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La Turchia e i diritti umani? Una questione a intermittenza

In questi giorni le relazioni tra Turchia ed alcuni paesi europei, in particolare l'Olanda, si sono fatte tese dopo l'impedimento ai ministri di Ankara di tenere comizi a favore della riforma costituzionale, per la quale si voterà in Turchia il 16 Aprile. Il che ha scatenato forti proteste tra gli immigrati di origine turca, un buon bacino di voti per Erdogan, e alimentato il vittimismo di cui il Sultano non esita a servirsi per i propri interessi.

La vicenda riporta l'attenzione sulla spinosa questione delle relazioni Turchia-Europa. Il sultano Erdogan sa di poter contare sul contenimento dei migranti (sancito nell'accordo tra Turchia e Unione Europea) nei propri confini come arma di ricatto da far pesare sui paesi europei alle prese con un periodo elettorale in cui la "questione immigrazione" porta acqua ai vari populismi reazionari nazionali. Di fronte a questo ricatto, gli stati europei balbettano dunque sulla difesa dei diritti umani in Turchia.
Si chiude un occhio, talvolta anche due, su quanto sta avvenendo dopo lo stato di emergenza proclamato all'indomani del golpe del 15 luglio 2016.

Ivan Grozny insieme a Riccardo Noury ci raccontano la Turchia dal 2015 al 2017

Centinaia di avvocati, giornalisti e oppositori sono stati arrestati. I professori sono stati allontanati dalle Università. I deputati dell'opposizione e curdi sono stati arrestati ed allontanati dal Parlamento. Lo stato d'assedio ha colpito intere aree e città nella zona curda.
La lista delle violazioni dei diritti umani in Turchia è lunghissima.
In questo quadro il referendum sulla riforma costituzionale, che porterebbe il presidente turco ad ottenere un forte accentramento di tutti i poteri statali, è un passaggio che si inserisce perfettamente nello sviluppo dell'autoritarismo di Erdogan iniziato negli ultimi anni.

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Campagna delle donne dell'HDP per il NO al referendum

Invece di assistere a piccole schermaglie il più delle volte legate a meccanismi elettorali interni e a questioni contorte e poco comprensibili, come il fatto che ai Ministri turchi sia impedito lo svolgimento dei comizi in suolo europeo, non sarebbe forse il caso che la posizione dell'Europa fosse il più chiara e semplice possibile?
Non si potrebbe dichiarare unanimemente che la Turchia deve porre fine alle violazioni costanti dei diritti umani?
E se questo è vero non bisognerebbe procedere con le scelte stabili, come ad esempio la fine della vendita di armi e una pressione reale sul governo del Sultano?

Ma come dicevamo prima, l'arma dei ricatto sulla pelle dei migranti vince, mentre il resto passa in secondo piano.
O peggio ancora la relazione con la Turchia avviene a velocità alternate a seconda degli interessi contingenti.

Per capire costa sta veramente succedendo in Turchia vi proponiamo due interviste realizzate da Ivan Grozny, durante lo svolgimento dell'importante convegnopromosso dai Giuristi Democratici a Padova dal titolo "La tutela dei diritti nello stato d'emergenza: il caso Turchia" .
La prima con Serife Ceren Uysal, avv. del Foro di Istanbul, CHD (Associazione Avvocati Progressisti), e la seconda con Mahmut Sakar, avv. del Foro di Ankara e difensore di Abdullah Öcalan.

Intervista con Serife Ceren Uysal

Ciao Serife, la prima domanda riguarda il referendum in Turchia: qual è la tua opinione a proposito? Molte persone pensano da ormai parecchio tempo che è giunto il momento di cambiare perché l'attuale Costituzione, nata dal colpo di stato militare, potrebbe addirittura peggiorare. Che cosa vuole Erdoğan da questo referendum?

In primo luogo, non solo come avvocato non posso difendere la costituzione vigente ma anche come oppositrice non ho possibilità difarlo.
Stanno cercando di cambiarla grazie alle condizioni dello stato di emergenza e quindi ora dobbiamo iniziare a parlare di un regime straordinario.

