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Dall'EZLN: “Sguardi, Ascolti e Parole: Proibito Pensare?”

Il percorso aperto nell'ottobre 2016, promosso dall'EZLN e dal Congresso Nazionale Indigeno, iniziato con la consultazione che ha portato alla nascita del Consiglio Indigeno di Governo e alla candidatura di Marichuy alla Presidenza del Messico, continua dopo che non sono state raggiunte le firme per la candidatura.

Era stato chiaro fin dall'inizio che la scomessa non erano certo le elezioni ma aprire un nuovo spazio politico, in cui fosse possibile per tante e tanti trovare un camino comune.

Così è stato, attraverso il lungo percorso fatto da Marichuy che è stata l'occasione per attraversare le molte contraddizioni e lotte del paese, ma anche una sorte di filo capace di collegare punti tra loro lontani ma vicini per esperienza e vissuto.

Così è stato attraverso la raccolta di firme per la candidatura di Marichuy che si è trasformata in un atto collettivo che ha coinvolto moltissime realtà, collettive e persone singole dal Nord al Sud, iche hanno affrontato le molte gabbie formali insite nel meccanismo elettorale, volto semplicemente a perpetrare il gioco tra i contendenti di sempre.

In questi mesi le donne sono state protagoniste di tutte le iniziative, gli incontri, le assemblee, le marce ed in tantissime hanno partecipato all'incontro internazionale delle donne ribellinel Caracol di Morelia, in Chiapas.

Adesso si entra in una nuova tappa: la valutazione del percorso fatto finora e la discussione su come continuare.

L'invito è quello di discutere, di condividere in forma collettiva le riflessioni per continuare il cammino.

Una delle prime tappe sarà a San Cristobal dal 15 aprile al 25 aprile al Cideci per CONVERSATORIO (o semenzaio): “Sguardi, Ascolti e Parole: Proibito Pensare?”, convocata dalla Commissione Sexta dell'EZLN.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
Commissione Sexta dell'EZLN

Messico
Marzo 2018

Alle persone, gruppi, collettivi ed organizzazioni che, in tutto il mondo, hanno compreso e fatto propria l'iniziativa del Consiglio Indigeno di Governo e della sua portavoce:
Alla Sexta nazionale e internazionale:
A chi ha firmato per la portavoce del Consiglio Indigeno di Governo:

CONSIDERANDO CHE:
Primo ed unico:
La Famiglia Felice.

Un villaggio, o città, o come si chiami. Un luogo del mondo. Un muro. Incollato alla rugosa superficie del grande muro, un poster, cartellone, o una cosa così. Nell'immagine, un uomo e una donna sorridono ad una tavola traboccante di cibo. Accanto alla coppia, una bambina sorride; di lato, un bambino mostra la sua brillante dentatura. Su di essi, a lettere grandi e intimidatorie, si legge “LA FAMIGLIA FELICE”.
Il cartellone è ormai vecchio, con la patina del tempo a spegnere i colori che, supponiamo, una volta fossero brillanti e, si potrebbe dire, felici. Mani anonime hanno aggiunto su dei foglietti di carta: “La famiglia felice è felice solo con la benedizione del divino”; “No alla famiglia omosessuale, a morte i froci e le lesbiche!”; “È la maternità a rendere felice la donna”; “Si stappano tubi. Preventivi senza impegno”; “Si affitta casa felice per famiglia felice. Astenersi famiglie infelici”.
Di fronte, sul marciapiede ai piedi del muro, la gente va e viene senza prestare attenzione all'immagine sbiadita.

Ogni tanto, qualcuno sembra schiacciato da un pezzo caduto dal muro decrepito. Vero, questi crolli parziali si verificano con sempre più frequenza. Pezzi di muro si staccano e schiacciano a volte una sola persona o un piccolo gruppo, a volte comunità intere. La commozione tra la moltitudine dura solo pochi istanti, poi riprende la sua strada sotto lo sguardo pallido della famiglia felice.

Catastrofi grandi e piccole che non devono distrarci dall'essenziale: ad un certo intervallo di tempo, il supremo artefice di “famiglie felici” annuncia l'elezione, libera e democratica, del custode del poster. E proprio adesso, il felice calendario, di cui ora ti accorgi, che si vede dietro la famiglia felice segna che è tempo di scegliere. In queste date, un'attività febbrile percorre la folla che, senza fermarsi, pensa, discute e litiga sulle diverse opzioni offerte per custodire il gigantesco cartellone.
C'è chi segnala il pericolo che l'imperizia manifesta dei suoi rivali metta a rischio la malconcia immagine, simbolo di identità del villaggio, città, o cose così. Una persona si offre di rimodernarlo e restituirgli la lucentezza ed il colore di una volta (in realtà, nessuno ricorda quel tempo, quindi non si può nemmeno dire che una volta sia realmente esistito – certo, solo nell'indubbio caso che si possa attribuire esistenza al tempo -). Un altro dice che le amministrazioni precedenti hanno trascurato l'immagine e a questo si deve il suo visibile deterioramento.

