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Marocco: le proteste del Rif si allargano a tutto il paese

Sono in sciopero della fame i portavoce della protesta del Rif, incarcerati dal Governo nelle scorse settimane per le manifestazioni che si susseguono dallo scorso dicembre dopo la morte di Mohssine Fikri, pescivendolo ambulante di Al Hoceima, triturato in un camion della spazzatura mentre cercava di recuperare i 500 chili di pesce spada confiscati dalla polizia.

La mobilitazione continua ad allargarsi come se il movimento della zona del Rif desse voce ad un malcontento che non riguarda solo le zone periferiche.
Come accade ovunque ed in particolare nel contesto mediorientale e nordafricano, le vicende sociali hanno molte sfaccettature. Per questo approfondire quel che accade è importante per non avere uno sgurado superficiale.

Il Marocco è un paese in cui la monarchia ancora non è stata messa in discussione e il giovane sovrano Mohamed VI è riuscito fino ora a passare indenne, usando il bastone e la carota, attraverso l'onda delle cosiddette primavere arabe.
Ma corruzione, accentramento di ricchezze e poteri, squilibri sociali, mancanza di giustizia permangono esprimendosi in quel senso di insofferenza che viene chiamato “hogra” e che racchiude tutta la distanza e la mancanza di fiducia soprattutto dei giovani nel sistema. Esprimere il proprio dissenso, scendere in piazza oggi diventa ancora più difficile alla luce della crisi, della guerra, della percezione di paura che si vive in tutto il mondo e con le proprie particolarità in tutta la zona che va dal Marocco all'Iran.

Le proteste partite dal Rif, zona periferica del Marocco, sono state l'occasione per riprovare a scendere in piazza. Tutto non è lineare e facilmente leggibile, tanto è vero che numerosi articoli raccontano di come gruppi islamici radicali si siano inseriti dentro le proteste. Tutto questo in uno scenario in cui nelle scorse elezioni il partito dell'islam politico, Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, ha riottenuto la maggioranza trovando modo di convivere bellamente con la monarchia al di là della formale opposizione. Tanto è vero che oggi il paese è governato da una coalizione di sei partiti tra cui il Rassemblement national des indépendants, guidato da un uomo d'affari che i commentatori definiscono essere molto vicino al re.

Per approfondire quel che succede vi proponiamo alcuni articoli usciti negli ultimi mesi, nella convinzione che come sempre capire è importante anche per trovare le strade per sostenere chi realmente prova a cambiare le cose, e non chi lo fa strumentalmente per mantenere intatto il sistema, anche cambiandogli il vestito.

Il Rif

La protesta, partita all'indomani della morte del pescatore Mohssine Fikri, affonda le sue radici nella situazione del Rif: si tratta di una zona che ha sempre avuto dissensi col governo centrale, tanto è vero che il secolo scorso, durante la guerra coloniale con la Spagna, aveva proclamato una breve indipendenza sotto la guida berbera. È una zona dove più forti sono povertà ed emarginazione.
Il padre dell'attuale re Mohamed VI, Hassan II diceva che c'è un Marocco utile e un Marocco inutile. Ed è proprio a causa del suo passato secessionista che la regione del Rif non rientrava fra le zone territoriali che avevano il suo favore. Dopo i movimenti del 1984 lanciati dagli studenti, Hassan II aveva deciso di escludere la regione del paese dai piani di sviluppo.
Nelle montagne aride la popolazione vive soprattutto di coltivazione di cannabis. Dopo l'arrivo al potere, Mohamed VI aveva proclamato di voler avviare un piano di riconciliazione con gli abitanti di questa regione berbera, ma la realtà continua ad essere quella di una mancanza di risorse locali che fanno aumentare la frustrazione: il tasso di disoccupazione è del 21%, cioè il doppio di quello nazionale.

Cronaca

28 Ottobre 2016
Mohssine Fikri pescivendolo ambulante di Al Hoceima (città situata a Nord nella regione settentrionale del Rif), muore stritolato nel tritarifiuti del camion dell'immondizia mentre protestava contro la requisizione della sua merce confiscata ingiustamente dalla polizia. La tragica morte ripresa con un cellulare e postata sui social network, da il via ad una rivolta, le cui rivendicazioni affondano nella situazione di marginalità della regione, che si propaga viralmente nelle zone limitrofe, arrivando in pochi giorni ad attirare anche l'interesse della stampa internazionale.

10 Dicembre 2016
Durante la giornata internazionale per i diritti umani ad Al Hoceima si svolge una grande manifestazione che riempe le vie della città. Tra media locali, attivisti e manifestanti si calcola che ci fossero all'incirca 100 mila persone. Si protesta per chiedere autonomia, diritti e libertà reali.

Da dicembre ad aprile
Continuano presidi e inziative in uno stato di mobilitazione continua. Il Governo risponde con lo stato d'emergenza e la militarizzazione della zona. La protesta trova appoggio in tutto il paese, diventanto il simbolo della generale insoddisfazione. Nasser Zefzafi, un disoccupato della zona, viene descritto nei media come il portavoce della protesta ed in molte occasioni arringa la folla durante le iniziative, rilascia interviste non solo ai giornali nazionali. La sua immagine inizia a circolare anche all'estero.

7 Aprile 2017
Il tribunale di prima istanza di Al Hoceima condanna con pene tra i cinque e gli otto mesi sette persone coinvolte nella morte di Fikri, ovvero gli agenti intervenuti durante la morte del pescatore. E' una sentenza che fa ulteriormente crescere la protesta: è come se lo stato si fosse assolto dalle colpe, alla base di quel che è successo. Gli organizzatori delle proteste reclamano soprattutto miglioramenti economici e sociali. Dopo la sentenza un attivista dichiara: “stiamo chiedendo da mesi la costruzione di un ospedale specializzato nella cura del cancro, la creazione di un'università e l'abolizione del decreto del 1958 con il quale si considera Al Hoceima una zona militarizzata”.

14 Maggio 2017
Sei partiti della maggioranza di governo, capeggiati dal Partito della Giustizia e dello Sviluppo ( partito islamico al potere) pubblicano un comunicato nel quale accusano chi protesta di “promuovere idee distruttive che seminano discordie” e peggio ancora di essere “separatisti”. Tutto questo è parte di una generale campagna di diffamazione che cerca di screditare chi protesta e nasconderne le profonde ragioni.

