipendenti è stato detto che non avrebbero potuto assistere allo spoglio e alla conta dei voti. Così abbiamo deciso di fare una raccolta firme sotto forma di petizione per richiedere l'accesso agli osservatori indipendenti. Abbiamo raccolto più di 100 firme, tra le persone che stavano aspettando di votare e i nostri osservatori hanno potuto entrare.
Per tutte le giornate in cui si è votato abbiamo fatto un banchetto nelle vicinanze dell'Ambasciata per contare i votanti, che era l'iniziativa del sondaggio elettorale indipendente della diaspora bielorussa internazionale alla quale hanno aderito le diaspore di più di 20 paesi.
Alla fine, il protocollo dello spoglio elettorale a Roma dimostrava che Svetlana Tikhanovskaya aveva stravinto. Questa vittoria è stata possibile perchè dall'ambasciata ci hanno visto presenti tutti i giorni, dalla mattina alla sera, e quindi non potevano dichiarare il falso.

Un ringraziamento particolare a Ekaterina Ziuziuk e a Supolka per la disponibilità.

Per tenerti informato segui Associazione Bielorussi in Italia "Supolka"

Articolo curato da Alice Foti e Giulia Marchesi - Università di Padova

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