Le diverse proposte infiammano le discussioni tra i passanti. Si incrociano accuse, calunnie, menzogne, argomenti con la solidità dell'effimero, condanne e sentenze apocalittiche. Si riflette sull'importanza e trascendenza del momento, sulla necessità della partecipazione cosciente. Non si è lottato tanti anni invano per poter scegliere chi custodisca la felice immagine della famiglia felice.
Si formano bande: là quella di chi insiste in un rinnovamento prudente; un'altra insiste nel postulato scientifico che “meglio il cattivo che si conosce, che il buono che non si conosce”; un'altra banda riunisce chi offre probità, buon gusto, modernità. Gli uni e gli altri gridano: “Non pensare! Vota!”. Uno striscione che ostacola l'andirivieni della gente, recita “Qualunque appello a ragionare sul voto, è un invito all'astensione. Non è il momento di pensare, ma di prendere partito”.

Le discussioni non sempre sono misurate. È così importante scegliere il responsabile dell'immagine, che non poche volte le bande arrivano alla violenza.
C'è chi parla di abbondante quantità di felicità per chi risulti vincitore, ma, lungi dagli interessi mondani, sui volti austeri dei contendenti si avverte la serietà della questione: è un dovere storico, il futuro è nelle mani titubanti di chi dovrà scegliere, è una grave responsabilità che pesa sulle spalle della gente; peso che, felicemente, sarà alleviato quando si saprà chi sarà il vincitore e procurerà felicità alla felice immagine della famiglia felice.
È tale la frenesia che tutti si dimenticano completamente dell'immagine ritratta. Ma la famiglia felice, nella solitudine del muro, indossa il suo perenne e inutile sorriso.
Ai piedi della lunga e alta parete, una bambina alza la mano chiedendo di parlare. Le bande non la vedono nemmeno, ma non manca qualcuno che dice:“poverina, è una bimba e vuole parlare, lasciamola parlare”. “No”, dice un'altra banda, “è un trucco della banda avversaria, è per dividere il voto, è una distrazione affinché non riflettiamo sulla gravità del momento, è un chiaro invito all'astensione”. La banda più in là, obietta: “Che capacità può avere una bambina di opinare sul cartellone? Le mancano studi, deve crescere, maturare”. E da quella parte: “non perdiamo tempo ad ascoltare una bambina, dobbiamo concentrarci sulla cosa importante: decidere chi è il migliore per custodire il cartellone”.
La “Commissione per la Nitidezza e Legittimità per l'Elezione dell'Addetto alla Custodia dell'Immagine della Famiglia Felice” (CNLEACIFF), ha emesso un serio e breve comunicato, conforme alla gravità dei tempi: “Le regole sono chiare: NON SONO AMMESSE BAMBINE”.
Nuove riflessioni degli analisti esperti: “l'unica cosa ottenuta dalla bambina è stato legittimare la CNLEACIFF. Chiedendo la parola, la bambina è entrata nel gioco ed ha perso, il resto non conta”; “Il fallimento della bambina è sintomo del fallimento del processo di rinnovamento, le istituzioni dovrebbero lasciare che la bambina parli”; “È stato commovente, lei, con la sua manina alzata a chiedere attenzione, poverina”; “È stato un risultato avverso, il prodotto di un'analisi sbagliata della congiuntura, il contesto e la correlazione di forze, questo segnala l'assenza di un'avanguardia rivoluzionaria che guidi le masse”; “Eccetera”.
Ma le discussioni sono durate solo pochi minuti, e l'andirivieni dei passi e delle ingiustizie ha seguito il suo corso. Non si è ascoltato la bambina mentre indicava non l'immagine, ma il muro su cui la famiglia felice mostrava la sua ormai deteriorata placidità.

In piedi su un mucchio di macerie, circondata da cadaveri di bambine e pietre sbriciolate, la bambina denunciava, laconica, l'evidente:
“Cadrà”.
Ma nessuno ha sentito…
Un momento… nessuno?
(Continua?…)

  • -
    In base a quanto sopra esposto, la Commissione Sexta dell'EZLN convoca il:

CONVERSATORIO (o semenzaio):
“Sguardi, Ascolti e Parole: Proibito Pensare?”