18 Maggio 2017
Viene convocato uno sciopero generale e migliaia di persone scendono in piazza con lo slogan: “Siete una mafia, non un governo”. Sei mesi dopo l'inizio delle proteste, la tensione non si placa.

Fine maggio 2017
Di fronte al permanere della protesta. Il Governo cerca di mostrare un volto conciliante.Una delegazione di ministri ed esponenti di istituzioni pubbliche si recano al Rif annunciando progetti sociali, educativi e nuove infrastrutture ma nessuna concessione politica e culturale. Promettono l'apertura di una sede distaccata dell'università di Tangeri ad Al Hoicema, la riqualificazione delle scuole, l'assunzione di 500 professori, la ristrutturazione e l'acquisto di un centro oncologico e annunciano la scelta da parte dello Stato di investire 900 milioni di euro nella regione.

Mentre il Governo vuole apparire conciliante a rompere il clima di pseudo tregua ci pensa il Ministro degli Affari Islamici, Ahmed Taofiq, che impone per la preghiera del venerdì a tutti gli imam di rimproverare i giovani ribelli, accusandoli di fomentare la “fitna”, ossia lo scontro tra musulmani.
All'ordine del Ministro gli imam obbediscono.

A Hoceim Nasser Zefzafi interrompe l'imam durante la preghiera del venerdì nella principale moschea della cittadina, accusandolo di utilizzare la religione a fini politici. Dopo essere duramente intervenuto, accompagnato da molti giovani, ritorna a casa.
Contro di lui viene spiccato un mandato di arresto . I reati sono l'aver ostacolato la libertà di culto, impedito al imam di parlare e aver insultato la religione, perturbando la tranquillità e sacralità del culto.
Nasser scappa da casa per fuggire all'arresto e diffonde un video sui social network assicurando che sta bene e appellandosi ai giovani perchè continuino in modo pacifico le manifestazioni.
Di fronte alle provocatorie accuse contro il portavoce della protesta, la tensione sale e ci sono scontri con la polizia, durante i quali vengono arrestati una ventina di ragazzi.

Nasser Zefzafi viene arrestato il 29 maggio. L'accusa è di minaccia alla sicurezza nazionale per aver interrotto il sermone dell'imam. Nel momento dell'arresto molte persone cercano di difenderlo. “L'imam stava parlando contro il nostro movimento. Ci accusa di destabilizzare il paese, di causare divisione. E Nasser ha preso parola per dire che dovrebbe dedicarsi a parlare di religione e non di politica. Stavano cercando un pretesto per arrestarlo”, dicono i manifestanti.

Le manifestazioni dopo gli arresti si fanno più dure.“Nasser, ti difendiamo con la vita e con il sangue”, gridano i manifestanti. A prendere il posto di Nasser come portavoce e simbolo della protesta è Nawal Ben Aissa, una giovane donna. Durante le manifestazioni cresce il numero delle donne che partecipano.

3 Giugno
Nel fine settimana la procura di Al Hoceima ordina l'arresto di un'altra ventina di attivisti. L'accusa per tutti è di “attentare alla sicurezza interna dello Stato, incitare a commettere delitti e crimini, umiliare i funzionari pubblici durante lo svolgimento del loro lavoro e commettere ostilità contro i simboli del Regno nelle riunioni pubbliche”. Proteste contro la repressione e a sostegno degli attivisti del Rif si svolgono anche in altre città del paese.

11 Giugno 2017
Più di 10 mila persone manifestano a Rabat. La protesta è convocata dal movimento islamico illegale ma tollerato “Giustizia e Spiritualità”, vi partecipano anche partiti di sinistra e forze islamiche interne alla coalizione di governo.
Come spesso accade in piazza si ritrovano tutti quelli che hanno motivi di risentimento e protesta contro il governo, al di là delle rispettive appartanenze. Cosa questa per certi versi naturale ma foriera di grandi contraddizzioni visto che il vecchio slogan "chi è nemico del mio nemico è mio amico" non sempre porta a grandi risultati,. Per cui nella stessa piazza ci sono islamici radicali, sindacati di sinistra e organizzazioni civili. Ci sono anche esponenti del Movimento "20 febbraio", ovvero quello che ha dato vita in Marocco alle proteste del 2011 durante la primavera araba. Uno di loro afferma “Quello che succede nella regione del Rif è di una gravità eccezionale visto il decreto di militarizzazione della regione e il decreto di emergenza. Non siamo più nel momento delle promesse del re del 2011".

Da metà giugno ad oggi
Il 14 giugno arriva la condanna a 18 mesi di carcere per i primi 25 attivisti. Una condanna dura se comparata ai 5 o 8 mesi dati a chi a partecipato alla morte di Mohssine Fikri. Ne seguiranno altre. Gli avvocati che difendono i manifestanti dichiarano “ la maggior parte dei condannati è accusato di aver manifestato senza autorizzazione gli ultimi giorni di maggio, dopo l'ordine di arresto di Nasser."
In occasione della conferenza stampa davanti al Tribunale l'avvocato di Nasser denuncia che il suo assistito ha subito violenze fisiche e morali, come il fatto che al momento dell'arresto, in modo dispregiativo sia stato definito “figlio di spagnoli”.
La notte le manifestazioni a Al Hoceima diventano più dure e viene proclamato uno sciopero generale per il fine settimana.

Un gruppo di detenuti inizia lo sciopero della fame in segno di protesta. Tra loro oltre a Nasser anche Mohamed Jellou, scarcerato da poco, dopo cinque anni di carcere per aver partecipato alle proteste del 2011.

Mentre nel paese la tensione cresce si svolge la visita del neo presidente francese. A Macron le organizzazioni dei diritti umani francesi inviano un comunicato per chiedere che venga condannata la repressione attuata dal governo marocchino. Alla conclusione della visita ufficiale Marcon dichiara di aver visto il re molto attento a quel che succede, Ovviamente nelle dichiarazioni ufficiali non c'è traccia dei temi collegati ai diritti umani.

Proteste sono previste per la fine di giugno ed è stato convocato un nuovo sciopero generale.

NASSER ZEFZAFI

Quasi otto mesi fa, quando iniziarono le proteste per la morte del pescivendolo triturato in un camion della spazzatura, nessuno in Marocco conosceva Nasser Zefzafi. Era semplicemente un disoccupato, dopo essere stato strozzato dai debiti del fallimento di una piccola attività di riparazione di computer e telefoni.