La costituzione vigente è stata istituita sotto il regime militare e ora abbiamo di nuovo un codice giuridico straordinario. Non è un codice militare, si definisce come un codice civile. Ed è proprio delle dittature e del fascismo cambiare la costituzione, trasformando il regime.
Bisogna ricordare che i parlamentari curdi e di sinistra che sono stati eletti ora sono in carcere. Dunque in questo momento di instabilità si tenta di trasformare il regime con il consenso del solo 10% della popolazione.
Penso che in questo momento, anche senza cambiamenti nella costituzione, Erdoğan ha già un grande potere, ma attraverso il referendum vuole ottenerne ancora di più.
Ad oggi sta usando le condizioni dello stato di emergenza per comandare il paese e scegliere giudici e procuratori. Cambiando la costituzione questo potere diventerebbe permanente e non sarebbe più legato allo stato di emergenza.
Questo significa che nel nuovo regime, lo stato d'emergenza sarà normalizzato e potrà continuare.

La seconda domanda riguarda cosa è successo a magistrati, giudici e avvocati appena arrestati in Turchia: cosa ti aspetti dalla tua visita in Italia relativamente a questo? Per esempio, ti aspetti che il governo o i tuoi colleghi chiedano aiuto all'Europa oppure vuoi semplicemente far sapere la situazione odierna in Turchia?

Ci sono due aspetti differenti. Il primo è che ci sono 3000 giudici e procuratori che sono stati incarcerati e dal mio punto di vista alcuni di loro sono parte del problema di oggi. Dovendo essere onesti, in Turchia non abbiamo mai avuto un sistema giudiziario indipendente, ma proprio ora che tantissimi giudici e procuratori sono stati incarcerati, significa che quelli rimasti in libertà sono mentalmente imprigionati, perché hanno paura a prendere decisioni indipendenti, lavorano per conto del governo e sanno che se fanno un passo falso potrebbero essere arrestati anche loro.

Per gli avvocati la situazione è sempre stata difficile, sopratutto per quelli curdi e di sinistra. Abbiamo subìto molte azioni nei nostri confronti e molti dei miei amici sono stati incarcerati.

Quindi sì, sono venuta qui per informare le Comunità Europea, e in particolare la comunità di sinistra.
E' molto importante organizzare un meccanismo di solidarietà. Sfortunatamente non mi aspetto molto dai governi, nè dalle istituzioni europee perché abbiamo visto come la Corte Europea per i Diritti Umani creda ancora che la Turchia abbia un sistema giudiziario efficiente. Mi aspetto invece qualcosa dagli oppositori e dai movimenti sociali delle altri nazioni.

Ora la Turchia ha un grande vantaggio perchè sta utilizzando contro l'Europa l'accordo Europa/Turchia riguardo ai migranti per i propri interessi.
Questo colpisce gli immigrati che vivono in Turchia perché sono visti solamente come degli strumenti per il governo. Non sono aiutati e non si sta organizzando alcuna possibilità per loro. Le istituzioni europee conoscono la situazione e la accettano.

La chiave, secondo me, è esercitare una forte pressione, qualcosa che faccia discutere su questo, non solo per la Turchia ma anche per l' Europa, poiché in tutta l'Europa e in tutto il mondo c'è una tendenza verso il conservatorismo e l'autoritarismo e c'è bisogno di discutere riguardo ai modi per combattere tutto questo.

Una curiosità: come sono le condizioni dei migranti in Turchia?

E' una questione molto difficile da affrontare, devo essere onesta, perché la Turchia è stato l'unico stato sfortunatamente in Europa a non avere movimenti di solidarietà con i migranti.
Ci sono delle ragioni per questo. Per prima cosa abbiamo tante questioni in sospeso che facciamo fatica ad occuparci della nostra stessa vita , ci sono moltio conflitti politici ma ci sono anche altre motivazioni. Il mancato supporto da parte dei socialdemocratici è legato ad una questione che potremmo definire di un certo tipo di "islamofobia turca". Questi immigrati, definiti come islamici, in particolare i siriani, infatti, vengono percepiti come possivili sostenitori della politica dell'AKP e come una minaccia alla sicurezza che può avere effetti negativi sulla loro vita sociale.
Per coloro che invece hanno sentimenti positivi a favore dei migranti grazie al background religioso comune, anche loro iniziano a pensare che i migranti siano una minaccia, perchè sono poveri non hanno soldi e quindi sono in competizione con essi nel mondo del mercato lavorativo. Sfortunatamente i migranti sono soli, a volte con solo un posto in cui dormire e quindi diventano un target facile per il reclutamento nell'ISIS non avendo niente.