In cui diverse persone del Congresso Nazionale Indigeno, del Consiglio Indigeno di Governo, delle arti, delle scienze, dell'attivismo politico, del giornalismo e della cultura, condivideranno quello che vedono e sentono.
Il conversatorio si svolgerà dal 15 al 25 aprile 2018 presso il CIDECI-Unitierra, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

Hanno confermato la loro partecipazione, tra altr@:
Marichuy (portavoce del Consiglio Indigeno di Governo).
Lupita Vázquez Luna (consigliere del Consiglio Indigeno di Governo).
Luis de Tavira Noriega (direttore di Teatro).
Mardonio Carballo (scrittore).
Juan Carlos Rulfo (cineasta).
Paul Leduc (cineasta).
Cristina Rivera-Garza (scrittrice).
Abraham Cruzvillegas (artista visivo).
Néstor García Canclini (antropologo).
Emilio Lezama (scrittore e analista politico).
Irene Tello Arista (columnist e attivista).
Erika Bárcena Arévalo (avvocata e antropologa).
Ximena Antillón Najlis (psicologa, specializzata in vittime di violenza).
Jacobo Dayán (accademico e attivista dei Diritti Umani).
Marcela Turati (giornalismo d'indagine).
Daniela Rea Gómez (giornalista).
Carlos Mendoza Álvarez (filosofo).
John Gibler (giornalista).
Javier Risco (giornalista).
Alejandro Grimson (antropologo).
Enrique Serna (romanziere).
Paul Theroux (scrittore).
Juan Villoro (scrittore).
Pablo González Casanova (sociologo e zapatista, non necessariamente in questo ordine).
Gilberto López y Rivas (antropologo).
Alicia Castellanos Guerrero (antropologa).
Magdalena Gómez Rivera (avvocata).
Bárbara Zamora (avvocata).
Margara Millán Moncayo (sociologa femminista).
Sylvia Marcos (psicologa e sociologa femminista).
Jorge Alonso Sánchez (antropologo).
Fernanda Navarro y Solares (filosofa).
Néstor Quiñones (artista grafico).
Raúl Romero (sociologo).
Rafael Castañeda (militante politico).
Luis Hernández Navarro (giornalista).
Carlos Aguirre Rojas (sociologo ed economista).
Sergio Rodríguez Lascano (militante politico).
Carlos González (avvocato e attivista nella lotta dei popoli originari).
Adolfo Gilly (militante politico, storico e analista).
Carolina Coppel (videasta).
Mercedes Olivera Bustamante (antropologa femminista).
María Eugenia Sánchez Díaz de Rivera (sociologa).
“Lengua Alerta” (musicista).
“Panteón Rococó” (musicisti).
“El Mastuerzo” (guacarockero).
“Batallones femeninos” (musiciste femministe).
“Los Originales de San Andrés” (musicisti zapatisti).
“La Dignidad y la Resistencia” (musiciste zapatiste).
Quando anche le/gli altr@ invitati (i cui nomi non sono indicati per proteggere le/gli innocent@) confermeranno la loro presenza, renderemo pubblico l'elenco completo, così come i giorni e l'ora degli interventi di ognuno.

L'indirizzo per registrarsi come escucha-vidente [spettatore – n.d.t.], media libero o prezzolato, è:
asistentesemillero@enlacezapatista.org.mx

(per favore, indicare nome, città, stato o paese, singolo o collettivo).

Come detto prima, che ci siate… o non ci siate, la questione è che guardiate, ascoltiate e pensiate.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
Per la Commissione Sexta dell'EZLN (sezione “Inviti e ovvietà)
SupGaleano.
Messico, marzo 2018

Traduzione “Maribel” – Bergamo

CONVOCAZIONE AL PASSO SUCCESSIVO NELLA LOTTA
SORELLE E FRATELLI, COMPAGNE E COMPAGNI DELLA CAMPAGNA E DELLA CITTA', DEL MESSICO E DEL MONDO:

Il Congresso Nazionale Indigeno (CNI), il Consiglio Indigeno di Governo (CIG), l'Associazione Civile “Llegó la hora del florecimiento de los pueblos” e l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, si rivolgono a individui, gruppi, collettivi e organizzazioni, popoli, quartieri, tribù e nazioni che, in Messico e in altri paesi, hanno fatto propria l'iniziativa di ottenere la registrazione della portavoce del CIG, María de Jesús Patricio Martínez, come candidata alla presidenza del Messico.