Presente fin da subito nelle proteste, ne diventa il portavoce. Viene intervistato soprattutto dalla stampa internazionale, i suoi discorsi vengono ascoltati in piazza. Viene definito il leader del movimento. Diventa ancora più famoso quando a fine maggio interrompe il sermone dell'imam per denunciare quel che sta accadendo e viene denunciato ed arrestato.
Che chi lo definisce un semplice disoccupato salito alle cronache, chi ne parla come appartenente a gruppi islamici radicali, chi addirittura lo definisce un provocatore al soldo degli spagnoli, chi semplicemente ne parla come un pazzo o un esagitato.


Proviamo a vedere cosa dice lui stesso in una lunga intervista realizzata da Diagonal lo scorso 4 aprile.

L'intervista parte dall'episodio scatenante, la morte di Mohssine Fikri. Nasser afferma: “Quello che è successo a Mohssine non è la prima, né non sarà l'ultima volta che accadrà (…) Ripeto, Mohssine è la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato le persone a combattere contro la hogra (…) Dalle prime indagini emerse come un fatto senza molta importanza. Questo invita a pensare che ci sia qualcosa di più grande, che implica personaggi importanti (...) Noi siamo manifestanti e come tali chiediamo un'indagine corretta. La gente che scende in piazza esige verità e che le indagini siano pubbliche per vedere chi si è sporcato le mani.”

Riferendosi al movimento di cui è portavoce e alla situazione attuale dice: “Chiediamo servizi pubblici, lo sviluppo della nostra economia, la fine della corruzione, che se ne vadano soldati e polizia. Quello che chiediamo non è diverso da quello che si chiede nel resto dello Stato. In questa terra (Rif) non si ha nulla, nè sviluppo economico, politiche che lo incentivino, università e nemmeno ospedali specializzati nell trattamento del cancro causato dalle armi chimiche spagnole nella guerra del 1921. Chiediamo questo per il Rif perché è dove viviamo e non c'è nulla, manca tutto”.

L'intervista continua con un giudizio sul comportamento del governo, che a parole si mostra condiscendente: “lo fanno per cercare di dare un esempio positivo e di rispetto per i diritti umani. Non dimentichiamoci che le mobilitazioni che stanno avendo luogo ora sono seguite in tutto il mondo e per quello non possono fare nulla (... )".

L'intervista termina con propositi sul futuro: “..possono incarcerarci e farci qualsiasi cosa, a me come alle altre persone che scendono in strada. (...) Se moriamo, che sia per la nostra terra e i nostri diritti”.

Nawal Ben Aissa

Casalinga di 38 anni, moglie di un tassista, madre di quattro figli. Una donna comune, che dopo l'arresto di Nasser viene indicata dai media come la nuova portavoce del Movimento Popolare.
Venuta a conoscenza della tragedia del pescivendolo tramite Facebook e interessata dall'impatto sociale delle proteste, inizia a studiare la storia e le rivoluzioni che hanno avuto luogo ad Al Hoceima. Decisa ad ascoltare i problemi dei rifeños (popolazione del Rif), scende direttamente nelle strade. Fa la sua prima apparizione pubblica l'8 Marzo, al fianco di Nasser.

Riportiamo brevemente le sue dichiarazioni in un'intervista realizzata da El Mundo lo scorso 12 giugno.
Inizia raccontando che “al principio si trattava di un movimento tranquillo e familiare, portavo anche i miei bambini”.
Parlando della sua istruzione dice: "Non ho avuto la possibilità di poter scegliere se studiare o meno. Qui alle bambine è già tanto se si arriva a mandarle alla secondaria ...".
Sono chiari nella sua testa i motivi che spingono la protesta: " costruire un'università, e dei programmi di inserimento per i lavoratori”.

A proposito dell'atteggiamento del governo dice: "Quando abbiamo iniziato le proteste, il governo si è dimostrato a favore delle nostre domande e si è impegnato a prendere in considerazione le nostre richieste. Poco dopo, senza che sapessimo il perché, hanno iniziato a detenere le persone in modo indiscriminato anche se non avevano niente a che vedere con il movimento.”

La giovane donna è stata accusata di essere parte di un gruppo indipendentista finanziato dal Fronte Polisario e dall'Algeria. Lei risponde: "Non è vero. Siamo patrioti e amiamo il nostro re, Mohamed VI, abbiamo la speranza che venga qui e veda che le nostre proteste sono pacifiche e riguradano tutto il Marocco, non solo il Rif."

Uno degli aspetti che più la preoccupa è il drammatico stato della sanità nella regione del Rif, dove il numero di patologie oncologiche è elevato. Lee cause risalgono al 1921 quando l'esercito spagnoloha usato nella regione armi chimiche. La Spagna non ha mai negato di averle utilizzate, ma non l'ha mai riconosciuto ufficialmente.
Ad Al Hoceima c'è un ospedale oncologico molto piccolo, insufficiente per far fronte al problema. Nawal lo conosce molto bene, ha intervistato i malati facendo dei video e divulgandoli sui social grazie ai quali molta gente ha fatto offerte anonime per aiutare i malati a pagare i trattamenti.
“Non chiediamo l'ospedale più grande del mondo, o con le migliori tecnologie, vogliamo solo una struttura sanitaria adeguata”.

Nel chiudere l'intervista Nawal denuncia il clima di controllo: “il livello di repressione e la mancanza di libertà di espressione sono estreme. La cosa peggiore è che stanno soffrendo anche i miei figli, non vogliono che esca di casa perché non sanno se ritornerò”.

LETTERA DEL MOVIMENTO DELLE DONNE DEL KURDISTAN (KOMALÊN JINÊN KURDISTAN) A MARÍA DE JESÚS PATRICIO MARTÍNEZ, PORTAVOCE DEL CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO

tags : blog, donne, kurdistan, pl-it,
19 GIUGNO 2017 Alla compagna María de Jesús Patricio Martínez, rappresentante della volontà del popolo indigeno del Messico e del Congresso Nazionale Indigeno. In primo luogo, vogliamo mandare alla nostra sorella messicana il nostro più profondo rispetto e il nostro saluto rivoluzionario dalle montagne del Kurdistan fino alle catene montuose della Sierra Madre oltreoceano. Nonostante … Continue reading LETTERA DEL MOVIMENTO DELLE DONNE DEL KURDISTAN (KOMALÊN JINÊN KURDISTAN) A MARÍA DE JESÚS PATRICIO MARTÍNEZ, PORTAVOCE DEL CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO

Desde la otra Europa: Rodrigo Guadalupe vive!

