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"Viaggio nel deserto - Da Djanet alla Tadrart in Algeria" di Serena Alborghetti

Serena Alborghetti, che ha conosciuto per la sua attività di osservatrice dei diritti umani e viaggiatrice la realtà del Nord e Centro Africa, nei suoi viaggi ha avuto modo di attraversare in più occasioni il deserto del Sahara, a cui è profondamente legata.

Ha narrato le sue esperienze in due libri, usciti per la casa editrice Poligrafo di Padova. In "Sulle piste d'Africa" racconta il lungo viaggio della protagonista dall'Italia attraverso il Sahara e il Sahel fino al Golfo di Guinea, in "Riflessi di uno specchio" affronta attraverso quattro figure di donna la complessità dei conflitti africani.

Serena torna oggi ad offrire la possibilità per chi vuole vivere realmente il deserto di viaggiare con lei in Algeria.

Nel gennaio 2017 è stata nel deserto a sud est dell'Algeria nella regione della Tadrart. Quello che vi proponiamo è il suo diario di viaggio.

Nel mese d'aprile 2017 Serena sta organizzando percorsi di 10 giorni per recarsi nel deserto in un modo diverso, accompagnati da guide locali, scoprendo tra le dune e le rocce del deserto un vero museo a cielo aperto di pitture e graffiti antichissimi.

Per conoscere dettagli e costi di "Viaggio nel deserto - Da Djanet alla Tadrart in Algeria" contattate Serena Alborghetti:
mail serenalbo@hotmail.com
telefono 3393252532
FaceBook serena.alborghetti

Diario di viaggio

"Viaggio nel deserto - Da Djanet alla Tadrart in Algeria"


Difficile descrivere il deserto: il deserto è un'emozione, bisogna viverlo

Erano più di due anni che non mettevo piede nel deserto e…mi mancava. L'ultima volta era stato a fine 2014, nel sud della Tunisia, tra le dune di Ksar Ghilaine e poi avevo festeggiato il nuovo anno sorvolando le dune in delta plano, emozionante e bellissimo, ma io ho bisogno di immergermi nel deserto. Devo sentire le pietre dure sotto le suole dei miei sandali e la sabbia morbida sotto i miei piedi nudi. Così sono partita, era tempo… due amici di Bologna mi accompagnavano.

Dopo tre balzi in aereo (Bologna, Roma, Algeri, Djanet) il più lungo dei quali all'interno dell'Algeria, siamo sbarcati, dopo mezzanotte, all'aeroporto di Djanet. L'aeroporto è piccolo, non vi sono bus, si attraversa la pista a piedi. L'aria era fredda e asciutta, il cielo pieno di stelle. Passiamo la notte nella residence dell'Agenzia, arrampicata in cima a un cucuzzolo domina la cittadina e il palmeto.

La mattina seguente, dopo un rapido giro al mercato si parte. Andiamo a sud sud est, il primo tratto è su strada asfaltata, poi la si abbandona e ci si inoltra nella regione della Tadrart.

Niente più strade e neppure piste, solo qualche traccia sulla sabbia. Ci si ferma per il pranzo, si stende una stuoia in terra, materassini per sedersi, un tavolinetto basso per mangiare. Menù: un ottimo pollo alla brace e insalata.
Il sole scalda, sembra quasi estate a quell'ora, il silenzio è assoluto, qualche moula-moula, la rondine del deserto, ci guarda curiosa. Dopo il tradizionale tè si riparte.
Prima del tramonto si fa il campo. Lì la sabbia ha il colore del corallo e le rocce scure creano uno strano contrasto. La sera fa freddo e la notte la temperatura scende ulteriormente, ma l'aria è secca, asciutta.
E' il primo bivacco, la prima notte nel deserto, ci si scalda e si mangia intorno al fuoco. La prima falce di luna tramonta subito e il cielo si riempie di stelle, qualche stella cadente luminosissima attraversa il cielo, lo spettacolo è stupendo.

Così, per otto giorni ci muoviamo in un paesaggio incredibile, tra sabbie che sfumano dal bianco al dorato al rosso corallo, da queste si innalzano guglie e massicci di roccia scura o rossa e dorata a seconda dei minerali che contiene, le pareti sono cesellate dal vento e sembrano strani giganteschi alveari.

Di solito ci si ferma per pranzo là dove si farà anche il bivacco per la notte e il pomeriggio, con la guida, si parte a piedi alla ricerca delle pitture rupestri. Nelle grotte o sotto tettoie di roccia si scoprono antichissime pitture e incisioni testimoni silenziosi di un'era quando quelle regioni erano verdi e fertili.
Sono riprodotte scene di caccia, antilopi, elefanti e giraffe. Gli animali sono dipinti o incisi con cura nei minimi particolari, le figure umane, più stilizzate, sono slanciate e sempre in movimento.
Al ritorno dalle nostre passeggiate ci aspetta una cena sempre diversa, particolarmente curata dalle nostre guide, che ci offrono la possibilità di conoscere le ricette e i sapori locali.

In quei giorni il tempo si dilata, perde consistenza, le notti si succedono ai giorni, ogni giorno il paesaggio cambia, è come se su un palcoscenico a 360° il fondale venisse sfilato e cambiato in continuazione.
Alle distese piatte seguono file di morbide dune dalle curve perfette e poi ancora rocce di diverse forme e colori, mai uguali.

La notte, intorno al fuoco, si mangia, si scherza e ci si racconta con le guide mentre si assiste al rito del tè. Loro ci raccontano storie di viaggi, la loro vita e storie di stelle, quelle stelle che affollano il cielo… il cacciatore Orione innamorato delle Pleiadi, le figlie della notte, che insegue dal tramonto all'alba senza mai raggiungerle. La piccola Orsa, che chiamano il cammellino, perché come lui, attaccato a un paletto, la stella polare, vi gira intorno tutta la notte cercando di avvicinarsi alla madre, la grande cammella. Venere è l'incostante, alle volte è la stella della sera, che appare al tramonto, altre volte è visibile all'alba. Ora brilla luminosissima alla sera, quasi abbracciata a Marte, il pianeta rosso.Tra storie di uomini e di stelle passa la serata e poi si va a dormire.
Abbiamo le tende, ma tutti si sono convertiti a dormire fuori, à la belle étoile, come dicono i francesi, perché il cielo è una magnifica coperta.

L'ultimo giorno si risale a nord, si esce dalla Tadrart e si raggiunge Essendilene, un ampio canyon ricco di palme e tamerici che si può percorrere a piedi.
La notte si fa il campo poco distante, a Tikoubawin, che in lingua Tamahaq vuol dire “le spade” perché le rocce intorno sembrano spade puntate verso il cielo.

Al rientro a Djanet si ha l'impressione di essere usciti da un sogno.

Ripartiamo di notte e arriviamo ad Algeri di primo mattino. Un giro per la città tutta bianca, digradante dalle colline verso il mare, un ottimo pranzo di pesce ed è ora di tornare all'aeroporto per l'imbarco su Roma.

Il sogno è finito, ma lascerà sempre qualcosa dentro di noi.