L'ultima domanda riguarda i curdi: qual è la tua opinione circa ciò che sta succedendo? Pensi che possano riuscire a trovare una soluzione?

Il processo di pacificazione è stato fermato dal governo, e ciò rende chiaro che non c'è la volontà di giungere ad un effettivo accordo di pace. In realtà non è stato neanche un vero processo di pace, ma solo una specie di negoziazione che era importante per l'AKP per farlo sembrare un processo democratico. Successivamente però hanno attaccato pesantemente.
Dopo gli anni '90 non abbiamo mai affrontato un attacco cosi aggressivo che distruggesse città e che uccidesse centinaia di migliaia di persone, anche se non conosciamo i numeri reali.
Hanno iniziato ad attaccare anche le organizzazioni legali della popolazione curda, come l'HDP e molti parlamentari e avvocati sono stati arrestati.
Questo ha avuto delle implicazioni. Se chiudi gli spazi legali per fare politica, questi movimenti, che hanno una loro storia, cercheranno altri modi per continuare a fare politica.
Non stiamo parlando di movimenti locali, ma di un movimento forte in tutto il Medio Oriente. Questo ha delle implicazioni.
Credo che se parliamo di soluzione per la Turchia, dovremmo avere come obiettivo la fine dello stato di emergenza, una soluzione per la quale non solo i curdi dovranno lottare ma ci deve essere un movimento che unisce curdi, turchi e oppositori.

Intervista con Mahmut Sakar

Come sta Abdul Ocalan?

È da più di un anno che non abbiamo sue notizie, non sappiamo niente. L'ultima volta, un mese fa, suo fratello ha avuto la possibilità di vederlo. Ha detto che stava bene, però per adesso, né noi né la sua famiglia abbiamo sue notizie.

Abdul Ocalan potrebbe ancora essere simbolo di pace, nonostante la situazione?

Se ci dovesse essere qualcuno in grado di portare la pace, questo è sicuramente lui. Tuttora è molto dura perché in Turchia si sta svolgendo un processo molto difficile, ma sono sicuro che un giorno ci si riuscirà.

Che differenza c'è tra la Turchia degli anni '90 e quella attuale?

Anche il periodo degli anni '90 era un periodo di oppressione, l'unica cosa rimasta è lo spirito del popolo. Ciò che cambia è che ora è presente la Rojava e quindi la situazione in Medio Oriente.
Il presidente della Turchia dichiara guerra a tutte le zone in cui i curdi sono presenti anche in quantità ridotta, quindi la guerra si sta espandendo in molti luoghi.

Dato che hai avuto luogo di visitare più luoghi europei anche istituzionali, secondo te l'Europa ha compreso la situazione in Turchia? Come ti aspetti che si comporti a riguardo?

Io non credo che l'Europa abbia capito la situazione.
Ci sono degli Stati che vivono il governo di Erdogan come una dittatura, ma non cambia nulla. Se il popolo lo vede come un dittatore, tutto il mondo dovrebbe vederlo allo stesso modo.
Non cambia nulla anche per quanto riguarda le questioni economiche legate alla vendita di armi, almeno si potrebbe fermarla dato che le armi vengono utilizzate contro i curdi.

Secondo te non è arrivato il messaggio agli europei che alcune città turche sono veramente sotto attacco?

L'Europa vede tutto ma non fa nulla, si sta cercando di nascondere quello che sta accadendo. L'Europa ha detto alla Turchia: “fai quello che vuoi, io mi chiudo gli occhi”, nonostante veda tutto.
Non è possibile che non abbiano saputo nulla perché tutti i giorni avvengono manifestazioni.

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