Junio de 2017 A la comunidad en resistencia de Cruztón A Semilla Digna Al Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) Al CNI y al Concejo Indígena de Gobierno A la Sexta en México y en el mundo A quienes luchan abajo y a la izquierda Cada día con mayor preocupación y rabia nos vamos enterando, ...

StoryBorders

#Storyborders, training course finanziato dal programma europeo Erasmus+, nasce come una esperienza di formazione per i 14 partecipanti provenienti da Italia, Francia, Spagna, Marocco e Tunisia sui temi del giornalismo, del fumetto di informazione e della realizzazione della propria opera d'inchiesta, grazie alla preparazione di trainers e di esperti riconosciuti nell'ambito.

Durante questo corso, svoltosi dal 7 al 13 novembre 2016, i partecipanti hanno imparato a riflettere sul tema della migrazione e a poterne parlare con strumenti nuovi, sperimentandosi come graphic journalist.

Il progetto si è realizzato in partnerariato tra le associazioni Xena centro scambi e dinamiche interculturali, Associazione Ya Basta - Caminantes, BeccoGiallo Editore, Nexes, Coexister Marseille, FMAS Forum des Alternatives Maroc, Tunisian Forum For Youth Empowerment منتدى تونس للتمكين الشبابي.

Dal materiale raccolto in quei giorni e dalle loro opere finali nasce questo ebook a più voci.

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Lontani Vicini - Come andare all'estero

Perché?

“Lontani Vicini” nasce da un gruppo di studentesse e studenti di varie Facoltà dell'Università di Padova accomunati dalla voglia di intraprendere attività internazionali di cooperazione, progetti e difesa dei diritti umani.
Il forte interesse alla partecipazione alle attività di ONG, a forme di cooperazione internazionale, a missioni di osservazione dei diritti umani, alle attività degli organismi internazionali si salda sempre più con un desiderio di mobilità ben presente tra noi giovani. Viaggiare, conoscere, fare esperienze in altri paesi rappresenta un'aspirazione per molti studenti. Per affrontare un'esperienza di questo tipo in maniera positiva bisogna poter conoscere di cosa si sta parlando, alla luce della situazione globale attraversata da grandi crisi e cambiamenti.

“Lontani Vicini” ha scelto di iniziare ad approfondire i molti temi collegati alla possibilità di fare esperienza all'estero e immaginarla come proprio futuro confrontandosi con chi queste esperienze le vive: operatori dei diritti umani, cooperanti, volontari.
Gli appunti che leggerete nascono dall'ascolto di chi ci a raccontato la propria esperienza, dagli approfondimenti che abbiamo elaborato collettivamente.
Lontani Vicini non è una guida esaustiva ma uno strumento per continuare a capire. Abbiamo provato a raccogliere i molti stimoli e le nostre discussioni collettive per offrirle a tutte le studentesse e gli studenti di Padova

Le riflessioni che vi proponiamo nascono dagli incontri realizzati presso la sede dell'Associazione Ya Basta – Caminantes in Via Barbarigo 17 a Padova con:
Damiano Duchemin - Cefa
Serena Alborghetti - Osservatrice internazionale e scrittrice
Aurora D'Agostino Giuristi Democratici Padova
Emiliano Bon - Xena
Stefania Piccinelli GVC
Ettore Acocella Un Ponte Per …
Laura Greco A Sud
Riccardo Varotto Comitato Locale - Padova UPP
Ringraziamo moltissimo tutti i nostri ospiti che ci hanno offerto una grande possibilità di riflessioni raccontandoci con passione il loro lavoro e le loro attività.

Iniziativa finanziata con il contributo dell'Università di Padova sui fondi previsti per le iniziative culturali degli studenti, come previsto dall'art. 4, comma 5 dello Statuto.

INDICE
- Alcune riflessioni generali
- A cosa serve fare un'esperienza all'estero?
- ...il curriculum!
- La cooperazione internazionale La vita di un progetto Interventi d'emergenza
- Missioni di osservazione dei diritti umani
- Andare all'estero
- Servizio civile nazionale all'estero Servizio volontario europeo
- Erasmus+ non solo studio
- EU Aid Volunteers
- Operazioni di monitoraggio ufficiali e indipendenti

Scarica l'ebook interattivo

Alcune riflessioni generali

Da tutti gli interventi che abbiamo potuto ascoltare ci siamo convinti che provare un'esperienza all'estero è importantissimo prima di decidere che lavorare all'estero è il futuro che vuoi.
Solo così i giovani hanno la possibilità di capire e capirsi meglio nella scelta della loro carriera. Attraverso queste esperienze i giovani hanno l'opportunità di ampliare alcuni aspetti dei progetti sul campo, che consentono alla persona di acquisire e mettere in pratica conoscenze e competenze con un valore professionale.

L'importanza fondamentale di queste esperienze è di stimolare riflessioni sulle motivazioni, sugli stili di vita e di lavoro, capace di attivare un nuovo tipo di cittadinanza attiva e responsabile rendendo i giovani i protagonisti della costruzione di una società nuova, accogliente ed aperta, attenta ai bisogni degli ultimi, vicini e lontani.
Chi è interessato a lavorare nell'ambito delle organizzazioni internazionali deve, tuttavia essere consapevole delle difficoltà che questa carriera riserva. Oltre ai requisiti richiesti, il candidato deve tenere presente che per intraprendere questo tipo di lavoro sono necessarie anche particolari predisposizioni e notevoli capacità di adattamento.
Il profilo ideale per chi vuole candidarsi per un bando e trascorrere un periodo all'estero sono: l'interesse per i rapporti internazionali, la disponibilità a viaggiare unita alla propensione a capire le ragioni e le differenze delle realtà spesso difficili con cui ci si misura, flessibilità, spirito di adattamento, la conoscenza delle lingue e capacità di lavorare sotto pressione. Queste sono le caratteristiche ideali che deve possedere chiunque aspiri ad intraprendere una carriera in un'organizzazione internazionale.