I dati duri e comprovati che abbiamo sono:

Firme ricevute dall'Istituto Nazionale Elettorale (INE): 281955. Di queste, 10624 sono state raccolte su carta, non attraverso l'applicazione digitale. Di esse, l'immensa maggioranza corrisponde ad assemblee comunitarie.
Secondo i criteri dello stesso INE, il 94.5% delle firme ricavate appaiono nella lista nominale.
Ausiliari: Registrati 14117, attivi 5704. Rispetto alla differenza tra registrati e attivi, 8413, a dicembre sono state inviate 5322 lettere a chi allora si era registrato come ausiliario ma che non aveva riportato alcuna firma, e hanno risposto 2137. Di questi, 1618 hanno spiegato di non poter contare su un cellulare adeguato, sia per l'applicazione dell'INE, sia per la fotocamera del cellulare.
Media di firme per ausiliario attivo: 49,43 (dati presi dalla pagina dei fratelli e delle sorelle di Cryptopozol, che hanno ricavato l'informazione dal 3 di novembre 2017 e fino al 24 e 26 febbraio del 2018, e che si possono consultare all'indirizzo https://criptopozol.github.io/avance_marichuy/)
Un conteggio approssimativo (non è preciso) di ausiliari per stato è il seguente:
Senza entità definita 4930

Aguascalientes 89
Baja California 251
Baja California Sur 69
Campeche 42
Chiapas 864
Chihuahua 188
Ciudad de México 3398
Coahuila 92
Colima 30
Durango 42
Estado de México 1070
Extranjero 105
Guanajuato 345
Guerrero 99
Hidalgo 179
Jalisco 1040
Michoacán 264
Morelos 274
Nayarit 63
Nuevo León 257
Oaxaca 242
Puebla 407
Querétaro 301
Quintana Roo 189
San Luis Potosí 197
Sinaloa 98
Sonora 149
Tabasco 48
Tamaulipas 69
Tlaxcala 94
Veracruz 367
Yucatán 151
Zacatecas 89
(Nota: il conto finale non coincide con gli ausiliari registrati perché, ci dicono, alcuni si sono registrati più di una volta, disperati perché l'INE non rispondeva loro secondo tempo e forma previsti).

  • -

Compagne e compagni, sorelle e fratelli:
Com'è evidente, non siamo riusciti a raccogliere il numero di firme necessarie per la registrazione di Marichuy come candidata alla presidenza.
Le spiegazioni e le valutazioni su questo fatto, pensiamo, devono essere prodotto di un'analisi seria e di una valutazione profonda.
Ottenere il numero di firme sufficienti ci avrebbe permesso di approfittare di quello spazio per continuare a dare visibilità ai popoli originari, ai loro dolori e alle loro lotte, segnalando allo stesso tempo il carattere criminale del sistema, per farci eco dei dolori e delle rabbie che pullulano in tutto il territorio nazionale, e per promuovere l'organizzazione, l'autogestione, la resistenza e la ribellione.

Non ci siamo riusciti, ma dobbiamo continuare la nostra strada cercando altre forme, metodi e modi, con ingegno, creatività e audacia, per ottenere quello che vogliamo.

La nostra scommessa non è mai stata per la presa del Potere, ma fu e sarà sempre per l'organizzazione autogestionaria, l'autonomia, la ribellione e la resistenza, per la solidarietà e il mutuo sostegno e per la costruzione di un mondo fatto di democrazia, libertà e giustizia per tutti.

L'iniziativa per costituire il Consiglio Indigeno di Governo e proporre la sua portavoce, Marichuy, come candidata alla Presidenza della Repubblica, lanciata dal Congresso Nazionale Indigeno, ha effettuato una tappa in più. La prima tappa è consistita nella decisione che prese il Quinto Congresso Nazionale Indigeno, nel suo XX° Anniversario, durante il mese d'ottobre del 2016, di sottoporre a consultazione in tutti i popoli e comunità l'iniziativa sopra descritta. La seconda tappa è consistita nella consultazione all'interno del CNI sull'iniziativa per costituire il CIG e nominare la sua portavoce tra i mesi di ottobre e dicembre 2016. La terza tappa è culminata nell'Assemblea Costituente del CIG e nella nomina, per consenso di detta Assemblea, della sua portavoce María de Jesús Patricio Martínez, nel mese di maggio 2017. La quarta tappa è consistita nella raccolta delle firme a favore della nostra portavoce Marichuy, processo che abbiamo appena concluso.