A cosa serve fare un'esperienza all'estero? … il curriculum!
Provare un'esperienza all'estero ha anche l'importanza di essere utile al fine del curriculum.
Poter inserire in un CV un esperienza intrapresa all'estero dimostra la nostra la capacità di adattamento e che siamo entrati in contatto con culture diverse dalla nostra di origine.
La maggioranza dei giovani interessati ad iniziare professioni internazionali, collegate alla cooperazione, i diritti umani etc .. ovviamente, non ha immediatamente un profilo professionale completo. C'è chi ha fatto studi inerenti. Ma se a questo si aggiunge anche un'esperienza concreta il CV diventa più interessante.
La mancanza di esperienza infatti è tra gli ostacoli da affrontare per i neolaureati e per chi desidera accedere ad una carriera nel settore delle organizzazioni internazionali.
La formazione accademica è importante nell'ambito delle organizzazioni internazionali ma lo è altrettanto l'esperienza sul campo.
L'esperienza all'estero aiuta a maturare in noi stessi la consapevolezza che stiamo andando nella direzione che vogliamo e che questo e' il lavoro che vogliamo fare.
Sia un percorso di studi pertinenti che un'esperienza all'estero hanno il loro valore durante la selezione dei bandi. Ovviamente quando si fa domanda per una posizione, le possibilità aumentano se abbiamo le competenze sia pratiche che accademiche per proporci.
Esistono delle opportunità a disposizione dei giovani per fare esperienze all'estero
che oltre a rappresentare un'importante esperienza da inserire nel curriculum e un canale di ingresso lavorativo, permettono di mettere alla prova motivazione e capacità indispensabili per operare in questo ambito.
“Lontani Vicini” prova a descriverne alcune occasioni accompagnandole con un po' di informazioni generali

Importante: utilizzare sempre il CV europeo e non altri formati!
Questo favorisce il lavoro dei selezionatori che sono abituati a ricercare le informazioni attraverso questo formato.


La cooperazione internazionale

La cooperazione internazionale intesa come cooperazione allo sviluppo è quella forma di collaborazione che avviene tra Stati e/o tra Stati e organizzazioni internazionali il cui obiettivo è lo sviluppo del sistema globale, in particolare di quelle aree considerate deboli. Questa cooperazione non è quindi concentrata sulla semplice crescita economica ma comprende la gamma più vasta possibile di fattori di sviluppo (nutrizione, sanità, istruzione, sicurezza, educazione, ambiente ecc.).
A promuovere iniziative e progetti di cooperazione e aiuto allo sviluppo sono
Governi e autorità locali
Organizzazioni internazionali
Organizzazioni non governative
Altri soggetti su base volontaria

Il cooperante è chi fa parte di un'organizzazione che realizza o partecipa ai progetti di cooperazione allo sviluppo.
Il cooperante deve essere coerente con la propria coscienza, i propri valori ed essere consapevole del tipo di lavoro che sta facendo poiché riguarda altre persone. È importante che il cooperante valuti sé stesso, le sue capacità, l'organizzazione all'interno della quale va a lavorare e il paese in cui si andrà a lavorare.

La vita di un progetto
Per intraprendere il percorso di cooperante internazionale è molto importante conoscere come nascono, vengono scritti e funzionano i progetti poiché sono questi che permettono di avere i finanziamenti e di conseguenza mettere in moto il meccanismo della cooperazione allo sviluppo.
I progetti hanno un ciclo di vita, indipendentemente dalla loro durata. Quando il progetto viene redatto, si va sul luogo per capire quali siano i bisogni reali della popolazione locale e si tiene conto delle motivazioni del donatore.
Una volta che il progetto è approvato si entra nella fase di implementazione, ovvero le attività, che si accompagnano con il monitoraggio ossia la verifica dei risultati
ottenuti per capire se si sta intraprendendo la strada corretta rispetto agli obiettivi che ci si è proposti.
Alla conclusione del progetto si effettua la una valutazione che insieme al report finale verrà consegnata al finanziatore.
Altro punto di grande rilievo è sapere la lingua ufficiale del paese di destinazione. Le lingue ufficiali sono inglese, francese, spagnolo, portoghese. È importante in primis per poter comunicare con le persone del posto e per la stesura dei progetti e dei report.


Interventi d'emergenza

Per interventi di emergenza si intendono gli interventi diretti a far fronte e riportare a normalità situazioni di pericolo o di forte bisogno delle popolazioni, dovute ad eventi naturali calamitosi, conflitti, epidemie o a situazioni di grave carenza che compromettano il soddisfacimento dei bisogni primari essenziali della popolazione colpita, avendo riguardo all'eccezionalità e all'imprevedibilità delle cause che hanno prodotto la situazione di emergenza.
I progetti di emergenza mirano a rispondere alle prime esigenze che sorgono da emergenze occasionali come guerre, carestie, catastrofi naturali ecc. attraverso la ricostruzione di infrastrutture, servizi ospedalieri, educazione, sostegno psicosociale per le vittime e programmi di informazione nei campi nel caso di sfollamenti.
Questi progetti sono spesso svolti in collaborazione con agenzie delle Nazioni Unite o altre agenzie internazionali.
Si crea un sistema di coordinamento da parte dei cluster che sono specializzati in diversi ambiti come l'educazione, la sanità, alimentazione ecc. Il ruolo dei cluster è di condividere informazioni su quante sono le persone coinvolte nella catastrofe,
quanti sono gli sfollati, quante sono le persone con esigenze particolari, che ONG sta operando nello stesso settore per evitare sovrapposizioni, quale ONG ha un esperto in materia che possa essere disponibile per altri campi vicini, tale pratica è molto importante perché produce ciò che viene definito “piani di risposta”, ossia le strategie di risposta alle emergenze da parte del paese.
Per rispondere alle emergenze le Nazioni Unite e le ONG attuano dei piani strategici che partono dall'analisi del numero di persone coinvolte nell'emergenza, i loro bisogni, quale organizzazione possa provvedere a tali bisogni e quanti soldi servono per questa serie di servizi. Sulla base di questo piano le NU raccolgono dai loro donatori (gli Stati) parte dei fondi necessari, tutte ONG sul territorio lavorano alla stesura di un piano e poi a seconda dei fondi raccolti, un processo di allocazione delle risorse e dei fondi viene attuato.
Mentre i progetti di sviluppo partono da un'altra visione ossia dare una risposta a lungo termine a determinati problemi legati al sottosviluppo, gli interventi d'emergenza rispondono a bisogni reali ed immediati.
Il lavoro di orientamento è un altro esempio di ciò che fa una ONG, si tratta di un lavoro di veicolazione di messaggi, informazioni utili per gli sfollati su come trovare assistenza sanitaria, dove prendere i voucher per mangiare oppure dove iscrivere a scuola i bambini che in una situazione di emergenza diventano fondamentali.


Missioni di osservazione dei diritti umani

L'osservazione dei diritti umani avviene ad opera di organismi internazionali (ONU, Unione Europea) e delle loro agenzie. I paesi in cui operano in genere escono da conflitti e vivono una delicata situazione di transizione dal punto di vista della democrazia. In genere si inseriscono in processi di peacebuilding (“consolidamento della pace”) e peacekeeping (mantenimento della pace). In questo contesto si inseriscono anche le missioni ufficiali di monitoraggio elettorale. Oltre a queste missioni ufficiali molte associazioni, gruppi, realtà di base, associazione di categoria impegnate nella difesa dei diritti umani organizzano Missioni di osservazione su base volontaria ed indipendenti.

Missioni UFFICIALI in particolare monitoraggio elettorale
La struttura di una missione è composta da un team centrale, il capo della missione, dirigente di missione, il coordinatore degli osservatori e vari esperti. Gli osservatori vengono selezionati in base alle necessità e all'ampiezza del territorio e vengono inviati a coppie per regione.
Prima di inviare gli osservatori per una missione, vengono mandati degli esperti in loco per una missione esploratoria del territorio e alla fine di questa viene redatto un rapporto sulla situazione di sicurezza del paese, se è possibile inviare gli osservatori o se è troppo rischioso per l'incolumità di essi. Viene poi fatta una settimana di formazione per gli osservatori prima della partenza sulla sicurezza e preparazione psicologica per poter affrontare diverse situazioni, vengono predisposite delle simulazioni su determinate situazioni che possono verificarsi, come rapimento, controlli in un checkpoint, intimidazioni o attacco esterno.
Per fare questo tipo di lavoro bisogna essere flessibili sia per quanto riguarda l'adattamento logistico perché ci sono differenze estreme tra un paese e l'altro e bisogna sapersi adattare alle diverse culture. È importante anche mantenere il sangue freddo, perché molto spesso ci si trova in situazioni pericolose durante le missioni, quindi una certa fermezza aiuta in situazioni difficili.
Il giorno delle elezioni gli osservatori girano per i seggi elettorali con un questionario della commissione elettorale che deve essere compilato indicando se tutte le regole sono state rispettate. Alla fine della giornata delle elezioni le informazioni necessarie vengono inviate al centro degli osservatori e i risultati vengono portati nella capitale del paese.

Missioni di osservazione e monitoraggio dei diritti umani INDIPENDENTI
Sono organizzate da associazioni che intendono in maniera indipendente contribuire alla difesa dei diritti umani, allo sviluppo democratico di un determinato paese, alla convivenza pacifica.
Si tratta in molti casi di missioni volte a denunciare le violazioni di diritti umani che non trovano sufficiente eco internazionale e anche a difedere i difensori dei diritti umani messi sotto attacco.
La missione consiste nell'osservazione e nel monitoraggio dei diritti umani sul campo, nel raccogliere le denunce e successivamente redigere un rapporto sul paese in cui è stata svolta la missione da presentare alle istituzioni internazionali. Queste Missioni hanno anche l'importante ruolo di diffondere le informazioni ricavate tra la società civile.
Sono organizzate su base volontaria. Ad esempio in questo periodo un'associazione come Giuristi Democratici sta seguendo costantemente con missioni indipendenti la situazione di grave violazione dei diritti in Turchia con particolare riferimento all'attacco agli avvocati.
La difficoltà maggiore per un osservatore internazionale indipendente è l'ingresso all'interno del paese in cui deve operare, infatti questi vengono bloccati negli aeroporti dalle autorità e ritenuti persone non gradite all'interno del paese.

ANDARE ALL'ESTERO

Abbiamo capito che le organizzazioni che operano nei paesi in via di sviluppo o nei contesti di crisi umanitaria o nell'osservazione dei diritti umani sono anch'essi sempre più diversificati, come diverse sono le opportunità professionali del settore: volontariato, missioni, servizio civile, stage e tirocini.
I primi passi per chi vuole intraprendere una carriera nel campo delle organizzazioni internazionali cominciano attraverso tirocini, stage e volontariato presso le ONG.
I vantaggi di svolgere stage, volontariato e tirocini sono l'acquisizione di una certa familiarità con l'ambiente delle organizzazioni internazionali, all'esercizio pratico, alla continua pratica nelle lingue straniere. Queste esperienze costituiscono una prima reale opportunità per cominciare ad accumulare quell'esperienza lavorativa necessaria per una successiva occupazione più stabile nelle organizzazioni internazionali. Fare un'esperienza di volontariato all'estero non è come andare in erasmus o fare qualsiasi esperienza all'estero. Le responsabilità sono maggiori e prevedono anche un progetto o un compito o una missione da realizzare.
È attraverso questo tipo di esperienze che ognuno di noi può rendersi conto davvero se quello è il tipo di lavoro che vuole fare o meno.
Al fine di favorire un più ampio coinvolgimento dei giovani nelle attività di cooperazione allo sviluppo, sia le istituzioni nazionali che sovranazionali che le ONG e le organizzazioni della società civile propongono diverse possibilità di operare all'estero. Ve ne segnaliamo alcune in seguito.
Non sono tutte e ci sono molte altre informazioni da aggiungere. Per questo è importante che ognuno parli con quante più persone possibili, legga articoli e informazioni che circolano in rete, partecipi ad eventi formativi … più conosci e più la tua scelta sarà positiva e non ti troverai in situazioni spiacevoli.
Sta solo a te far crescere la tua conoscenza essendo curioso ed attento.