Il nostro camminare prosegue. E la differenza fondamentale con le tappe anteriori è che ora siamo più popoli originari che camminano insieme, e, COSA PIU' IMPORTANTE, ora siamo più persone, gruppi, collettivi e organizzazioni orientati a cercare in noi stessi e stesse le soluzioni che, lo sappiamo, non verranno mai dall'alto.

Questa tappa è stata caratterizzata dal coinvolgimento di più persone e settori, oltre i popoli originari e del CNI, in una lotta civile e pacifica, includente, per una causa giusta, con un orizzonte di trasformazione radicale della realtà che soffriamo tutte e tutti, con metodi legali, legittimi e onesti, e questo è qualcosa che non può dire nessuno dei membri della classe politica istituzionale.

Dinanzi al fatto indiscutibile che non abbiamo ottenuto il numero che, per legge, è necessario a continuare questa tappa, s'impone un'analisi e una valutazione che, com'è stato l'intero processo, sia collettiva, partecipativa, includente, onesta e verace.

Per tutto questo, e per altre cose per le quali non ci sono parole:

Primo: Ringraziamo di cuore tutte le persone che, in Messico e in altri paesi, hanno dato le loro firme. Ciascuna di esse è, per noi, un abbraccio e un'esortazione a continuare e a non abbatterci. Salutiamo tutte, tutti e ciascuno e, come risposta, riaffermiamo il nostro impegno a non mollare.

Secondo: Ringraziamo in maniera speciale chi, con o senza il ruolo di “ausiliari”, ha compreso lo scopo della nostra iniziativa, l'ha fatta propria e ha impegnato tempo, risorse e lavoro sulla strada di creare, crescere e consolidare l'organizzazione collettiva e comunitaria, per affrontare in migliori condizioni la tormenta che già soffriamo tutte e tutti.

Terzo: Sia l'Associazione Civile “Llegó la hora del florecimiento de los pueblos”, sia il Congresso Nazionale Indigeno e l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, hanno iniziato, a livello interno, un'analisi seria e una valutazione di questa tappa che si è conclusa.

Quarto: Pensiamo che questa analisi e la sua valutazione non spetti solo a noi. Consideriamo che, posto che si sia convertito in uno sforzo collettivo che ha superato ampiamente gli orizzonti dei popoli originari, si deve consolidare quanto realizzato e mantenere il suo desiderio di costruire un altro modo di fare politica.
Per questo
CONVOCHIAMO
Individui, gruppi, collettivi, organizzazioni, nazioni, tribù, popoli e comunità della campagna e della città, indigene e non indigene, in Messico e in altri paesi, che si sono impegnati e hanno affrontato, col lavoro, la dedizione e l'onestà questo processo:
Perché facciate un'analisi e una valutazione, prendendo in considerazione gli obiettivi che il CNI e il CIG hanno reso pubblici a suo tempo, e, soprattutto, considerando gli obiettivi che voi stessi vi siete tracciati, e che ce le inviate al seguente indirizzo di posta elettronica:
valoraciones@congresonacionalindigena.org
Diciamo anche che, in forma parallela a queste analisi e valutazioni, la AC “Por el Florecimiento de los Pueblos”, il Congresso Nazionale Indigeno, il CIG e le sorelle e i fratelli zapatisti, inviteranno chi si è coinvolto in questo processo a una serie di attività pubbliche e aperte, per dare continuità a questa lotta che, lo sappiamo, è appena all'inizio. Queste attività saranno rese note a suo tempo da parte dei convocanti.
Vi invitiamo anche a realizzare, di propria iniziativa e secondo i vostri criteri, modi e tempi, attività di analisi e valutazione di quel che succede in Messico e nel mondo. Perché,come hanno detto più e più volte il CIG e la sua portavoce Marichuy, il nostro orizzonte non termina il 1 luglio del 2018 né si circoscrive solo al Messico.
La resistenza, la ribellione e l'impegno a costruire un mondo che contenga molti mondi è internazionale e non si limita né con i calendari né con le geografie di chi dall'alto ci sfrutta, ci disprezza, ci deruba e ci distrugge.
Messico, marzo 2018
MAI PIU' UN MESSICO SENZA DI NOI
MAI PIU' UN MONDO DI MORTE E DISTRUZIONE

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO
CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO
“LLEGO LA HORA DEL FLORECIMENTO DE LOS PUEBLOS”, A. C.
ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Traduzione a cura dell'Associazione Ya Basta! Milano


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