SERVIZIO CIVILE NAZIONALE ALL'ESTERO (SCN)

Un'opportunità di volontariato di medio/lungo termine (3-12 mesi) per entrare nel mondo della cooperazione allo sviluppo è il servizio civile nazionale (SCN). Offre ai giovani dai 18 ai 28 anni la possibilità di dedicare un anno della propria vita a un impegno solidaristico e di partecipare concretamente ai progetti di cooperazione
e assistenza. Il servizio civile nazionale può essere svolto sia in Italia che all'estero e prevede una retribuzione mensile. Per il servizio civile nazionale all'estero l'ente di invio provvede a vitto, alloggio, viaggio A/R del volontario e corrisponde una
piccola indennità giornaliera. Per partecipare occorre rispondere ai bandi nazionali e regionali pubblicati annualmente dall'Ufficio per il Servizio Civile Nazionale.
Requisiti per poter partecipare al programma sono:
Età dai 18 ai 28 anni
Essere cittadini italiani
Essere legalmente soggiornanti in Italia
Non aver subito condanne penali
Essere in possesso della necessaria idoneità fisica Per maggiori informazioni consulta IL SITO
http://www.serviziocivile.gov.it/menusx/servizio-civile-nazionale/scn-allestero/ pervolontariestero/

SERVIZIO VOLONTARIO EUROPEO (SVE)

Un'opportunità di partecipare a un'esperienza formativa e interculturale offerta dall'UE ai giovani dai 17 ai 30 anni è il servizio volontario europeo. La durata dei progetti può variare dai 2 ai 12 mesi. Ci sono due modi per poter fare questo tipo di esperienza: rispondere a un bando di un ente avente già un progetto SVE approvato oppure contattare un ente attraverso il database sul sito europeo con il quale costruire un progetto da far approvare. L'ente mandatario provvede a vitto, alloggio, copertura assicurativa, viaggio A/R e pocket money mensile al volotario.
Requisiti per poter partecipare al programma sono:
- Età dai 17 ai 30 anni
- Essere cittadini di uno stato membro dell'UE
- Essere legalmente soggiornanti in un paese dell'UE
Oltre ai requisiti e la presentazione del curriculum è richiesta anche una lettera motivazionale. Ai fini della selezione è importante non tralasciare competenze informali, se una persona ha particolari doti artistiche come il canto, la danza, la musica, il disegno, la fotografia, la cucina, la giocoleria, la recitazione, lo sport ecc., è molto importante che lo inserisca nella lettera motivazionale (anche allegando i propri lavori) perché in tantissimi progetti cercano persone che abbiamo questo tipo
di competenze, quindi incorporarlo all'interno della lettera può determinare qualche punto in più durante la selezione.
Per maggiori informazioni consulta http://www.agenziagiovani.it/

ERASMUS+ NON SOLO STUDIO

All'interno del programma Erasmus+ ci sono diverse opportunità nel settore gioventù che offrono diverse modalità per svolgere esperienza all'estero a prescindere dal background sociale e culturale e dal livello di scolarizzazione.
Mobilità dei giovani e degli operatori giovanili consistono in attività di formazione informale svincolate dalle istituzioni educative. Si basa sull'idea che attraverso un'esperienza all'estero una persona possa acquisire delle competenze che gli possano servire a livello personale e professionale.
Scambi di giovani è basato sull'idea che un gruppo di giovani di diversa provenienza possa andare in un altro paese e confrontarsi su diverse tematiche (diritti umani, migrazione, educazione ecc.). Dura dai 5 giorni a un massimo di 21 giorni ed è rivolto ai giovani tra i 18 ai 30 anni. Il promotore che presenta il progetto paga ai volontari il viaggio, il vitto e l'alloggio per tutta la durata del progetto.
Mobilità per gli Youth Workers questo progetto dà la possibilità a ragazzi già inseriti nel mondo del lavoro di recarsi in un altro paese e avere una formazione su tematiche di interesse. Permette di stare all'interno di un'associazione straniera da una settimana ai due mesi per capire il funzionamento dell'organizzazione. Obiettivo è promuovere la qualità delle strutture di supporto per i giovani, offrire sostegno a chi lavora nel settore della gioventù e alle organizzazioni giovanili, promuovere lo scambio di pratiche educative a livello internazionale, migliorare la qualità del Programma.
Per maggiori informazioni consulta http://www.erasmusplus.it/giovani/settore-gioventu/

EU AID VOLUNTEERS

Una porta d'accesso per chi vuole questo tipo di lavoro è attraverso il programma della Commissione europea che offre l'opportunità per i giovani di essere coinvolti come volontari in progetti umanitari nel sud del mondo con EU Aid Volunteers. Questa iniziativa dall'UE permette di fornire supporto professionale attraverso l'impegno di volontari senior (con almeno 5 anni di esperienza di volontariato)
o junior (senza esperienza) adeguatamente formati e preparati attraverso la realizzazione di progetti comuni tra gli operatori umanitari esperti e le organizzazioni locali. Il programma garantisce ai volontari la copertura delle spese del viaggio, l'assicurazione, il visto e un rimborso per vitto, alloggio e trasporto locale nel paese di destinazione.
Requisiti per poter partecipare al programma sono:
Aver compiuto 18 anni
Essere cittadini di uno stato membro dell'UE
Essere legalmente soggiornanti in un paese dell'UE
Il programma EU Aid Volunteers è stato lanciato nel 2014. Il programma si basa sull'idea che i giovani ben preparati e qualificati possano contribuire ad alleviare le sofferenze delle popolazioni più vulnerabili nel nostro pianeta da un lato, e dall'altro, creare un ponte tra la società europea e il resto del mondo.
Questo programma è una grande opportunità per chi vuole partire e capire se gli piace questo tipo di lavoro, o semplicemente per vivere un'esperienza di solidarietà all'estero. È importantissimo provare l'esperienza sul campo per capire se è il lavoro che si è intenzionati a fare, perché in questo ambito i ruoli sono variegati e uno
dei cambiamenti principali è che negli ultimi anni il settore si è estremamente professionalizzato e richiede personalità sempre più specifiche in tutti gli ambiti per operare.
Gli EU volunteers lavoreranno nel contesto di specifici progetti e vengono ricercati a seconda dei bisogni in loco e vanno ad implementare l'azione già avviata dal programma. Tutti i volunteers partono con una formazione. Aver fatto un'esperienza all'estero non è rilevante ai fini della selezione, i requisiti base sono la conoscenza della lingua del paese, gli studi e le capacità pertinenti in base al profilo che viene richiesto.
Per maggiori informazioni consulta IL SITO http://www.euvolunteerportal.org/it/

OPERAZIONI DI MONITORAGGIO ELETTORALE UFFICIALI

Un'ulteriore strada praticabile per entrare nell'ambito delle organizzazioni internazionali, in particolare nell'importante settore “democratizzazione e diritti umani”, è quella della partecipazione alle operazioni di cosiddetto monitoraggio elettorale.
Partire per un paese in via di sviluppo o in fase di transizione verso la democrazia per supervisionare le fasi elettorali è sicuramente un'esperienza interessante e stimolante che può costituire un'ottima formazione per un percorso lavorativo internazionale. A differenza del settore delle Ong, per partecipare alle operazioni di monitoraggio e osservazione dei diritti umani occorre avere una laurea in materie giuridiche o umanistiche, ottima conoscenza dell'inglese, preferibilmente (anche se non necessariamente) un'esperienza di monitoraggio elettorale anche a livello nazionale e un'esperienza in campo internazionale (uno stage o un periodo di studi all'estero può costituire un valore aggiunto non indifferente). Poiché la richiesta di partecipare a queste missioni è molto alta, oltre a questi requisiti ve ne sono altri che costituiscono titoli preferenziali quali: la conoscenza della lingua del paese in cui si andrà ad operare e una formazione post laurea specifica per questo genere di attività.

La carriera di osservatore non è stabile, ma si svolge su chiamata di organizzazioni internazionali che sono incaricate di supervisionare le consultazioni in paesi terzi. Le missioni possono essere di breve (circa una settimana) o lungo termine (un mese).
Un'altra opportunità e canale per fare questo lavoro è attraverso i corsi promossi dal EODS (Election Observation and Democracy Support) che sono dei corsi retribuiti per osservatori e cooperanti.
Requisiti per poter partecipare al programma sono:
Avere una laurea in materie giuridiche o umanistiche
Essere cittadini di uno dei paesi membri dell'UE
Essere regolarmente soggiornanti all'interno dell'UE
Ottima conoscenza delle lingue di lavoro della missione
Precedente esperienza di monitoraggio elettorale e/o altre rilevanti esperienze

Per informazioni sulle missioni elettorali organizzate dall'UE http://www.esteri.it/mae/it/ministero/servizi/italiani/opportunita/nella_ue/ osservatori_elettorali.html
Per informazioni sulle missioni elettorali organizzate dall'OSCE
http://www.osce.org/employment/
Per i corsi promossi dal EODS http://www.eods.eu/

I candidati vengono inseriti in una banca dati a disposizione dei vari Uffici territoriali dell'ONU o dell'UE nelle aree che richiedono l'intervento di osservatori, sia per missioni di monitoraggio elettorale che per missioni di pace.

MONITORAGGIO DEI DIRITTI UMANI INDIPENDENTI

Trattandosi di missioni organizzate da associazioni su base volontaria in questo caso per partecipare a queste attività la cosa importante è contattare direttamente le organizzazioni proponenti.
I requisiti richiesti si basano sulla proposta stilata dall'organizzazione proponente. Ad esempio se la Missione è proposta da un'organizzazione di giornalisti impegnata a difesa dei colleghi iad andare saranno in genere operatori dell'informazione. In generale comunque si tratta di iniziative aperte alla più ampia partecipazione.
È necessario informarsi sulla serietà dell'organizzazione proponente in modo da non trovarsi in situazioni spiacevoli.
Sono esperienze molto interessanti che si fondano sul concetto di attivismo diretto e di un impegno cosciente.
Per quanto riguarda la pesante situazione di violazione dei diritti umani in Turchia segnaliamo l'associazione giuristi Democratici che si occupa del monitoraggio all'interno del paese.
Per maggiori informazioni http://www.giuristidemocratici.it/

Per quanto riguarda la Palestina segnaliamo Interventi Civili di Pace curato da Un Ponte Per ed altre organizzazioni
Per maggiori informazioni
http://www.unponteper.it/it/2017/01/corpi-civili-pace-pubblicato-bando/ http://www.unponteper.it/it/2017/05/interventi-civili-pace-palestina-nuova- missione/

Brigadas Civiles de Observación (BriCO)

        Partecipa alle Brigate Civili di Osservazione del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas, Chiapas, Messico https://frayba.org.mx/solidaridad/ https://frayba.org.mx/ Solidaridad Este equipo tiene bajo su responsabilidad el programa de las Brigadas Civiles de Observación (BriCO) que mantiene activos distintos Campamentos Civiles por la Paz en Chiapas, cuya tarea aporta para el monitoreo de […]

Solidarietà con la Comunità di Cruztón.

Carta en solidaridad por el cobarde asesinato del compañero Guadalupe Huet Gٔómez a los compañeros y compañeras de la comunidad de Cruztón, Municipio Venustiano Carranza.   A l@s compañer@s de la comunidad de Cruztón, Municipio Venustiano Carranza, Chiapas, México. A l@s familiares del compañero Guadalupe Huet Gómez. Al CNI y al Concejo Indígena de Gobierno. […]

CNI: Aggressioni contro le comunità.

L’offensiva di sopra dinanzi al movimento dal basso Noi del Congresso Nazionale Indigeno: popoli, nazioni, tribù e quartieri indigeni di questo paese, facciamo appello ai popoli del Messico indigeni e non indigeni, alle organizzazioni oneste dei diritti umani, ai mezzi di comunicazione, alla comunità scientifica e intellettuale, per ripudiare l’escalation repressiva contro compagni e compagne […]

CompArte 23-29 Luglio 2017.

 “Scegli da che parte stare, dalla parte della ragione, o dalla parte della forza”. Per il “Comparte per l’Umanità” che si svolgerà dal 23 al 29 luglio 2017 nel caracol di Oventik ed il CIDECI-UniTierra, scrivere a: Se vuoi partecipare: participantescomparte2017@ezln.org.mx Se vuoi assistere: asistentescomparte2017@ezln.org.mx http://enlacezapatista.ezln.org.mx/    

CNI e EZLN: Solidarietà e sostegno con il popolo fratello Wixárika

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Al Popolo Wixárika Ai Popoli del Mondo Riuniti in occasione dell’Assemblea Costitutiva del Consiglio Indigeno per il Messico, al CIDECI – UNITIERRA, Chiapas, i popoli, le nazioni e le tribù indigene che compongono il Congresso Nazionale Indigeno e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale diciamo al popolo Wixárika che siamo uniti, che il loro dolore e … Continue reading CNI e EZLN: Solidarietà e sostegno con il popolo fratello Wixárika